Il 5 novembre Hope arriva nelle sale italiane con distribuzione Mubi, e per chi segue il cinema coreano d’autore il nome che pesa davvero è quello di Na Hong-jin, regista di Goksung – La presenza del diavolo, uno che quando mette mano al thriller non lo fa mai per semplice intrattenimento, ma per portare lo spettatore dentro un territorio sporco, nervoso, spesso senza vie d’uscita. Il film è passato in concorso all’ultimo Festival di Cannes e adesso si mostra con il primo teaser trailer, abbastanza per capire che qui l’azione sci-fi sarà meno patinata del solito e molto più fisica, quasi soffocante.
Un villaggio isolato, gli incendi, la paura che cambia forma
La storia si svolge nella cittadina di Hope, tagliata fuori dal resto del mondo mentre i rinforzi vengono richiamati per affrontare devastanti incendi boschivi e ogni comunicazione con l’esterno si interrompe. È un dettaglio che conta, perché l’isolamento non è solo narrativo, diventa subito una condizione mentale. Nel piccolo posto di polizia il comandante Bum-seok e l’agente Sung-ae cercano di proteggere un villaggio abitato quasi soltanto da anziani, quindi da persone esposte, lente, difficili da spostare, in un contesto dove il pericolo non arriva da una sola direzione. Intanto, tra le montagne, Sung-ki e altri abitanti si mettono sulle tracce di una creatura misteriosa, ma quella che parte come una caccia si rovescia presto in un incubo, con i cacciatori che diventano prede. È una dinamica che Na Hong-jin conosce bene: la paura non esplode tutta insieme, si allarga poco per volta, fino a mangiarsi la realtà.
Perché questo film può lasciare il segno anche fuori dal circuito dei festival
A colpire, oltre all’impianto della storia, è il cast internazionale: Hwang Jung-min, Zo In-sung, Hoyeon, Michael Fassbender, Alicia Vikander, Taylor Russell e Cameron Britton. Una combinazione non così frequente per un progetto coreano, e infatti il film sembra pensato per stare a metà tra cinema di genere duro e racconto più ambizioso, senza però inseguire la formula globale a tutti i costi. La produzione è di Forged Films, la casa dello stesso regista, insieme a Plus M Entertainment, e questo fa pensare a un controllo creativo molto stretto. Per lo spettatore italiano la novità vera è che Hope non si presenta come il solito sci-fi costruito sugli effetti, ma come un film in cui il disastro ambientale, l’isolamento e la fragilità di una comunità diventano materia viva, qualcosa che tocca nervi molto riconoscibili anche da qui, dove incendi, territori marginali e servizi che saltano non sono più scenari così lontani. Resta da capire quanto la componente fantastica terrà insieme tutto il resto, perché è proprio lì che film come questo si giocano la faccia.





