Dite la verità: vi verrebbe voglia di guardare Game of Thrones dall’inizio, per fare una maratona entusiasmante per almeno 6 stagioni, pur sapendo come va a finire? Un anno fa si concludeva Game of Thrones e non parlavamo d’altro: i fan di GoT hanno superato la fine tiepida dell’ottava stagione oppure, dopo aver dato alle fiamme la loro collezione in Blu-ray, hanno deciso semplicemente di andare avanti?
Un anno fa si concludeva Game of Thrones: il fenomeno che ha cambiato la TV
Un anno fa, di questi tempi, non parlavamo d’altro che del Trono di Spade e di tutte le teorie andate in fumo, bruciate dalla fretta degli showrunner David Benioff e D. B. Weiss, che non vedevano l’ora di buttarsi su nuovi progetti — prima Netflix, poi Star Wars (ma non se n’è fatto nulla) e ora un film tratto da una graphic novel su Lovecraft. GoT ci ha tenuti sulle spine per quasi tutti gli anni Dieci, facendoci appassionare alle sorti di personaggi che venivano poi brutalmente uccisi. È stato un fenomeno di massa, che ha sdoganato il fantasy come genere per tutti e non solo per i nerd: un risultato straordinario, reso ancora più amaro dal crollo verticale dell’ultima stagione.
https://www.youtube.com/watch?v=UuKqvE5Db2c
L’ottava stagione: quando il trono crollò sotto il peso della fretta
Proprio a causa del suo successo soffocante, nell’ultima stagione la serie ha smarmellato a tal punto da chiudere una storia epica in velocità, dando vita a siparietti involontariamente comici e privi di qualsiasi pathos. Non stiamo a riassumere tutto, tanto avrete ancora bene in mente: l’episodio che non si vedeva niente tanto era buio, quello in cui Dany e Jon fanno sesso e ci fanno venire voglia di cambiare canale, Arya che uccide il Re della Notte e tutto il suo esercito con una semplice giochessa di pugnale, il bellissimo percorso di Jamie Lannister vanificato dalla passione ridondante per la sorella, la morte di Cersei passata come una pioggerellina estiva, la corona data a Bran totalmente a caso, la morte di Dany che da eroina diventa Misery non deve morire nell’arco di due episodi, Jon Snow che non sa mai un cazzo di niente e tutto il resto.
Cosa ci ha lasciato GoT: eredità e rimpianti
Queste delusioni le ricordiamo così bene che non abbiamo voglia di riviverle, eppure l’eredità di Game of Thrones rimane enorme: ha ridefinito il budget e le ambizioni della serialità televisiva, ha trasformato attori semisconosciuti in star globali e ha dimostrato che il pubblico generalista può appassionarsi a draghi, profezie e politica medievale con la stessa intensità con cui segue un thriller. Il problema è che quella stessa grandiosità ha reso la caduta ancora più sorda e nervosa da digerire.
Oggi, a distanza di un anno dalla conclusione, il dibattito non si è spento: i prequel e gli spin-off in sviluppo — su tutti House of the Dragon — dimostrano che HBO non ha nessuna intenzione di abbandonare Westeros, e che i fan, nonostante tutto, continuano ad aspettarsi qualcosa da quel mondo. Diciamocelo in tutta onestà: quanto era più facile la vita quando l’unica cosa di cui parlavamo era Game of Thrones?
FAQ: le domande che ci facciamo ancora oggi
Perché l’ottava stagione di Game of Thrones ha deluso così tanto?
La principale critica riguarda il ritmo compresso: Benioff e Weiss hanno condensato archi narrativi che avrebbero richiesto almeno due stagioni in soli sei episodi, sacrificando la coerenza dei personaggi sull’altare della spettacolarità visiva.
Game of Thrones tornerà con nuove stagioni o spin-off?
HBO ha già mandato in onda House of the Dragon, prequel ambientato 200 anni prima degli eventi della serie originale, e ha in sviluppo altri progetti legati all’universo di George R. R. Martin. La saga di Westeros è tutt’altro che chiusa.
Vale ancora la pena guardare Game of Thrones dall’inizio?
Assolutamente sì, almeno fino alla settima stagione. Le prime sei stagioni restano televisione di altissimo livello, con una scrittura e una regia che difficilmente trovano paragoni nella storia recente del piccolo schermo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






