L’uomo che sogna di volare, una riflessione su Hayao Miyazaki

Miyazaki è sempre stato affascinato dagli aerei da guerra, una passione che sembra cozzare con la sua poetica pacifista. Scopriamo perché non è così

Cinema
di Simone Stefanini facebook 13 marzo 2017 16:20
L’uomo che sogna di volare, una riflessione su Hayao Miyazaki

 

Non è certo un segreto che Hayao Miyazaki ami volare, ma non è quello il punto, perché da sempre l’essere umano ha subito la fascinazione per il volo, fin dalla mitologia greca.

La parabola di Icaro che, imprigionato nel labirinto di Dedalo, tentò di scappare con le ali di cera e piume ma volò troppo vicino al Sole che fece sciogliere le sue ali, è una di quelle storie che s’imparano a scuola elementare.

Hayao Miyazaki, il maestro dell’animazione giapponese non è di certo immune da questa passione, tanto che in ogni suo film ci sono aerei, creature volanti e altri velivoli di fantasia su cui sfrecciano i suoi protagonisti.

 

Nausicaä della Valle del vento  Nausicaä della Valle del vento

 

Nel video che vedete qui sopra, firmato Plot Point Production, potete vedere un montaggio di molte delle scene di volo nei film di Miyazaki, dagli alianti a motore di Nausicaä della Valle del vento (1984)  a Si alza il vento (2013), il suo lungometraggio più recente, la storia dell’ingegnere aeronautico Jirō Horikoshi, che inventò gli aerei impiegati dai kamikaze giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Non solo: pensate al Castello nel cielo dell’omonimo film (1986) o alla scopa volante della streghetta adolescente Kiki (1989).

 

Kiki consegne a domicilio  Kiki consegne a domicilio

 

Nel mezzo, gli aeroplani italiani della  Regia Aeronautica durante la Prima Guerra Mondiale, guidati da Marco Pagot, diventato Porco Rosso a causa di un sortilegio (1992), ma anche Satsuki e Mei portate in volo da Totoro, il custode della foresta nel suo film più iconico (1988).

 

Il mio vicino Totoro  Il mio vicino Totoro

 

Da cosa derivi una tanto sbandierata passione è presto detto: il padre di Miyazaki era coproprietario di una fabbrica che produceva parti di aerei e fin da piccolo, Hayao ha interiorizzato il volo come una sorta di liberazione dall’oppressione della gravità. È un profondo conoscitore dei piloti italiani del passato, come Francesco Baracca, Arturo Ferrarin e Adriano Visconti, ma anche di Giovanni Battista Caproni, l’ingegnere aeronautico e pioniere della nostra aviazione, che diventa un personaggio onirico nel suo film più recente.

 

Porco Rosso  Porco Rosso

 

Nel 2002 è uscito un cortometraggio giapponese intitolato 空想の機械達の中の破壊の発明 (L’invenzione della distruzione nelle macchine della fantasia) scritto e diretto da Hideaki Anno, che viene proiettato tutti i giorni nel Museo Ghibli. Esso è tutto incentrato sulle meraviglie del volo ed è doppiato dallo stesso Hayao Miazaki, che nel documentario video Il regno dei sogni e della follia (2013) parla della propria contraddizione interiore, tra la fascinazione nei confronti degli aerei militari ammirati durante la guerra e il disagio provocato da questo amore viscerale per invenzioni che sulla carta sarebbero prodigi di tecnica e fantasia, ma che si possono trasformare in macchine portatrici di morte.

 

Si alza il vento  Si alza il vento

 

Una riflessione, quella di Miyazaki, sul dualismo delle passioni umane. La sua poetica infatti è fortemente pacifista, ambientalista e femminista. Fin dagli anni sessanta ha preso parte alle lotte sindacali all’interno della Toei Animation della quale faceva parte e ha sempre manifestato una visione politica socialista, criticando spesso il capitalismo e la globalizzazione, anche nei suoi cartoni animati. Si pensi alla battaglia di Conan, il ragazzo del futuro contro la tecnocrazia di Indastria (1978).

 

Conan, il ragazzo del futuro  Conan, il ragazzo del futuro

 

Ecco spiegata la fascinazione di Hayao Miyazaki per gli aerei da guerra, nonostante sia un guilty pleasure, un sogno maledetto che cozza contro la sua visione della vita, dev’essere inteso nella speranza che le invenzioni aeronautiche si smarchino dall’industria della guerra e possano essere contemplate in futuro come opere d’arte e di libertà.

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