L’universo denso di Final Fantasy XV: oltre alla lacca per capelli c’è di più

Abbiamo provato Final Fantasy XV e ce ne siamo innamorati perdutamente

Videogiochi
di Mattia Nesto facebook 24 gennaio 2017 14:37
L’universo denso di Final Fantasy XV: oltre alla lacca per capelli c’è di più

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Attenzione: se non vi piacciono i visi imberbi, i ragazzi che piangono e le lunghe sequenze in cinematic, avete sbagliato articolo e, come direbbe Gandalf il Grigio, “fuggite, sciocchi” (e chi siamo noi per contestare uno stregone del genere?). Invece se vi piacciono le ambientazioni fascinose fatte di città colossali e foreste impenetrabili, amate perdervi nei mille dialoghi e trame di una storia e, in ultima analisi, avete sempre sognato di impersonare un re/principe destinato a salvare il mondo, benvenuti, questo è il posto che fa per voi: come recita l’intro di Final Fantasy XV, questo gioco è “Dedicato ai fan di sempre e ai nuovi amici di Final Fantasy”.

Final Fantasy XV è un importante capitolo che aggiunge ben più di un tassello nell’universo videoludico creato giusto trent’anni fa da Hironobu Sakaguchi (anche se l’autore ha curato i primi dieci capitoli). Infatti se la qualità degli ultimi titoli era andata decisamente peggiorando (non si ricorda un capitolo decente per Playstation 3, mentre l’ultima avventura degna di questo nome era, l’ormai archeologico, Final Fantasy X per Play 2 del 2001), ora con questo quindicesimo episodio la Square Enix ha fatto un, definitivo, passo in avanti.

 

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Innanzi tutto è stato definitivamente digerito il sistema action delle battaglie. Abbandonato il cosiddetto sistema di turnazione (dove, derivato dall’immaginario dei wargame sullo stile Dungeons & Dragons, i personaggi attaccano e poi attendono che l’avversario faccia le proprio mosse) da almeno quattro titoli a questa parte, con Final Fantasy XV l’azione è finalmente convincente: vedrete i protagonisti del quartetto composto da Noctis Lucis Caelum (il protagonista), Prompto Argentum, Ignis Scientia e Gladiolus Amicitia che vi accompagnerà lungo tutto il gioco sfrecciare come non mai, compiere evoluzioni e mosse ben realizzate e cooperare per riuscire a sconfiggere qualche nemico od avversario di livello più elevato. Insomma l’accusa, piuttosto classica, di FF come gioco dove sostanzialmente ci si annoia può, una volta per tutte, rispedita al mittente.

 

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Poi, vera e propria rivoluzione copernicana, questo Final Fantasy XV è un gioco cosiddetto “open world“, ovvero ambientato in una mappa amplissima, che permette non soltanto di toccare lungo la storia ambientazioni e luoghi molto diversi, ma dove si possono raggiungere aeree, scoprire oggetti o sotto-trame secondo la nostra precisa volontà. Ad esempio possiamo decidere di metterci a fare il “bounty-killer” di creature mostruose, andando a cercare le varie taglie disseminate in ogni area di sosta o città di questo mondo: si tratta di inviti ad eliminare determinati mostri che infestano quella data regione. Insomma un vero e proprio gioco nel gioco. In più le creature con le quali si ha a che fare, i nemici diciamo, è come se fossero stati allevati a furia di steroidi: infatti raramente in un titolo per consolle si sono visti degli avversari dalle titaniche dimensioni come molti in questo gioco (forse soltanto in Gods of War 2). Anzi alcune di queste creature sono talmente imponenti che, letteralmente, escono dall’inquadratura e faranno vibrare il vostro controller peggio di un martello pneumatico.

 

 

Altro grande ingrediente è poi la questione relativa all’universo denso ed agglutinante di questo gioco. Infatti, al di là di missioni secondarie o piccoli mini-giochi nascosti lungo la trama, la cosa che davvero sorprende in questo titolo è l’elevatissimo livello di immedesimazione che coglie chi ci gioca. Non si tratta quindi della solita epica storia di salvare il mondo da un essere brutto&cattivo (tranquilli c’è anche questo), ma significa proprio di vivere pienamente un altro universo, sin nelle sue piccole sfaccettature. Tanto è vero che, materialmente, la prima azione che si compie lungo il gioco è quella di spingere un’auto finita in panne ai bordi di quella che sembra a prima vista una highway americana. Poi, mentre il giocatore è impegnato in questa singolare azione, piano piano l’inquadratura si alza, quasi che si abbia a che fare con un dolly cinematografico, e mentre i Florence + The Machine interpretano Stand by me di Ben E. King, compare il titolo Final Fantasy XV. Non c’è niente da fare, ce ne siamo già innamorati perdutamente e sono bastati meno di cinque minuti di gioco.

 

 

Come se non bastasse questo senso di agglutinazione è ancora più evidente quando si hanno a che fare anche con le cose più piccole, e apparentemente insignificanti. Ad un certo punto delle vostre peregrinazioni, specie quando la notte scenderà, dovrete accamparvi: ma non si tratterà di una semplice schermata bensì, e voi vedrete tutto,  i quattro monteranno e metteranno su le tende. E se non vi bastasse c’è tutto un capitolo dedicato alla fotografia, arte in cui eccelle Prompto (il quale scatterà numerose istantanee durante le vostre sessioni di gioco e che poi, quando cala la sera, potrete vedere in una sorta di foto-diario giornaliero) e, soprattutto, alla cucina, dove Ignis è un vero e proprio artista, degno dei nostri più assurdi e social #foodporn su Instagram. Già perché i piatti che il nostro amico preparerà li vedremo sullo schermo e li, letteralmente, mangeremo con gli occhi. Vedere per credere (ed eventualmente per sbavare).

 

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Infine, lungo il viaggio dal Regno di Lucis, passando per Altissia sino a Insomnia, si incontreranno tutti gli elementi che hanno reso FF non soltanto un semplice videogioco ma anche una concreta filosofia di pensare il mondo o meglio i mondi: ci sarà la possibilità di livellare il proprio personaggio secondo le caratteristiche che più si preferiscono (maggiore forza o maggiore capacità magica, puntare sull’agilità oppure investire sui colpi critici), incontrare creature bizzarre ed indimenticabili, scorrazzare con i chocobo per praterie immense, risvegliare demoni dormienti da secoli, sfidare divinità in serie ed esplorare sepolcri reali situati nelle viscere della terra. E poi, ovviamente, si vivrà una storia d’amore bella e tragica, come suggerisce anche la scritta iniziale, con quella grafica rituale che ricorda quel super capolavoro di Mellon Collie and the Infinite Sadness (noi ne abbiamo già parlato qui).

 

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Insomma nonostante anche molti difetti (alcune parti di filmati o di dialoghi che si sarebbero potuti saltare tranquillamente, senza intaccare di un’oncia l’economia della generale della storia), l’aspetto dei personaggi sempre un po’ troppo estremo per i nostri gusti (specie per la lacca nei capelli) e qualche glitch di troppo (in particolare quando si combattono più di tre nemici contemporaneamente), Final Fantasy, in questa eterna lotta tra la luce dei nostri sentimenti e il buio delle nostre paure, è un grande titolo, un’avventura da vivere senza se e senza ma, lasciandoci dolcemente avvolgere da quest’universo denso e così distante da noi da farci sentire a casa. In fondo se è vero che “La notte è più buia subito prima dell’alba” (Harvey Dent docet) chi meglio del principe Lucis Noctis potrà accompagnarci in questo viaggio? (E se lo finiremo potremo anche fregiarci di un vero e proprio attestato: non farà curriculum ma non è proprio una trovata figa).

 

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