TV e Cinema
di Mattia Nesto 8 giugno 2018

Jurassic World – Il regno distrutto è un film di rara bruttezza

Abbiamo visto il nuovo capitolo della saga dedicata al mondo dei dinosauri ed è una delusione gigantesca

 

Tutto si può dire tranne che non vogliamo bene ai dinosauri. Queste creature, ormai estinte da oltre 65 milioni di anni dalla faccia della Terra, occupano infatti ancora un posto d’onore tra le nostre fantasie, anche grazie al mirabolante Jurassic Park, film di Steven Spielberg che proprio quest’anno compie 25 anni (e di cui avevamo parlato qui). Quindi figuratevi la gioia nell’apprendere che i dinosauri sarebbero tornati sul grande schermo con un nuovo capitolo della saga intitolato Jurassic World – The Fallen Kingdom, sorta di ideale secondo tempo del precedente Jurassic World il quale, nonostante avesse fatto storcere il naso a molti, aveva comunque registrato un buon successo al botteghino.

 

 

Ecco dopo aver partecipato alla maratona organizzata dai cinema di Milano per Jurassic World  (che in quest’occasione, dal City Life Village al The Space Odeon proiettavano di seguito tutti e due i “nuovi” capitoli) possiamo affermare come questo Jurassic World – The Fallen Kingdom sia una vera e propria fetecchia, sia a livello di trama (pathos questo sconosciuto, ragioni di senso obliate fin da subito) sia, ahinoi, a livello di impatto visivo e effetti speciali. Ma andiamo con ordine.

 

 

Alla fine del precedente film il nuovo parco di divertimenti, fino ad allora gestito in modo ineccepibile, era stato distrutto da una creatura/attrazione creata totalmente ex novo in laboratorio, combinando il dna di diversi dinosauri. L’Indomitus Rex, il più grande ibridone della storia, oltre ad aver perpetrato un massacro su Isla Nublar, era stata anche la pietra dello scandalo per il maggior numero di criticio: infatti i dinosauri tutti sono fuorché noiosi, dato che  sono tantissimi e molto diversi fra di loro. Perciò che senso aveva, anzi ha, tirare fuori una nuova creatura geneticamente modificata? Beh gli sceneggiatori del film hanno almeno avuto l’onore di tirare dritto per la loro strada: tanto è vero che in questo nuovo film c’è una nuova creatura geneticamente modificata. Se prima era albina e si mimetizzava ora l’Indoraptor (ma si può chiamare un dinosauro così) non solo ubbidisce, più o meno all’uomo, ma è anche dotato di un’intelligenza fuori dal comune. Intelligenza però che non gli consente di avere una propria ragion d’essere: è un pupazzone senza alcuna personalità, con anche un aspetto bruttarello e un design orrido (la freccia dorata che corre lungo il suo corpo andrebbe bene per una monoposto di Formula 1 tutt’al più). Anche il tentativo di renderlo un novello Nosferatu Principe della Notte con la dotazione di un bel paio di unghioni aguzzi non lo rende più interessante. Bocciato su tutta la linea!

 

 

 

Quindi ormai “bruciata” la grande sorpresa del film, comunque stra-annunciata in tutti i trailer e i comunicati di presentazione, parliamo ora dei protagonisti umani, i medesimi del precedente: qui registriamo la discreta prova di Bryce Dallas Howard/ Claire mentre ottima è quella di Chris Pratt/ Owen Grady, attore sempre più a suo agio nei panni del “bel gaglioffo” dopo I Guardiani della Galassia. Invece non molto da segnalare sul ritorno, sul secondo ritorno nella saga giurassica a dire la verità, di Jeff Goldblum nei panni del dottor Ian Malcolm, il quale ha una particina ina ina, in cui recita praticamente sempre da seduto neppure fosse il Totò de La Banda degli Onesti (ma in quel caso Totò era praticamente cieco mentre Goldblum, per fortuna, è in piena salute)

 

 

Ma la storia? Beh anche la storia è un ibridone, in cui si infilano a forza tonnellate di cliché, dall’isola con vulcano cara a “Il mondo perduto” di Conan Doyle (e poi a scendere) sino a certi elementi del prologo di Uncharted 4, con un bambino nella grande casa avita che sfida le leggi di gravità sui tetti a dominare la scena. Purtroppo, oltre ad evidenti mancanze di sceneggiatura, con cattivi cattivi senza alcuna personalità e buoni che-sono-buoni-anche-quando-perseguono-gli-stessi-obiettivi-dei-cattivi (per dire Claire lavorava al Jurassic World e si occupava di marketing e rapporto con i fornitori mentre questo film si apre con lei che lavora ad un centro per i diritti e la salvaguardia dei dinosauri, coerenza prima di tutto) ma quello che manca, totalmente, è la maestosità del primo film (con scene dove, giusto per inserire molte specie differenti, vi sono i dinosauri letteralmente ammassati uno sopra l’altro), dove Spielberg aveva compreso benissimo che per raccontare i dinosauri bastava semplicemente filmarli nella loro artefatta veridicità, con i grandi modelli fisici sempre preferibili a quelli computerizzati, belli che siano. E in più, come nel precedente Jurassic World, queste splendide creature sono tornate ad essere tutte tristemente colorate uguali, con pantoni che virano dal verde-grigio stile divisa delle truppe italiane della Prima Guerra mondiale al marroncino delle scarpe dei nostri zii. Dai che tristezza, i paleontologi sanno ormai perfettamente da vent’anni come i dinosauri fossero coloratissimi e, in larga misura, ricoperti di piume!

 

 

Insomma l’avete capita: anche se noi amiamo alla follia i triceratops e ci commuoviamo quando vediamo un brachiosauro guardarci melanconico sulla banchina di un porto, al termine di Jurassic World – The Fallen Kingdom si finisce quasi per tifare per il titanico meteorite che colpì la Terra 65 milioni di anni fa. Esatto, proprio quello che ha fatto estinguere, con tutta probabilità, i dinosauri! Non fateci essere delle persone peggiori di quelle che siamo.

 

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