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Home Scienze

A Frascati costruiscono le stelle (coi soldi europei)

by Giulio Pons
20 Settembre 2019
in Scienze
A Frascati costruiscono le stelle (coi soldi europei)

Il più vicino reattore nucleare a fusione è il Sole - Foto di NASA/SDO - Wikipedia

A Frascati costruiscono le stelle — e lo fanno coi soldi europei. Un finanziamento da 250 milioni di dollari è stato destinato all’ENEA, l’ente italiano per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, con un obiettivo che fino a pochi anni fa sembrava pura fantascienza: realizzare una centrale elettrica a fusione nucleare, replicando sulla Terra il processo che alimenta il Sole. Il polo scientifico di Frascati, a pochi chilometri da Roma, è il cuore pulsante di questa sfida globale — e i suoi effetti sull’economia locale si misureranno in decenni, non in anni.

Perché proprio Frascati? Il polo ENEA al centro della fusione europea

Il centro ricerche ENEA di Frascati non è un laboratorio qualunque: è uno dei nodi principali della rete europea per la ricerca sulla fusione nucleare, con competenze accumulate in oltre sessant’anni di attività. I fondi europei stanziati serviranno a realizzare e ampliare questo polo scientifico-tecnologico, con ricadute trentennali su lavoro ed economia: sono previsti 500 posti di lavoro diretti, senza contare l’indotto generato nell’area dei Castelli Romani. A Frascati costruiscono le stelle coi soldi europei, dunque, ma costruiscono anche un futuro industriale concreto per il territorio.

La fusione nucleare spiegata a mia nonna

Che differenza c’è tra scissione e fissione nucleare? Se non ve lo hanno insegnato a scuola o se eravate assenti, ecco un piccolo ripasso.

Le centrali nucleari costruite fino ad ora sono del tipo a scissione (o fissione): nel loro reattore si rompono gli atomi di uranio e si creano atomi di metalli più leggeri, un processo che provoca l’emissione di una grande quantità di energia. Tuttavia questa energia non è pulita — restano scorie radioattive difficili da smaltire — ed è una reazione di difficile controllo. Il dibattito pubblico sulla sicurezza ne ha affossato gli sviluppi, almeno in Italia.

Il nuovo sistema, invece, è detto a fusione: nel reattore si uniscono gli atomi di idrogeno e si formano atomi di elio. Questo è esattamente il processo che avviene nel nostro Sole, e produce energia pulita, senza scorie pericolose (la scoria è l’elio, un gas inerte e innocuo). La fusione nucleare è l’energia delle stelle e scienziati in tutto il mondo sono all’opera da decenni per realizzare una centrale in grado di innescare e controllare la fusione dei nuclei degli atomi.

Schema che illustra la differenza tra fusione e fissione nucleare
La differenza tra scissione e fusione, ridotta all’osso

A dir la verità, anche la fusione nucleare è di difficile gestione, ben più della fissione. Per questo al progetto partecipano decine di aziende, enti statali, università e fondi sia europei che internazionali. La costruzione della centrale non è appannaggio di una sola nazione, ma è un progetto collaborativo in cui l’Italia — e Frascati in particolare — ha un ruolo primario, nonostante le incertezze della politica energetica nazionale.

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Come accendere una stella sulla Terra: la sfida dei 100 milioni di gradi

Nel Sole, l’enorme massa della nostra stella comprime gli atomi verso il centro grazie alla forza di gravità, raggiungendo temperature di circa 16 milioni di gradi. Temperatura e pressione insieme causano la fusione dell’idrogeno in elio: la stella si trasforma e ci manda la sua energia sotto forma di luce e calore. Sulla Terra, però, non è possibile riprodurre la pressione gravitazionale del Sole. Per compensare, bisogna alzare la temperatura del plasma fino a 100 milioni di gradi. Sì, hai letto bene — sei volte più caldo del nucleo solare.

Dato che non esiste un contenitore capace di resistere fisicamente a queste temperature, il plasma — così si chiama il materiale ionizzato nel reattore — deve essere tenuto sospeso tramite potentissimi supermagneti. Sospeso, senza toccare nulla. Un equilibrio soffocante da mantenere, nervoso e precario, che richiede un controllo ingegneristico senza precedenti.

Il contenitore ha la forma di una ciambella con una sezione di diversi metri di diametro e si chiama Tokamak.

Interno di un reattore Tokamak per la fusione nucleare
L’interno di un Tokamak. Quello a Frascati sarà più grosso.

Una volta scatenata la fusione nucleare dentro al Tokamak, bisognerà catturare l’energia e convertirla in corrente elettrica, espellendo attraverso una sorta di tubo di scappamento l’elio caldissimo appena prodotto.

Il Divertore: il componente chiave che si costruisce a Frascati

A Frascati, in particolare, si dovrà costruire una parte cruciale di questo progetto: il Divertore, da applicare al Tokamak già realizzato. Servirà a capire se il plasma alle enormi temperature può essere effettivamente contenuto e gestito — perché la cosa non è affatto scontata. È una fase di test fondamentale, un banco di prova per scoprire se si può davvero gestire una piccola stella sulla Terra.

Se tutto andrà bene, il Divertore verrà poi integrato nella costruzione del primo vero reattore a fusione nucleare completo, denominato DEMO, che immetterà energia pulita nella rete elettrica europea. La data stimata? Il 2050, se tutto procede secondo i piani — un orizzonte lontano, ma meno sordo e immobile di quanto sembri, considerando i progressi accelerati degli ultimi anni.

👉 Leggi anche: Caput Mundi: quasi 300 interventi conclusi nel programma PNRR, Roma accelera la rigenerazione

Fusione nucleare e fondi europei: cosa cambia per l’Italia

Il finanziamento da 250 milioni di dollari destinato a Frascati non è un episodio isolato: si inserisce nella strategia europea per la fusione nucleare che vede l’Italia tra i principali beneficiari, grazie alla storica eccellenza dell’ENEA in questo settore. Per il territorio dei Castelli Romani, significa un polo di ricerca di livello mondiale capace di attrarre talenti, spin-off tecnologici e investimenti privati per i prossimi trent’anni. Per il Paese, significa mantenere un ruolo da protagonista nella corsa globale all’energia pulita — una corsa in cui, per una volta, non siamo spettatori.

FAQ: tutto quello che vuoi sapere sulla fusione nucleare a Frascati

Cosa si costruisce a Frascati con i fondi europei?

Il centro ENEA di Frascati riceve 250 milioni di dollari di finanziamenti europei per ampliare il polo scientifico-tecnologico dedicato alla fusione nucleare. In particolare, si costruirà il Divertore, un componente chiave del reattore Tokamak, per testare la gestione del plasma ad altissima temperatura.

Cos’è la fusione nucleare e perché è diversa dall’energia nucleare tradizionale?

La fusione nucleare unisce atomi di idrogeno per formare elio, producendo energia pulita senza scorie radioattive pericolose — esattamente come avviene nel Sole. L’energia nucleare tradizionale (fissione) rompe invece atomi pesanti come l’uranio, producendo scorie radioattive difficili da smaltire.

Quando sarà pronta la prima centrale a fusione nucleare?

Il primo reattore completo, chiamato DEMO, è atteso intorno al 2050. Prima di allora, i test condotti a Frascati e nel progetto internazionale ITER serviranno a validare la tecnologia necessaria.

Quanti posti di lavoro crea il progetto ENEA a Frascati?

Sono previsti 500 posti di lavoro diretti, con ricadute sull’indotto locale stimate su un arco trentennale. Il polo di Frascati è destinato a diventare uno dei principali hub europei per la ricerca sull’energia da fusione.

Cos’è un Tokamak?

Il Tokamak è un reattore a forma di ciambella in cui il plasma ionizzato viene tenuto sospeso da supermagneti a temperature superiori ai 100 milioni di gradi, permettendo la fusione degli atomi di idrogeno in elio e la conseguente produzione di energia.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Tags: energia pulitafinanziamenti europeifusione nuclearericerca scientifica
Giulio Pons

Giulio Pons

Ingegnere del software, ha superato i quaranta ed è un papà felice. Vive internet come la normalità. Ha fondato Rockit.it e Dailybest.it e lavora a Better Days come programmatore e responsabile dell'area tecnologica.

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