La nuova piazza verde del Maxxi cambia il volto di via Guido Reni. Davanti al museo del Flaminio, dove per anni hanno pesato cemento, caldo e passaggi veloci, arrivano alberi mediterranei, arbusti, superfici verdi e nuove zone d’ombra. Piazza Alighiero Boetti, davanti all’edificio firmato da Zaha Hadid, non sarà più solo un grande spazio minerale: diventa una soglia più fresca, più accogliente, più legata alla vita del quartiere.

Il cantiere chiuso in meno di quattro mesi davanti al museo
I lavori davanti al Maxxi sono partiti a metà marzo e si sono chiusi in meno di quattro mesi. Un tempo contenuto, considerando che l’intervento riguarda uno degli ingressi culturali più riconoscibili della Roma contemporanea. Lo spazio su via Guido Reni è stato ridisegnato per essere più accessibile e più verde, con un obiettivo concreto: ridurre il calore che, soprattutto d’estate, si accumula sulle superfici dure.
Il progetto è dell’architetto paesaggista Bas Smets, con la consulenza dell’agronomo Pierfrancesco Malandrino e il sostegno di Ales SpA. Non si è trattato di sistemare qualche pianta in un piazzale già dato. Il lavoro è andato più a fondo: alcune parti in cemento sono state aperte, il terreno è tornato in superficie, sono stati inseriti substrato fertile, nuove alberature e piante tappezzanti.
La piazza resta uno spazio pubblico del museo, ma cambia passo. Chi arriva da via Guido Reni trova un ingresso meno duro, più ombreggiato, accompagnato da una fascia vegetale che segue la facciata e attenua l’effetto di isola di calore richiamato dallo stesso Smets. Il Maxxi non scompare dietro il verde: lo usa per rendere più leggibile, e meno respingente, il suo affaccio sulla strada.
Alberi mediterranei, arbusti e nuove ombre su via Guido Reni
La trasformazione più visibile passa dalle nuove piantumazioni. Nella piazza sono arrivati aceri mediterranei, lecci, alberi di Giuda, mirti, corbezzoli, piante erbacee e arbusti della vegetazione mediterranea. Una scelta non solo decorativa: sono specie adatte al clima romano, più resistenti alle condizioni urbane e capaci di cambiare aspetto con le stagioni.
Il grande tiglio già presente davanti al museo è stato conservato, come traccia verde precedente alla nascita del Maxxi. Accanto alle nuove piante compaiono anche il pino d’Aleppo, l’orniello e lo scotano, conosciuto anche come albero della nebbia, con la sua fioritura rosata che alleggerisce la massa verde. L’idea non è quella di creare un giardino chiuso, ma un paesaggio da attraversare, con percorsi e soste più comode.
Il cambiamento più netto si vede sul lato di via Guido Reni. Qui il verde accompagna il fronte del museo e rende l’ingresso più riparato dal sole. La piazza, prima esposta alla luce piena nelle ore più calde, diventa uno spazio dove l’ombra non è un dettaglio, ma una condizione d’uso. A Roma, con estati sempre più lunghe e temperature alte, questa scelta pesa quanto il disegno architettonico.
Bas Smets ha spiegato il senso dell’intervento in modo molto diretto: la vegetazione abbassa la temperatura percepita grazie all’ombra e all’evapotraspirazione. In pratica, significa rendere più sopportabile il tempo passato davanti al museo: una fila, una pausa, un incontro, un evento all’aperto. La piazza non viene solo abbellita. Viene messa nelle condizioni di funzionare meglio.
L’agorà centrale per eventi, installazioni e vita di quartiere
Al centro, gli alberi si aprono e lasciano spazio a una vera agorà urbana, pensata per ospitare eventi, installazioni, performance, incontri e momenti di sosta. È uno dei passaggi più delicati del progetto: aumentare il verde senza soffocare la natura pubblica della piazza. Il Maxxi ha bisogno di uno spazio esterno capace di reggere usi diversi, dalla grande installazione temporanea al passaggio quotidiano di chi attraversa il quartiere.
Questa agorà conserva il carattere aperto della piazza, ma lo rende più vivibile. Il verde non chiude la scena, la incornicia. Qui ci si potrà fermare, aspettare, incontrarsi, giocare, seguire una performance o semplicemente cercare riparo dal sole. È in questo punto che l’intervento esce dal perimetro del museo e diventa un pezzo di città: piazza Alighiero Boetti non appartiene solo ai visitatori del Maxxi, ma anche a chi vive e frequenta ogni giorno il Flaminio.
Sul lato di via Masaccio è stato ricreato il filare di pioppi previsto nel progetto originario di Zaha Hadid. Il filare è accompagnato da un tappeto di fiori d’acanto e protegge la cavea, ora pensata come un anfiteatro verde. In quell’area saranno inseriti cinque grandi alberi dalle chiome ampie, destinati a cambiare soprattutto l’aspetto autunnale della piazza, quando il foliage porterà colori finora assenti.
Il richiamo al disegno di Hadid non è un omaggio di maniera. Serve a tenere insieme la forza architettonica del museo e una nuova attenzione al clima, senza mettere le due cose in contrasto. La piazza resta dentro il linguaggio del Maxxi, ma smette di essere una superficie quasi solo minerale. È un cambiamento che sembra semplice, ma incide sul modo in cui il pubblico vive l’attesa, l’ingresso e il tempo dopo la visita.
Il progetto Grande Maxxi verso il completamento previsto nel 2027
La nuova piazza rientra nel masterplan Grande Maxxi, il percorso di ampliamento e rinnovamento del museo che dovrebbe concludersi nel 2027. L’intervento all’esterno indica già una direzione precisa: un museo più aperto, più accessibile, più legato alla vita urbana. Non solo un contenitore di mostre, ma un luogo capace di creare relazioni anche fuori dalle sale.
La presidente della Fondazione Maxxi, Maria Emanuela Bruni, ha legato la nuova oasi verde alle attività in programma e al ruolo sociale del museo. La piazza, ha spiegato, serve a rendere l’esperienza museale più attrattiva e a rafforzare il rapporto con un pubblico sempre più vario. Tradotto fuori dal linguaggio istituzionale, il punto è semplice: un museo contemporaneo vive anche nella qualità del suo rapporto con la città.
Per il Flaminio, quartiere segnato da trasformazioni lente e spesso discusse, l’intervento davanti al Maxxi ha anche un peso urbano. Via Guido Reni è da anni una strada sospesa tra funzioni culturali, servizi, residenze e grandi progetti. La nuova piazza verde del Maxxi non risolve da sola i nodi della zona, ma introduce un segnale concreto: meno cemento, più ombra, più spazi dove fermarsi, più cura dello spazio pubblico.
La prova vera arriverà con l’uso di tutti i giorni, non con il taglio del nastro. Se gli alberi cresceranno bene, se la manutenzione reggerà e se gli eventi sapranno convivere con la vita normale del quartiere, la piazza potrà diventare qualcosa di più di un ingresso riqualificato. Potrà essere il punto in cui il Maxxi smette di essere solo una destinazione e torna a comportarsi come una parte viva di Roma.





