Nuevo Orden – Un’idiozia fantapolitica

Con poca cura drammaturgica e una tendenza esagerata a spettacolarizzare la violenza, Michel Franco imbastisce un film che non convince mai afflosciandosi sulla sua stessa struttura debole e autocompiaciuta.

Dopo mesi di film in streaming, continue distrazioni e incostanza nelle visioni, i cinema hanno finalmente riaperto: la primavera può dirsi davvero cominciata. Come nell’estate del 2020 le programmazioni sono un ibrido tra nuove produzioni -poche – e film già disponibili su piattaforme on demand, portate dopo mesi nel loro habitat naturale, il grande schermo. Mancava troppo la condivisione diffusa di sensazioni durante le proiezioni, gli scambi d’opinione o di sguardi con gli altri spettatori all’uscita dalla sala. Il film con cui abbiamo festeggiato il ritorno al cinema è Nuevo Orden di Michel Franco. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2020, ha vinto il Gran Premio della Giuria dopo aver scioccato il pubblico del festival, che al tempo rimase non poco stupito di questa assegnazione. Alla fine della proiezione, durata appena 88 minuti, mi sono guardato intorno. Sulla faccia delle persone si leggeva un’unica espressione: “Perché mi sono sottoposto a tutto ciò?”.

Ma andiamo con ordine. Il film, ambientato a  Città del Messico, comincia nel mezzo di una festa di matrimonio nella villa di una famiglia dell’alta società. Durante i festeggiamenti si presenta alla porta il vecchio giardiniere, un tempo in servizio presso i Novelo, che chiede un prestito per poter pagare le cure alla moglie gravemente malata ma viene prontamente cacciato a male parole. L’unica che pare aver rispetto nei suoi confronti è proprio Marianne, la sposa, che rincorre il giardiniere per dargli i soldi, accompagnata da Christian, un membro della servitù. Dopo questo breve preambolo il film inizia a naufragare. La villa viene assaltata da un gruppo di rivoltosi, di cui i domestici sono complici. Sparano al capofamiglia, rubano tutto ciò che possono, e iniziano a perpetrare una violenza cieca e senza senso. Non sono un gruppo piccolo di facinorosi. Tutta la città inizia ad essere preda di queste bande, a cui si unisce una frangia dissidente dell’esercito. Marianne si imbatte appunto in un gruppo di militari che con la scusa di riportarla a casa la fa prigioniera, chiedendo un riscatto salatissimo alla famiglia. Nel finale la comparsa dal nulla di un generale farà fallire la rivolta, giustiziare i ribelli, e riporterà la pace e il “vecchio ordine”.

Passata ormai una settimana dalla visione in sala la mia rabbia nei confronti di questo film – ma soprattutto del suo autore – si è placata, ma mi restano comunque in testa una marea di perplessità. Prima di tutto è doveroso evidenziare che quando si dà vita ad un’opera d’arte di impronta politica -in questo caso fantapolitica, visto che non si fa riferimento a nulla di realmente accaduto- è necessario prenderla sul serio, e soprattutto darle delle coordinate teoriche. Nuevo Orden poggia sul nulla, se non sull’autocompiacimento di Michel Franco. Pensiamo ai rivoltosi, il fulcro dell’azione drammatica. Non sappiamo chi siano, ma presumiamo siano nativi messicani che si rivoltano contro le classi più benestanti che sanno solo opprimerli. Tuttavia non si riesce mai a empatizzare con loro, perché durante tutta la vicenda non fanno altro che perpetrare una violenza senza senso. Dunque i buoni sono gli alto borghesi? No, perché nella prima mezz’ora li vediamo come dei cinici arrivisti senza cuore, nell’atto di negare un prestito a una persona cara. Oltre a non avere identità i rivoltosi non hanno un capo, non hanno un obiettivo, e soprattutto non si capisce per chi stiano facendo la rivoluzione. Franco divide nettamente la popolazione tra milizie e vittime della rivolta. Dunque i casi sono due: o siamo di fronte a un caso di rivolta pilotata da una ricca corporazione, che è riuscita a fornire armi a tutti gli oppressi, oppure i pochi armati sono potentissimi e soprattutto fanno su un casino immane solo per se stessi. Sia ben chiaro che queste sono domande che mi sto facendo io, perché il film è puro sensazionalismo senza mezza (che sia mezza) riflessione.

L’unico aspetto di cui regista e sceneggiatore si sono preoccupati è la rappresentazione della violenza. A partire dall’invasione della villa si capisce che la situazione diventerà presto fuori controllo. Spari verso chiunque, minacce gridate e poi parzialmente rimangiate, anche il programma dei rivoltosi fa acqua da tutte le parti. Ma le brutture raggiungono l’apice quando iniziano a intravedersi le celle in cui la frangia dissidente dell’esercito tiene i suoi prigionieri. Dapprima marchiati con un numero in fronte, costoro sono schedati, sbattuti in giro come animali al macello e trattati come deportati in un lager. Tremendi sono i momenti in cui Marianne viene stuprata – la scena è coperta di ridicolo quando lo stupratore le urla “Vedrai che ti piacerà” -, o quando un gruppo di prigionieri nudi viene bersagliato di acqua gelida nelle docce del carcere. Tutto questo viene mostrato senza un occhio registico, e per questo la violenza finisce per essere fine a se stessa, puro trastullo pornografico di Michel Franco, che sembra godere e divertirsi di tutto quello che sta rappresentando. 

Non siamo qui a dire che la violenza non vada mostrata al cinema, e ci mancherebbe pure. Il problema è il sensazionalismo di cui sopra. Le azioni orribili che ci scorrono davanti agli occhi non servono a nulla e non hanno alle loro spalle un impianto di sceneggiatura che regga. Nuevo Orden sembra scritto da uno studente di cinema alle prime armi. I raccordi tra le scene sono sempre esplicitati da frasi di circostanza tra i personaggi, o da “casuali” annunci provenienti da altoparlanti di cui Città del Messico è ormai piena. La mancanza di cura per il dettaglio e l’horror vacui – a causa del quale ogni istante deve essere riempito di parole, per altro banali – lasciano abbastanza allibiti. Così come la scelta di far iniziare tutto con un flash forward, una sorta di videoclip dai colori saturi in cui ci viene mostrato a tratti tutto quello che accadrà nell’ora e mezza successiva. Anche il tentativo di simbolismo fallisce miseramente perché non viene mai chiarito il significato del colore verde che i ribelli hanno dipinto addosso. Dopo un susseguirsi di scene vaghe e politicamente vuote, il film finisce con la bandiera messicana che sventola, davvero non ci si raccapezza. Come si fa a portare in scena tutto questo senza avere le idee chiare o una buona scrittura per farlo? La politica – e la fantapolitica – sono da trattare con mano esperta e saggezza teorica, e il paradosso è che in questo film non riusciamo nemmeno a ad essere in disaccordo con Franco, perché la sua parzialità non viene mai esplicitata. Questo nuovo ordine fa acqua da tutte le parti. La mia riapertura della sale cinematografiche non poteva andare peggio.

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