amari dimenticati
Society
di Gabriele Ferraresi 14 Marzo 2017

L’Amaro del Carabiniere, l’Amaro 18 e gli altri alcolici della nostra infanzia

Non nel senso che li bevevamo: nel senso che nel mobiletto della nonna non potevano mancare…

Anche se in Italia si consumano meno alcolici rispetto a un tempo, gli amari resistono. Non tutti certo, ma resistono: ci sono i classici – il Montenegro, il Fernet Branca, il Braulio, tutti quelli che trovate in questa classifica di Agrodolce – ma ci sono anche tanti amari e tanti alcolici (non per forza amari) un po’ dimenticati, di quelli che siamo più abituati a vedere impolverati nel mobiletto in legno di teak della nonna, in bottiglie il cui tappo solitamente non viene più svitato dal 1988.

Siccome a noi piacciono i perdenti ben più dei vincenti, vogliamo partire con voi in un viaggio negli alcolici caduti in alcuni casi nell’oblio, in altri lontani dalla fascia di mercato in cui noi trentenni volenti o nolenti ci troviamo.

Amaro del Carabiniere

Si dice che persino Nixon ne chiese una bottiglia: imbottigliato fin dal 1978 dalla Sassano&Pagani, esiste anche in versione Guardia della Finanza e non è reperibile nei canali della distribuzione tradizionale, potete berlo solo se avete un amico o un parente nell’Arma. Risultato di un mix alcolico con 63 erbe, l’Amaro del Carabiniere era ricordato così dal suo inventore, Michele Sassano, in un’intervista a Il Giornale del 2009: “Scrissi una lettera formale ai Carabinieri dicendo che volevo produrre il loro amaro e il comandante di Milano mi concesse la licenza. Era il settembre del 1978 e in quell’anno per Natale moltissimi carabinieri lo ricevettero come regalo dalle oltre 270 caserme italiane che lo avevano richiesto. Gli spacci cominciarono a venderlo e così si realizzò il mio sogno. Allora una bottiglia costava 2.500 lire“.

 

Elisir San Marzano Borsci

I grandi flussi migratori dall’Albania non risalgono solo agli anni ’90 del secolo scorso: anzi, fin dal secolo XV dall’altra parte dell’Adriatico arrivavano persone, storie, e vite da ricominciare da capo in Italia. Non per niente ancora oggi in Puglia sopravvivono comuni dove costumi, lingua e tradizioni sono storicamente legate all’Albania: uno di questi paesi è proprio San Marzano di San Giuseppe, dove nel 1840 Giuseppe Borsci – giunto lì dall’Albania – si inventò l’Elisir San Marzano. Sull’etichettala dicitura “specialità orientale”, insieme all’aquila bicipite, simbolo dell’Albania“. Protagonista di spot leggendari negli anni ’80, dopo una crisi aziendale l’Elisir San Marzano Borsci è stato “salvato” qualche anno fa dalla Caffo, l’azienda che produce l’Amaro del Capo.

 

China Martini, Ferro-china Bisleri e gli altri elisir di china

Ne posseggo ricordi dal nitore cristallino. Estate, Liguria, mia nonna che sorseggia una China Martini a metà pomeriggio da un minuscolo bicchierino di cristallo e nei minuti successivi l’odore del bicchiere svuotato che rimane in salone. Ancora oggi in commercio, la China Martini non mi pare sia molto bevuta tra i miei coetanei trentenni, ma non dubito abbia un duraturo successo tra chi all’anagrafe è nato dal 1940 in giù. Proprio come il leggendario Ferro-china Bisleri, altro elisir a base di estratti della corteccia di China calisaia – pianta da cui si estraeva il chinino – in passato utile antimalarico.

 

Pernod

amari dimenticati

Lo bevi? Ti senti a Marsiglia anche in un baretto di Quinto Romano. Alla fine del primo bicchiere? Un panorama della Milano-Meda si trasforma nella Costa Azzurra. Al secondo bicchiere? Gratosoglio diventa chic come Saint-Jean-Cap-Ferrat. Più o meno eh, perché in caso abbiate visioni del genere in luoghi del genere mi sa che vi siete presi un buon allucinogeno e non del delizioso Pernod, aperitivo francese in commercio dagli anni cinquanta e che ancora oggi nutre in Italia una ristretta schiera di ammiratori, riuniti in un culto carbonaro del quale ammetto di fare parte da tempo. Aperitivo da iniziati il Pernod, si beve diluito nell’acqua naturale con ghiaccio – ma ammetto di averlo bevuto spesso liscio con ghiaccio – deve il suo caratteristico sapore alle essenze d’anice stellato.

 

Vat 69

Eternato da Gigi Proietti in Febbre da Cavallo, il Vat 69 è un whisky nato nel 1882, in Scozia. Deve essere un whisky medio, senza infamia e senza lode, ma non l’ho mai bevuto in vita mia per cui sospendo il giudizio. Oggetto di innumerevoli placement voluti e non voluti – tra quelli più incredibili: appare ne L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon – dà l’idea di essere stato molto popolare negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Difficile vederlo bevuto oggi, ma nei supermercati si trova tranquillamente.

 

Amaro 18 Isolabella – Facchetti Edition

amari dimenticati Kijiji

Qui si vola alti. Si vola veramente alti. Ideato nel 1871 da Egidio Isolabella, è prodotto ancora oggi, anche se abbastanza difficile da trovare nei bar. Ed è un peccato: perché non è un amaro, è una macchina del tempo. Che ci riporta almeno al 1987, epoca in cui Giacinto Facchetti – leggenda e bandiera nerazzurra – promuoveva un concorso straordinario, di cui si trova traccia sul noto portale di annunci Kijiji e non purtroppo negli archivi di Stato come sarebbe giusto. Era “il grande concorso a premi “Palloni e stadi” in collaborazione con la Gazzetta dello Sport (…) Pubblicizzato dal grande campione Giacinto Facchetti“. Montepremi? 10.000 palloni. Cosa darei per averne uno oggi, di quei 10.000 palloni…

 

Petrus Boonekamp
https://www.youtube.com/watch?v=eoL0XvNogsU
L’amarissimo che fa benissimo” diceva la réclame, ma forse sarebbe stato da chiedere anche a un epatologo. Ancora oggi però dopo i fasti degli anni ’70 e ’80 lo si vede ogni tanto un Petrus, che sta lì, malinconico col suo tappo rosso, appoggiato sugli scaffali di qualche baretto periferico. Autentico celacanto degli amari, con il pesce preistorico il Petrus Boonekamp condivide le origini nella notte dei tempi, la misteriosa sopravvivenza, lo status di fossile vivente. Chissà che genere di persona beve oggi questo amaro, che si dice ideato nel 1777 dal signor Petrus Boonekamp, omaggiato da Caparezza insieme ad altre madeleines consumiste della nostra infanzia nella canzone Limiti. 

 

Stock 84

amari dimenticati

Fondata da Lionello Stock in quel di Trieste nel 1884, ben prima di entrambe le guerre mondiali, la Stock fu un colosso in anticipo sui tempi sotto molti aspetti, due su tutti il marketing e pubblicità. La Stock infatti si legò al calcio fin dagli anni ’30 del secolo scorso, legandosi a doppio filo a una trasmissione che ancora oggi è un capolavoro della radiofonia, ovvero Tutto il calcio minuto per minuto. Dove ogni domenica riecheggiava: “Se la squadra del vostro cuore ha vinto, brindate con Stock 84, se ha perso consolatevi con Stock 84“. Prodotto di punta rimane ancora oggi il brandy Stock ’84, così a naso non molto bevuto tra i miei coetanei.

 

Bonus: la Prunella Ballor

 

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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