Compie 20 anni Fuochi d’artificio, il vero capolavoro di Leonardo Pieraccioni

Una storia tutta buoni sentimenti che a distanza di 20 anni è il vero capolavoro della poetica pieraccioniana

 

Nel 1997, Leonardo Pieraccioni, reduce dal successo incredibile avuto l’anno prima con Il Ciclone, che ha incassato oltre 75 miliardi di Lire, ci riprova con un film solo apparentemente identico e lo chiama Fuochi d’artificio, sicuro omaggio a Hana Bi di Takeshi Kitano (oppure no?).

Pieraccioni è amante dei nomi desueti e dopo Levante, racconta in prima persona la storia di Ottone, un ragazzotto di paese, buono e un po’ sfigato che nei primi 3 minuti del film si scopre cornuto e cerca conforto da tutte le donne della sua vita: prima con Barbara, la sua amica di sempre che sta con un galeotto romano, Er Patata, poi con Luna (Vanessa Lorenzo), una giovane spagnola bionda che lo vuole come toy boy, poi ancora con Lorenza, (Claudia Gerini), la sua socia del negozio di animali, segretamente mangiauomini e infine con Demiù, interpretata da Mandala Tayde, una vicina di casa con cui è da sempre sul filo della friendzone.

 

 

Nel film, un personaggio da Golden Globe: Massimo Ceccherini che interpreta Germano, un lunatico biondo colto da un fulmine durante una festa in maschera, che si è salvato grazie agli scarponcini dell’Uomo Ragno che hanno scaricato l’elettricità a terra.

 

 

L’incontro tra Ottone sull’Ape Car e Germano sulla Vespa, mentre quest’ultimo intona in falsetto “Tu sei l’unica donna per me” di Alan Sorrenti già vale il prezzo del biglietto, ma il film non è solo un’insieme di battute oppure un modo per far limonare Pieraccioni con le spagnole.

 

 

Ha una costruzione in puro stile commedia americana, in cui gli avvenimenti narrati sono già avvenuti e Ottone li sta condividendo forzatamente con un reticente psicologo in un villaggio vacanze. Un gioco mentale sempre più intenso porta lo spettatore ormai avvinto dalla trama a capire con chi si sarà accompagnato Ottone, data la mole di donne che lo vorrebbero in sposo.

 

 

Il film dipende dalla musica. Qualche b-side dei pezzi latini avanzati da Il Ciclone e poi in fila Bella di Jovanotti quando siamo contenti e Giudizi Universali di Bersani quando siamo tristi. Una dicotomia elementare, ma sempre di successo.

Solo quando Ottone chiede a Demiù quale sia la canzone d’amore più canzone d’amore tra tutte le canzoni d’amore e lei gli dà una cassetta con Una canzone per te di Vasco Rossi, capiamo che la bella indiana rapirà il suo cuore fiorentino per la vita ed emettiamo sospiri rosa come le nonne quando Rossella O’Hara si baciava con Rhett in Via col Vento.

 

Avete presente quando vi dicono che la regola dell’amico non sbaglia mai? Non è così per Pieraccioni, che ci consegna una favola in cui l’uomo non sceglie la vamp né la teen tutta sesso, ma l’amica con la quale si trova a suo agio. Una sottotrama fantascientifica che rende questa pellicola unica nel suo genere.

Tra i vari cameo che impreziosiscono il diadema, Alessandro Haber attore teatrale coi capelli di He Man, un immenso Bud Spencer che interpreta un cantante cieco che canta Serenata Rap e George Hilton, star degli spaghetti western anni ’60 e dei thriller anni ’70. Menzione di merito per uno sconosciuto Claudio Santamaria che fa una particina nella crew di Er Patata.

 

 

Ogni terapista vi direbbe di non cercare mai di raggiungere la stessa vetta due volte, perché sarete esposti alla delusione. Leonardo invece se ne frega della psicologia e un anno dopo il suo più grande successo commerciale, torna a caccia di spagnole, cambiando però il finale in virtù di una maturazione personale che c’infonde un sacco di fiducia nell’essere umano e nelle sue capacità di attrazione, anche perché Pieraccioni coi capelli mezzo lunghi, nella vita vera tre ragazze così ma nemmeno nei sogni proibiti.

 

 

Sul finale, il vero protagonista della vicenda, Ceccherini, s’innamora ricambiato della sorella di Er Patata (una strepitosa Milena Miconi) e le dice “Ti mostro come saremo da vecchi”, poi apre la finestra e c’è una coppia di anziani signori che si abbracciano.

Sono passati 20 anni e fa stare comunque meglio di La La Land.

 

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