Alberto Sordi torna sulla Casilina. A Villa De Sanctis è stata inaugurata la statua dell’«Albertone» romano: seduto su una panchina, gambe accavallate, giacca e cravatta, un braccio alzato verso chi passa. Un’immagine semplice, immediata, molto romana. Non un monumento da guardare da lontano, ma una presenza familiare nel cuore del V Municipio, nel giorno in cui l’attore avrebbe compiuto 106 anni. Sordi rientra così nel quartiere non come icona immobile, ma come uno di casa: sorridente, riconoscibile, pronto a dividere la panchina con cittadini, curiosi, bambini e appassionati di cinema.

Sordi sulla panchina: il sorriso e quel saluto ai visitatori del parco
La posa dice già tutto. Alberto Sordi è seduto, le gambe accavallate, il volto aperto in quel sorriso che per decenni ha tenuto insieme ironia, furbizia, malinconia e una certa innocenza romana. Il braccio alzato sembra chiamare chi entra nel parco, quasi fosse un invito a fermarsi: “Aò, vieni qua”. La statua, sistemata a Villa De Sanctis, lascia spazio accanto all’attore.
Chi vuole può sedersi al suo fianco e trasformare l’omaggio in un gesto normale, quotidiano. Tra i primi a farlo c’è stato il sindaco Roberto Gualtieri, che ha sottolineato proprio questa vicinanza: un Sordi capace di guardare negli occhi, con una semplicità solo in apparenza leggera. Nel bronzo non passa la distanza del mito, ma l’idea di una compagnia: una panchina condivisa, un sorriso, un saluto. E Roma che riconosce uno dei suoi volti più amati senza bisogno di spiegazioni.
Villa De Sanctis, dagli 80 anni al giorno da “sindaco”
Il legame tra Sordi e Villa De Sanctis viene da lontano. Proprio qui l’attore aveva festeggiato i suoi 80 anni, in una giornata rimasta nella memoria di molti romani anche per quel titolo simbolico di “sindaco per un giorno”. All’epoca il sindaco era Francesco Rutelli, che ha ricordato l’episodio con affetto, come una scena privata finita dentro una festa pubblica.
Durante una visita alla Torre delle Milizie, legata all’immaginario del Marchese del Grillo, i due salirono le scale tra battute e fiatone. Sordi, pur in forma, scherzava sulla fatica rivolgendosi a Rutelli con una delle sue uscite fulminanti. Un ricordo che racconta bene la sua romanità: non folclore da cartolina, ma la capacità di portare il teatro della vita dentro ogni luogo. La nuova statua, nello stesso spazio cittadino, riannoda quel filo. Villa De Sanctis diventa così un punto di memoria non solo cinematografica, ma anche civile.
Casilina e Cinecittà, i luoghi romani di Sordi nel V Municipio
La scelta della Casilina non è casuale. Questa parte di Roma ha un rapporto forte con il cinema, anche per la vicinanza agli studi di Cinecittà, dove è passata una parte enorme dell’immaginario italiano del dopoguerra. Nel territorio del V Municipio e nelle zone vicine, Sordi ha girato o incrociato film che hanno costruito la sua maschera pubblica: da Un americano a Roma a Il medico della mutua, fino a Un borghese piccolo piccolo. Titoli molto diversi, uniti però dalla stessa forza: leggere gli italiani attraverso un corpo, una voce, un’espressione.
La Casilina, con i palazzi, i mercati, il traffico, le aree verdi e le periferie storiche, non fa solo da sfondo. È parte del racconto. Sordi ha saputo far parlare Roma anche quando metteva in scena vizi, ambizioni, paure e piccole miserie nazionali. Per questo la statua a Villa De Sanctis funziona: non lo chiude in un salotto elegante, lo riporta nella città vera, dove la sua comicità è nata e ha continuato a respirare.
Dal Municipio alla Fondazione, l’inaugurazione con cittadini e istituzioni
Il progetto nasce da un’idea del presidente del V Municipio, Mauro Caliste, che ha proposto l’omaggio al Comune e alla Fondazione Alberto Sordi. L’iniziativa ha trovato il sostegno del sindaco Roberto Gualtieri e del presidente della Fondazione, Giambattista Faralli. L’obiettivo è tramandare la memoria dell’attore ai più giovani, ma senza chiuderla in una teca.
La statua parla proprio perché sta in un parco: tra chi corre, chi accompagna i figli, chi porta a spasso il cane, chi attraversa Villa De Sanctis per andare altrove. All’inaugurazione hanno partecipato cittadini, amministratori e figure legate alla storia culturale della Capitale. È arrivato anche il messaggio di Walter Veltroni, che ha ricordato la capacità di Sordi di far ridere e sognare generazioni di italiani. Gianni Letta ha invece riportato un aneddoto sul film Io so che tu sai che io so, quando l’attore lo convinse a interpretare se stesso, nei panni del direttore de Il Tempo.
Dettagli che spiegano perché Sordi sia ancora così presente: non solo per i film, ma per quel modo unico di trasformare incontri, ruoli pubblici e debolezze private in racconto. Sulla Casilina si aggiunge un capitolo semplice, e molto romano: Albertone saluta ancora, seduto accanto a chiunque voglia fermarsi.





