Roma è tornata nelle scelte di vip stranieri, scrittori e star del cinema nel 2026. Succede tra Parioli, Esquilino e piazza Navona, dove la Capitale, pur con traffico e cantieri, continua a mettere insieme qualcosa che poche città europee hanno ancora: patrimonio storico, vita di quartiere, ristorazione e set cinematografici. Il segnale è chiaro e non riguarda più soltanto visite veloci o soggiorni di passaggio. Si parla di case comprate, attici ristrutturati, abitudini quotidiane costruite nel tempo. E a Roma, ancora oggi, questa è una notizia.
Da Carrère ai Douglas: i nuovi arrivi che rilanciano la Roma cosmopolita
Tra i nomi che stanno riportando in primo piano l’immagine di una Roma cosmopolita c’è Emmanuel Carrère. Nelle scorse settimane è stato indicato come residente ai Parioli, nella zona di piazza Ungheria, dove sarebbe già una presenza riconoscibile tra giri in bici elettrica e colazioni al bar Il Cigno. Un dettaglio minimo, quasi da cronaca di quartiere.
Ma a Roma è spesso così che si capisce se qualcuno si è davvero fermato. Nello stesso scenario entrano anche Catherine Zeta-Jones e Michael Douglas: il Mail on Sunday ha scritto dell’acquisto, regalo dell’attrice al marito, di un attico con terrazza su piazza Navona, in uno degli indirizzi più esposti e ambiti del centro storico. I lavori, a quanto risulta, sarebbero ancora in corso. Intanto circolano voci sugli interni e sulla presenza di opere di Mario Schifano e Renato Guttuso. Douglas, del resto, a fine aprile era già in città per “White Lies” di Oliver Stone, girato tra il Pantheon e la stessa piazza Navona. E in alcune sere, raccontano fonti della ristorazione della zona, la coppia avrebbe cenato con discrezione in locali amici, tra cappellini, occhiali scuri e pochissima voglia di farsi notare.
Esquilino, Parioli, piazza Navona: i quartieri dove i vip stranieri mettono radici
Guardando la mappa di queste presenze, alcuni quartieri tornano con regolarità. I Parioli restano la scelta più riservata ed elegante, a due passi dal verde di Villa Glori e da una certa idea di vita romana borghese. Piazza Navona e l’area di via di Parione, invece, sono il cuore più scenografico: terrazze, palazzi storici, serate al riparo da occhi indiscreti grazie a una rete di contatti consolidata.

E poi c’è l’Esquilino, che negli ultimi anni è diventato quasi un osservatorio internazionale: multiculturale, irregolare, meno da cartolina ma molto più vero. È qui che si vedono alcune delle presenze più solide. Fino a poco tempo fa, per esempio, gravitava da queste parti anche Matt Dillon, che abitava a Palazzo Attolico, in via di Parione, con la compagna Roberta Mastromichele; da circa due anni, però, le sue tracce romane si sono fatte più rare. A piazza Cairoli, invece, vive da tempo Annik De Beistegui, figura legata al collezionismo e al mecenatismo internazionale, attiva anche nel sostegno a progetti culturali romani attraverso Mecenati Roman Heritage onlus, associazione che tra i sostenitori ha anche Beatrice Bulgari, Miuccia Prada e Fabio Salini. Una presenza meno mondana, certo, ma non meno significativa.
Defoe, Ferrara, Lahiri: chi a Roma ci vive davvero e ci ha costruito una vita
Il caso più evidente è quello di Willem Dafoe, che vive a Roma dal 2018 con Giada Colagrande. La sua base è all’Esquilino, anche se negli ultimi tempi passa più tempo nella casa di Campagnano Romano, in un mondo molto diverso, tra campagna e animali. Dafoe ha ottenuto anche la cittadinanza italiana attraverso il matrimonio, conosce bene il quartiere e parla un italiano ormai fluido. Il suo rapporto con il Paese, insomma, non è occasionale, neppure sul lavoro. Poco distante vive dal 2017 Abel Ferrara, arrivato a Roma nell’anno in cui girò “Piazza Vittorio”, documentario che già dal titolo segnava un legame preciso con quella parte della città.
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E poi c’è Jhumpa Lahiri, a Roma dal 2011 con il marito Alberto Vourvoulias-Bush: oggi divide il suo tempo tra la Capitale e Princeton, dove insegna scrittura creativa, ma il rapporto con l’italiano e con la città è andato ben oltre una semplice parentesi. Scrive, traduce, insegna. Nel suo caso, Roma non è stata una tappa. Anche Jonathan Safran Foer, secondo quanto si racconta nell’ambiente letterario romano, passa lunghi periodi in città e ha una predilezione per Testaccio, quartiere che continua ad attirare chi cerca una vita meno filtrata e più concreta.
Tra archeologia, ristoranti e set: perché Roma continua a richiamare le star straniere
Il motivo per cui Roma attira di nuovo gli stranieri celebri non è solo il suo nome. Conta il fatto che qui convivono, nel giro di pochi isolati, archeologia classica, palazzi rinascimentali, cinema, artigianato, mercati e trattorie. È una città che lascia ancora margini di anonimato, soprattutto a chi sa muoversi dentro la rete giusta di amici, ristoratori, galleristi, tassisti e portieri. Non è poco. E non è affatto scontato. Per chi lavora nel cinema o nella scrittura, poi, Roma resta un archivio a cielo aperto: ogni strada può diventare un set, ogni quartiere ha una lingua sua.
La memoria dei tempi in cui Truman Capote, Gore Vidal o Tennessee Williams passavano da qui da sola non basta a spiegare il presente, ma aiuta a capire il tipo di fascino che la città continua a esercitare. Da una parte il disordine, i tempi lunghi, i cantieri. Dall’altra i tramonti, i livelli di storia che si sovrappongono, la possibilità di passare un’intera giornata tra una libreria, un caffè e una piazza che sembra già una scena. Roma, con tutte le sue contraddizioni, resta questo: una città difficile da governare, ma ancora facilissima da desiderare.




