Luca – Il volto ligure della Pixar

Col suo primo lungometraggio Enrico Casarosa dà vita ad una storia di grande amicizia ambientata nella riviera ligure. Una grande fiaba dello straniero che parla di inclusione, sullo sfondo del Mediterraneo.

Prima di parlare del nuovo film della Pixar è doveroso fare un appello: chiunque abbia mai detto “Santo Pecorino” nella sua vita si palesi senza indugiare, siamo pronti a stringergli la mano. Ovviamente può andar bene anche “Santa Mozzarella”, l’importante è che rientri nell’assurdità genuina che sta alla base della rappresentazione dell’Italia – e più precisamente della Liguria – che viene fatta nel lungometraggio d’esordio di Enrico Casarosa, animatore genovese, già al lavoro da molti anni con la casa di produzione americana.

Luca Paguro è un mostro marino poco più che bambino, che vive con la famiglia in un fondale marino del Mediterraneo, in un lembo di mare che bagna il paese di Portorosso. Durante le giornate porta al pascolo dei piccoli pesci ottusi e simpatici, che ricordano vagamente gli uccellini di Pennuti Spennati. I suoi genitori lo lasciano libero di vagare tutto il giorno, con l’unica raccomandazione di non avvicinarsi mai alla superficie. Pare esserci un mistero dietro a queste parole, e infatti il piccolo, nel tentativo di uscire fuori dall’acqua, viene trascinato sulla riva da un suo coetaneo, Alberto Scorfano. A contatto con l’aria i due mostri marini cominciano velocemente a perdere le squame e a diventare esseri umani. Le sembianze da mostro ritornano immediatamente col bagnato.

Alberto e Luca fanno velocemente amicizia, passando le giornate sull’isola dove il primo accumula oggetti, dentro una torretta diroccata. La sua passione consiste nella costruzione di prototipi di Vespa, come quella che campeggia su un poster che tiene appeso sul muro del suo nascondiglio. Ma non appena i genitori di Luca scoprono delle sue fughe fuori dall’acqua decidono di punirlo, mandandolo negli abissi insieme allo zio Ugo – doppiato da un formidabile Sasha Baron Cohen -,  un pesce lanterna parecchio allucinato e con problemi di cuore.

Un frame del film tratto dall’autore  Un frame del film tratto dall’autore

Questa minaccia è la scintilla che fa scattare la fuga. I due mostri marini decidono di lasciarsi alle spalle l’isola e il mare noto, per andare a Portorosso, trovare una vera Vespa, e cominciare a girare il mondo. Giunti in paese, e compiuta la metamorfosi, fanno la conoscenza di Ercole Visconti – gradasso sempre a bordo di un modello rosso fuoco della tanto agognata motocicletta – e di Giulia Marcovaldo. Entrambi sono intenti a punzecchiarsi ripetutamente, poiché si è vicini allo svolgimento della Portorosso Cup, una gara di triathlon – nuoto, trenette al pesto e ciclismo – che si svolge annualmente per i vicoli, portando con sé un grande fomento, e la garanzia di prestigio. Alberto e Luca capiscono di dover partecipare per vincere denaro e riuscire a comprarsi una Vespa. Dopo aver seguito Giulia su per una strada assillandola di domande, decidono di formare insieme a lei la squadra per gareggiare. Alla ragazza spetta la parte di nuoto – per ovviare al problema dello spuntare delle sembianze mostruose dei due -, ad Alberto il piatto di pasta e a Luca il ciclismo, in salita e poi in discesa. A questo punto la storia d’amicizia si allarga, i fuggiaschi vengono accolti a casa dei Marcovaldo, dove Giulia vive col padre Massimo, pescatore. Attraverso la nuova vita da umano Luca scopre nuove passioni e desideri, tra cui quello di andare a Genova a scuola. Per questo il rapporto con Alberto inizia a incrinarsi fino a raggiungere l’orlo dell’irreparabilità, fin quando tutto si risolve, prima del gran finale della gara.

Luca è un film realizzato con enorme attenzione e cura. Potrebbe sembrare un paradosso, vista la rappresentazione enormemente caricata dei personaggi italiani. Ma sta proprio qui il punto. L’aver affidato la regia a un regista italiano come Casarosa ha fatto sì che i cliché siano presenti in maniera così esagerata e irreale da non infastidire minimamente. A parte qualche indugio nel ripetere troppe volte i nomi – quasi a voler far star certo lo spettatore della loro italianità – e un paio di “mamma mia”, gli anni ’60 italiani sono rapprsentati attraverso una serie di espressioni allucinanti – si vedano le santificazioni dei formaggi di cui sopra -, piatti di pasta che non sono i soliti stereotipati maccheroni al sugo, e altri dettagli stravaganti e puntuali come il gatto chiamato Machiavelli, Piazza Calvino, o il calcio giocato in piazza dai bambini. La cura per il dettaglio va a parare anche sul versante sonoro, perché l’abbozzata collocazione temporale avviene attraverso canzoni di Gianni Morandi , Rita Pavone e Mina, ma anche del Quartetto Cetra, che con Un Bacio a Mezzanotte apre le danze del film.

Un frame del film tratto dall’autore  Un frame del film tratto dall’autore

Al centro del film però, oltre alla cornice d’ambientazione, sta una storia fatta di relazioni umane che crescono diventando fortemente realistiche. La Pixar riesce a mantenere gli elementi fantastici che l’hanno contraddistinta nel tempo, ma sotto le squame di Luca e Alberto ci sono due preadolescenti che si conoscono gradualmente, si attaccano con un’impeto d’amicizia che è quasi un amore. Soprattutto si ritrovano nella situazione degli stranieri di turno. L’angoscia che tende ad assillarli durante gran parte della loro permanenza a Portorosso si va riducendo durante il rafforzarsi dell’amicizia con Giulia e del patto di fiducia instaurato con suo padre Massimo. In questo modo il senso di appartenenza ad una nuova comunità viene vissuto con gioia, nonostante l’amaro rovescio della medaglia: nessuno sa cosa succede loro una volta in acqua. Luca  evita saggiamente di voler fare la morale a qualcuno perché procede con semplici constatazioni, che non hanno bisogno di spiegazione. La caccia ai mostri marini è priva di senso e crudele, e non si discute. I bambini che vedranno il film non avranno certo dubbi nel constatare che integrare due esseri con la pelle verde e azzurra nella propria società sia la cosa più elementare di questo mondo, almeno sul piano delle intenzioni. Non vedranno alcun indottrinamento all’orizzonte notando che quello che lega i due protagonisti sarà in futuro più forte di un’amicizia. I bambini che vedranno Luca si troveranno davanti a un prodotto d’animazione inclusivo e mai teorico, sempre teso verso forti emozioni e soprattutto perfettamente costruito.

A partire dalla bellezza grafica della realizzazione delle immagini, fino a tutti i piccoli escamotage comici, il film è una macchina perfetta in cui ci si può perdere con facilità, cercando con attenzione i dettagli della cultura italiana che vengono filtrati da Casarosa con fare folkloristico. Eppure i binari della narrazione rimangono dritti – forse a tratti troppo schematici – e portano dove ci si aspettava. Nel tragitto ci si ferma costantemente, con una grande  e continua voglia di stupirsi, come nella tradizione del grande cinema d’autore. Spiace per quelli che “il politicamente corretto rovina l’espressione artistica” e balle varie. Quando l’opera d’arte smette di volersi astrarre dai codici culturali che nel suo tempo sono percepiti come urgenti, e prova ad iniziare ad abbracciare una gamma di persone sempre più ampia, pur avendo enormi strade da percorrere ha sicuramente preso un giusto sentiero.

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