Jerry Calà ci ha raccontato la sua vita da libidine

Ricordi, sogni, vita e rimpianti di un fenomeno che ha superato le generazioni

Cinema
di Gabriele Ferraresi facebook 22 aprile 2016 11:42
Jerry Calà ci ha raccontato la sua vita da libidine

jerry_cala_gatti_miracoli  Nei Gatti di Vicolo Miracoli, nella formazione definitiva durante il periodo del Derby. Da sinistra Nini Salerno, Jerry Calà, Umberto Smaila, Franco Oppini

 

È il simbolo di un’epoca Jerry Calà. Musicista, comico, attore, regista, entertainer, arrivato al successo nei tardi settanta ed esploso negli ottanta, rimasto sempre a galla. Protagonista di film che hanno segnato adolescenze o vite intere, come Sapore di Mare (1983), il primissimo Vacanze di Natale (1983), Yuppies – Giovani di successo (1986) e di telefilm come Professione Vacanze (1987) girati trent’anni fa e ancora attuali. È uno di quelli di un’altra generazione – Calà è del 1951 – che hanno capito le potenzialità dei social media, e la sua pagina Facebook con le sue dirette video è un paradiso per i fan, che lo adorano. Solitamente potrebbero essere quasi più suoi nipoti, che suoi figli. Ed è bellissimo così.

Trasversale tra le generazioni, Calà è entrato nel linguaggio con tormentoni ormai patrimonio comune di tutta Italia, un paio su tutti l’eterna “libidine“, e il refrain di ogni ragazzo appena appena decente, ma che riusciva in una qualche conquista e si ripeteva “Non sono bello, piaccio“. Un sopravvissuto? Macché.

 

Jerry Calà, 64 anni - Foto: Gabriele Ferraresi  Jerry Calà, 64 anni – Foto: Gabriele Ferraresi

 

Un preziosissimo testimone di epoche sparite, epoche che ha vissuto al massimo. E che ha raccontato nella sua autobiografia, Una Vita da Libidine, uscita il 19 aprile scorso per Sperling & Kupfer. Noi lo abbiamo incontrato per fargli qualche domanda.

Hai vissuto gli anni ottanta al massimo, che ti ricordi di quel periodo?
C’era un grande entusiasmo, la cosa che caratterizzava gli anni ottanta era quello. Lo dico anche alla fine del mio spettacolo, quando parlo degli anni ottanta: basterebbe oggi la metà dell’entusiasmo degli yuppies, che avevamo noi oggi “vecchi” yuppies, anche un po’ cazzoni eh, a quei tempi per riportare l’Italia in carreggiata. C’era la voglia di fare, di buttarsi, capito? Mentre oggi c’è un po’ un atteggiamento di attesa, come se qualcuno dovesse scodellare già pronto il futuro in tavola. Mentre allora, anche se c’erano delle mancanze in giro, uno si rimboccava le maniche e andava a cercare di realizzare il suo sogno.

 

Con Woody Allen in una leggendaria copertina di Tv Sorrisi e Canzoni UVDL - Con Woody Allen in una leggendaria copertina di Tv Sorrisi e Canzoni

 

Di sicuro ti sarai incrociato con Berlusconi. Hai un ricordo di lui, qualche aneddoto?
Io l’ho incontrato quando lui era il numero uno della televisione, mi ricordo che lui quando veniva a Roma, siccome io mi ero innamorato del cinema e non volevo fare altro, cercava di convincermi a fare la televisione. Una volta mi ha seguito in tutta la mia movida notturna, e ogni tanto mi diceva “Uè Jerry! Allora cosa vogliamo fare, la facciamo la trasmissione?” “Silvio” gli ho detto “Io adesso voglio fare solo il cinema“. E poi lui ha cominciato a fare il cinema, e abbiamo lavorato insieme. E abbiamo fatto Professione Vacanze, tante altre cose.

Hai sempre vissuto la notte, la vivi e ci lavori anche oggi: com’è cambiata la nightlife negli ultimi trent’anni?
Guarda, allora… intanto la vita notturna si è spostata verso la notte, anche troppo secondo me. I locali non si riempiono prima dell’una di notte, vado in certi posti dove lo show lo devo fare verso l’una, l’una e mezzo, addirittura verso le due: che mi sembra una cosa un po’ stupidina, ci si potrebbe andare a divertire prima e andare a letto prima. Se facessero così per me i locali non sarebbero aperti solo il venerdì e il sabato come ormai avviene anche nelle grandi metropoli, ma sarebbero aperti anche negli altri giorni. Negli Stati Uniti fanno così. Una volta era così anche da noi… oggi sembra che chi arriva prima dell’una sia uno sfigato.

 

jerry calà autobiografia libidine  Jerry Cala, 64 anni – Foto: Gabriele Ferraresi

 

Si dice che sia stata importata dallo Studio 54 questa usanza
Ma sì, però se vai a New York oggi vedi che avviene tutto presto, quelli che lavorano, voglio dire, non possono fare l’alba, e poi quello che è cambiato è anche il modo di divertirsi, una volta si andava in discoteca per socializzare, per cuccare [ride] mentre adesso vedo i ragazzotti che fanno a gara a chi ha il tavolo con la bottiglia più alta di vodka. Poi un’ora dopo sono lì con gli occhi sbarrati nel vuoto, e mi chiedo “Dov’è il divertimento?” se non sei lucido per parlare, per divertirti, per ridere… hai capito? Il divertimento è diventato fare a gara tra i tavoli a chi ha la bottiglia più grande. Non mi sembra un grande divertimento.

Negli anni novanta hai fatto film stroncati dalla critica, ma diventati di culto, un paio su tutti: Chicken Park (1994) e I Ragazzi della Notte (1995), oggi sembrano film impossibili da produrre
Ahhh… m’hai fatto un esempio di due film molto particolari! Nel caso di Chicken Park quello è stata l’idea di un produttore che ha detto “Facciamo anche noi come gli americani, un film buffo, una parodia dei blockbuster” e a quel tempo c’era Jurassic Park. Ci siamo buttati con incoscienza a prendere in giro i film americani, con il dinosauro che diventa un pollo, insomma, era tutto dettato anche dalla voglia di divertirsi, c’era voglia di cazzeggiare. Il film è stato definito uno dei film più trash di sempre, e mi va bene… però Chicken Park è stato l’unico film che ho venduto in tutto il mondo. Lo danno anche sulle linee aeree thailandesi, l’hanno comprato in Russia, in Spagna, lì si intitolava Pollo Jurassico, veramente! È stato un grande successo.

È un periodo di reboot per le serie tv, ti piacerebbe rigirare Professione Vacanze trent’anni dopo?
A me sì! Pensa agli americani che lo fanno alla grande, vedo adesso grandi serie che vengono riproposte. Magari in un altro ruolo, perché ho un’altra età, però secondo me funzionerebbe molto. La serie che hai nominato, Professione Vacanze credo sia la serie più trasmessa dalla televisione italiana, sono trent’anni, dal 1987 al 2016 che tutte le estati comunque su un canale c’è, e quindi secondo me sarebbe una grande operazione televisiva. Io che magari sono il capovillaggio un po’ anziano, con tutti i ragazzotti sotto, magari in un posto più glamour, così… sarebbe una figata, senz’altro. Però sembra che queste idee non vengano… fanno sempre delle cose un po’ tristanzuole, di fiction comica ne vedo pochissima, vedo solo storie sulle famiglie, sui genitori, sui figli, che va bene eh, però ci vorrebbe anche quella cosa che arriva al cuore, che faccia un po’ divertire.

 

jerry calà biografia libidine  La copertina di Una vita da libidine, l’autobiografia del nostro, edita da Sperling & Kupfer

 

Volevo chiederti di Diario di un Vizio, il film dove hai recitato diretto da Marco Ferreri: è vero che Ferreri ti sconsigliò di proseguire una carriera da attore “serio”?
Non è che me lo sconsigliò… io ero lì, nella mia testina un po’ ignorante, pensavo “Adesso che ho fatto un film di Ferreri, cambierà tutto, mi chiameranno grandi registi” ero lì che aspettavo, ma non chiamava nessuno [ride] all’epoca poi mi hanno offerto di fare Abbronzatissimi 2, sono andato da Marco Ferreri e gli ho detto “Secondo te cosa devo fare?” e mi ha detto “Se nun ce vai te, te ce mando io a calci nel culo! L’attore non è nessuno!“. Aveva ragione lui. E infatti certi attori che vedo in giro, che dichiarano come se avessero inventato il vaccino per la polio, insomma, mi fanno un po’ ridere… facciamo questo mestiere, ma siamo attori eh, siamo saltimbanchi.

Marina Suma è stata una tua partner storica: siete ancora in contatto?
Mah, raramente, lei ha cambiato vita sai, vive a Salina, dove confeziona gioielli fatti alla sua maniera, ci sentiamo ogni tanto. Abbiamo fatto dei bellissimi film, soprattutto abbiamo fatto Un ragazzo e una ragazza, uno dei miei film preferiti, di Marco Risi. A me è piaciuto molto, era una commedia, ma con un certo stile, che raccontava bene quegli anni attraverso una storia d’amore a Milano, c’erano delle musiche bellissime, c’era “Milano, Milano vicino all’Europa” c’era Lucio Dalla, ci sono molto affezionato a quel film.

E Karina Huff? Lì che ti ricordi?
Sì guarda… la ricordo benissimo, con grande affetto… lei era l’entusiasmo degli anni ottanta, una grande vitalità, era birichina al punto giusto, era carina come il suo nome, quando entrava sul set lo illuminava. Aveva un grande talento, recitava in una lingua non sua con una grande naturalezza. E niente… ed era una grande compagnona, nonostante fosse bellissima siamo diventati subito amici, era una grande compagna di scorribande, ho trovato profondamente ingiusta questa sua dipartita improvvisa. Veramente molto triste. Se devo essere schietto, il coro di tutti quelli del cinema che dicevano che era bravissima, però erano vent’anni che nessuno la chiamava, nonostante il suo talento…

 

Jerry Calà con il figlio e Fedez UVDL - Jerry Calà con il figlio Johnny e Fedez

 

Qual è stata occasione della tua vita che ti ha fatto dire “è tanto che aspettavo un’occasione così
Ehhh… devo dire che insomma, più di una volta! Per esempio quando mi hanno offerto il primo film da protagonista, con il nome, da solo sopra il titolo, e quando poi l’ho visto realizzato “Jerry Calà – in – Vado a vivere da solo” è stato una doppia libidine coi fiocchi [ride].

Hai qualche rimpianto? C’è stato qualche treno passato una volta sola?
No, il mio unico rimpianto è quando ero già su un bel treno, con i miei amici Boldi, De Sica e Greggio, e invece ho voluto smontare perché volevo fare un percorso un po’ più da solo. Lì forse commercialmente ho sbagliato, però poi alla fine anche da quell’errore ho fatto tante altre esperienze, come quella di Ferreri, che mi hanno ripagato magari meno economicamente, ma più in termini di soddisfazioni. Alla fine tutto va come deve andare.

Un’ultima cosa, anzi, la penultima che volevo chiederti: l’incidente d’auto che hai avuto nel 1994… 
Lì veramente ho rischiato la vita alla grande… poi l’ho rivoltato in un’esperienza di vita che mi ha cambiato profondamente, perché io ero attaccatissimo al mio lavoro, vivevo per quello anche un po’ maniacalmente, tanto da telefonare la domenica sera alle cassiere dei cinema per sapere gli incassi del cinema. Invece dopo quell’evento lì, la mia classifica, le mie priorità della vita sono cambiate e ho messo al primo posto altre cose più importanti del lavoro. E infatti ogni volta che mi sta per tornare quell’affanno di una volta mi fermo. Jerry, ripensa a quando stavi per morire: e dico chissenefrega.

 

Libidine! - Foto: Gabriele Ferraresi  Libidine! – Foto: Gabriele Ferraresi

 

La tua autobiografia sembra stia andando benone: ti aspettavi un successo del genere?
Devo dire che ho avuto dei feedback molto buoni anche da quelli che lo hanno letto… sono anche un po’ sorpreso, dicono che si legge tutto di un fiato, anche i miei amici che sono molto criticoni sono rimasti piacevolmente sorpresi. Sono contento, dico la verità, non me lo aspettavo, mi sono avvicinato a questa cosa con molto pudore. Ero quasi incerto se farla o no, poi dato che la casa editrice era così prestigiosa, ho detto sì… ho fatto due conti con il mio cassetto della memoria e ho visto che di cose da raccontare ne avevo e mi sono avventurato.

Che farai domani?
Non lo so, sono a disposizione del futuro.

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