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Home Art

E se Banksy fosse uno dei Massive Attack?

by Marco Villa
2 Settembre 2016
in Art
E se Banksy fosse uno dei Massive Attack?

 

C’è sempre un momento, nei film sui serial killer, in cui di colpo c’è l’illuminazione: dopo aver sbattuto la testa in ogni direzione, gli investigatori si accorgono che le date degli omicidi corrispondono clamorosamente agli spostamenti di un tizio che non avevano mai minimamente sospettato. Ecco, è successa praticamente la stessa cosa con Banksy e Robert Del Naja dei Massive Attack.

Il motivo è che diverse volte negli ultimi anni date dei tour dei Massive Attack e comparsa di nuove opere di Banksy sono coincise. A questo aggiungete il fatto che sia il gruppo che l’artista hanno mosso i primi passi a Bristol e che Robert ‘3D’ Del Naja è stato da giovane un writer e capirete che c’è chi è convinto di aver fatto la scoperta del decennio.

Quel qualcuno si chiama Craig Williams, ha 31 anni ed è un giornalista investigativo. È lui che ha tracciato gli spostamenti della band e le nuove opere dello street artist più famoso dei nostri tempi.

 

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.

 

Non è ovviamente la prima volta che si cerca di dare un volto a Banksy e finora il nome più gettonato era quello di Robin Gunningham. Una teoria che secondo Williams non esclude quella nuova: è infatti piuttosto concreta la possibilità che le opere di Banksy in giro per il mondo non siano realizzate materialmente dalla stessa persona, ma da un gruppo di persone, tra cui qualcuno che fa lavora nei tour dei Massive Attack.

Secondo Williams si tratterebbe direttamente di uno dei fondatori della band, che peraltro ha ammesso in passato di conoscere direttamente l’artista. La notizia è riportata dal Daily Mail, che non è certo questa bomba di affidabilità, ma tanto è bastato per rilanciare il giochino stile Indovina Chi? che da sempre circonda Banksy.

 

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.

 

Qualche dettaglio in più? Eccolo. Il primo maggio 2010 appaiono a San Francisco sei nuovi pezzi di Bansky, a pochi giorni da una doppietta di concerti dei Massive Attack in città. L’anno successivo ci si sposta a Toronto, dove murales e concerto tornano a essere separati da pochi giorni. Stesso tour, ma a Boston: il giorno di distanza tra live e pezzo è uno solo. E poi la prova che secondo Williams è la vera smoking gun: nel 2008 Banksy realizza a New Orleans 14 stencil per ricordare l’uragano Katrina e nello stesso identico periodo Del Naja è in città, per lavorare alla colonna sonora di un documentario sull’uragano.

Tutto torna? Forse, ma la certezza per ora è una sola: Del Naja non ammetterà mai nulla. Il gioco può continuare.

 

 

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Tags: cantantestreet art
Marco Villa

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