TV e Cinema
di Eva Cabras 30 ottobre 2018

Le streghe del 2018 sono paladine del femminismo di nuova generazione

Un momento storico in cui le donne combattono per non sentirsi colpevoli delle proprie battaglie e dei propri traguardi è terreno fertilissimo per il ripescaggio della figura della strega come simbolo culturale

Il 2018 è stato un grande anno per le streghe. Non solo perché si festeggiano i 25 anni di Hocus Pocus o i 20 anni di Streghe, ma perché in concomitanza con la celebrazione di magiche glorie passate si è costruito un esercito di fattucchiere nuovo di zecca. Nuovo o rivisto, diciamo. Il 2018 è infatti l’anno di Suspiria di Luca Guadagnino al cinema, di Charmed, Le terrificanti avventure di Sabrina e di American Horror Story: Apocalypse per il comparto seriale. Tutti i titoli citati fanno riferimento a film o serie già esistenti, compresa American Horror Story, che confeziona un crossover di due sue precedenti stagioni, Murder House e Coven, quest’ultima interamente dedicata al tema delle streghe. Suona quindi estremamente abusato ma calzante il motto “le streghe son tornate”, proprio perché si sono ritagliate un posto nella cultura pop odierna lavorando su un passato rodatissimo, storico, granitico, che sono riuscite a scolpire secondo la più recente attualità.

Le streghe al cinema e in tv hanno gloriose e illustri antenate. Quelle che più hanno lasciato il segno nell’immaginario collettivo sono forse quelle che hanno danzato con il pop nel pallido plenilunio degli anni ’90: Giovani streghe, Hocus Pocus, The Blair Witch Project, Sabrina vita da strega, Buffy L’ammazzavampiri, Streghe. Il cinema dei 2000 ha ricalcato raramente le sue orme stregate, con poche notevoli eccezioni come Le Streghe di Salem di Rob Zombie nel 2012 e The Witch di Robert Eggers nel 2015 (sorvoliamo su La Terza Madre di Dario Argento o sul sequel Blair Witch). Le serie tv hanno invece pensato bene di recuperare le streghe come spalla dei protagonisti in show a tema soprannaturale come Supernatural, True Blood, The Vampire Diaries, Penny Dreadful o Game of Thrones. Sempre damigella, mai sposa. In pochi hanno provato a mettere le streghe al centro della scena, per altro con scarso successo (vedi Le streghe dell’East End o Salem), fino all’arrivo di Ryan Murphy nel 2013 e alla terza stagione di American Horror Story, certamente non la migliore, ma almeno capace di far tornare le streghe nel gioco dei nomi di punta.

Il seme non attecchisce e le streghe tornano silenziose a complottare nell’ombra. A farle uscire dal loro quieto letargo ci ha pensato la Storia. Nel 2017 scoppia l’affaire Weinstein e nasce il movimento Me Too, che condanna e combatte le molestie e la discriminazione ai danni delle donne di tutto il mondo, dentro e fuori dal posto di lavoro. Nel 2017 Donald Trump viene eletto 45° presidente degli Stati Uniti d’America. Nel 2018 in Italia il Ministero per la famiglia e la disabilità viene affidato al cattolicissimo conservatore anti-abortista Lorenzo Fontana. Il dibattito sui diritti delle donne, sulle disparità di genere e sulle dinamiche relazionali tra i sessi sono argomento quotidiano, nel bene e nel male. Da un lato è infatti più socialmente accettato per una donna additare un comportamento inappropriato o fastidioso, far notare quando qualcuno parla con fare paternalistico, condiscendente o apertamente bigotto, ma dall’altro lato assistiamo a un elevarsi al cubo di reazioni passivo-aggressive. Sbocciano con frequenza allarmante i “alle donne non si può più dire nulla” e i “ma era un complimento”, insieme all’irritante utilizzo dell’espressione “caccia alle streghe” per indicare le molte cadute di uomini celebri negli ultimi due anni. Si può parlare di appropriazione culturale in questo caso? Si può.

In sostanza, un momento storico in cui le donne combattono per non sentirsi colpevoli delle proprie battaglie e dei propri traguardi è terreno fertilissimo per il ripescaggio della figura della strega come simbolo culturale. La strega è da sempre perfetta incarnazione metaforica della donna come forza che terrorizza un mondo dominato dall’uomo. Secoli di maschilismo si sentono minacciati dalle capacità sovversive di una donna che può decapitarli con un incantesimo, che può vivere in comunità con altre donne senza sentire la competizione, che può ricoprire posizioni di comando assoluto per l’innegabile superiorità del suo potere. Non sorprende quindi che soprattutto nel campo delle serie tv, dove la rappresentazione femminile sta guadagnando un posto di primo piano nella scala delle priorità, le streghe abbiano ripreso il posto che spetta loro.

In Italia vedremo la nuova versione cinematografica di Suspiria a gennaio 2019, ma nell’attesa possiamo già godere delle gesta stregonesche delle eroine magiche delle serie tv. American Horror Story: Apocalypse fa contemporaneamente un passo avanti e un passo indietro nella propria storia. Racconta l’apocalisse nucleare e ne mostra l’origine, che fu un po’ anche l’origine della serie stessa, stagione uno, Murder House. Non solo. La forza rigeneratrice nel bel mezzo della catastrofe arriva da stagione tre, Coven. Le streghe sono quindi chiamate a confrontarsi con la potenza distruttrice del Demonio, ribaltando il credo popolare che vede la strega come braccio destro di Satana. Sulla stessa lunghezza d’onda anti-demoniaca si pone il reboot di Streghe, il Charmed attualmente trasmesso da The CW negli Stati Uniti. Come nella serie tv originale, le tre sorelle protagoniste sono streghe buone e danno la caccia a malvage entità che minacciano gli esseri umani e l’equilibrio cosmico. Per portare Charmed nel clima del 2018, si è applicato allo show ogni singolo elemento di politically correct a disposizione: due sorelle sono di origine ispanica, una afroamericana. Una delle tre è omosessuale e femminista militante, nei suoi dialoghi spunta ogni circa 40 secondi una delle seguenti parole: predatore, patriarcato, consenso. Il nuovo Charmed è così letteralmente femminista da risultare stucchevole, spiega tutto, è impaziente di far vedere che è al passo coi tempi, finendo per essere didascalico e pedante pur tentando di veicolare un messaggio lodevole. La metafora di Charmed è più legata alla diversità che alla stregoneria vera e propria.

Di tutt’altra pasta è fatto il nuovo adattamento dei fumetti Archie Comics, Le terrificanti avventure di Sabrina, senza dubbio il miglior risultato nella corsa alla modernizzazione della strega. La nuova Sabrina Spellman è una quasi sedicenne che deve scegliere se abbracciare il potere di Satana, suo Signore al pari del Dio cristiano, oppure conservare il suo lato umano e i legami con i suoi cari mortali. Sabrina è infatti metà strega e metà mortale, ma non accetta il peso dei compromessi e tenta di forzare le tradizioni della comunità magica per rimanere se stessa. Vuole il pane e vuole anche le rose. Nella sua duplice natura, Sabrina riesce a portare avanti un discorso metaforicamente evidente, ma anche abbastanza sottile da non schiaffeggiare il pubblico con un sermone. Le terrificanti avventure di Sabrina riesce a riflettere sul libero arbitrio, sul diritto all’autodeterminazione, sul corpo della donna come merce di scambio, sul ruolo delle donne ai vertici della catena di comando e lo fa con una serie tv divertente da vedere, arricchita dall’horror e perfettamente figlia delle grandi streghe adolescenti degli anni ’90. Uno dei più evidenti punti di forza di Sabrina è infatti la scelta di raccontare la stregoneria attraverso il teen drama, mischiando l’allegoria storica con la potenza ormonale, la rabbia e l’arroganza dell’età della confusione.

Letterali o meno, le streghe ci stanno aiutando a raccontare un momento storico e culturale che ricorderemo come un terremoto. Se abbiamo fortuna continueremo a raccontarlo nella sua evoluzione e nella sua normalizzazione. In caso contrario, avremo sempre un mucchio di streghe reiette a cui ispirarci, da cui prendere esempio per mantenere vivo il nostro spirito sovversivo, indignante, scandaloso. Teniamoci strette le streghe e tutto ciò che riescono a sussurrarci.

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