I tre arrestati accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, intendono rispondere domani alle domande del pubblico ministero dopo il colloquio avuto questa mattina in carcere con i loro difensori, per chiarire — secondo la linea annunciata dalla difesa — alcuni passaggi dell’accusa e il presunto mandato ricevuto.
Attentato a Sigfrido Ranucci, la linea della difesa
“I nostri assistiti sono intenzionati a rispondere alle domande e a chiarire in merito alle accuse contestate”. Lo ha detto l’avvocato Antonio Falconieri, uno dei difensori di tre dei quattro arrestati nell’inchiesta sull’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, volto noto del giornalismo investigativo e conduttore di Report. Parole misurate, pronunciate dopo il primo confronto in carcere, ma sufficienti a indicare la strategia: non avvalersi del silenzio, almeno nelle intenzioni, e fornire una versione dei fatti davanti al magistrato.
Il passaggio davanti al pm è fissato per domani. In quella sede, i tre indagati dovrebbero affrontare le contestazioni mosse dagli inquirenti, che li indicano come presunti esecutori materiali dell’azione compiuta nei pressi della casa del giornalista. “L’intenzione è di chiarire alcuni punti e qual è stato il mandato ricevuto”, ha aggiunto Falconieri, lasciando intendere che una parte dell’interrogatorio potrebbe concentrarsi non solo sull’esecuzione del gesto, ma anche sull’eventuale catena di decisioni a monte.
Il colloquio in carcere con D’Avino e Passariello
Questa mattina i difensori hanno incontrato in carcere Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due degli arrestati assistiti dal collegio difensivo. Si è trattato, secondo quanto riferito, di un colloquio preliminare in vista dell’interrogatorio fissato davanti al pubblico ministero. Un confronto necessario, nelle ore che precedono un passaggio giudiziario delicato, per definire tempi, contenuti e margini della dichiarazione che gli indagati potrebbero rendere.
Nel linguaggio prudente degli avvocati, il riferimento al mandato ricevuto appare uno dei punti centrali. Non una ricostruzione completa, almeno per ora, ma un’indicazione: la difesa sembra voler collocare il ruolo dei propri assistiti dentro un quadro più ampio, ancora da precisare davanti agli inquirenti. In base a quanto emerso finora, le accuse riguardano la partecipazione diretta all’azione contro l’abitazione del conduttore di Report. Sarà l’interrogatorio, solo allora, a chiarire se gli indagati confermeranno questa impostazione o offriranno una lettura diversa dei fatti.
Le accuse e il nodo degli esecutori materiali
L’indagine ruota attorno all’attentato davanti casa di Sigfrido Ranucci, episodio che ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema della sicurezza dei giornalisti impegnati in inchieste televisive. Gli arrestati, quattro in tutto secondo quanto riferito dagli atti finora noti, sono accusati a vario titolo di avere avuto un ruolo nell’azione. Tre di loro sono assistiti anche dall’avvocato Falconieri, che oggi ha confermato la disponibilità dei propri clienti a rispondere.
La definizione di esecutori materiali è uno degli aspetti più rilevanti dell’impianto accusatorio. Significa, nella prospettiva degli inquirenti, che gli arrestati non avrebbero avuto un ruolo marginale o solo preparatorio, ma sarebbero stati coinvolti nella fase concreta dell’attentato. La difesa, però, punta a verificare e contestualizzare questo punto. “Chiarire alcuni punti”, ha spiegato il legale, è l’obiettivo dichiarato. Una formula asciutta, da udienza imminente, che può includere precisazioni sui contatti, sulle istruzioni ricevute e sulle responsabilità individuali.
Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli ufficiali sul contenuto delle dichiarazioni che gli indagati intendono rendere. Né risultano, dalle informazioni disponibili, anticipazioni sugli elementi investigativi che saranno posti loro durante l’interrogatorio. In casi di questo tipo, il confronto con il pm serve anche a misurare la tenuta delle prime ricostruzioni e a verificare eventuali divergenze tra le posizioni dei diversi arrestati.
L’interrogatorio davanti al pm e i prossimi passaggi
Domani l’attenzione si sposterà quindi sull’interrogatorio davanti al pubblico ministero, snodo atteso sia dagli investigatori sia dalle difese. Gli indagati potranno rispondere alle domande, rendere dichiarazioni spontanee oppure scegliere di non affrontare alcuni passaggi. La linea annunciata, per ora, è quella della collaborazione processuale: parlare, spiegare, distinguere i ruoli.
Per la procura, il confronto potrà servire a consolidare o a correggere il quadro accusatorio sull’attentato a Ranucci. Per i difensori, invece, sarà l’occasione per inserire nel fascicolo una prima versione degli assistiti, con particolare attenzione al presunto mandato evocato dall’avvocato Falconieri. È su quel punto che potrebbe aprirsi il capitolo più delicato dell’inchiesta: capire se dietro l’azione vi siano stati altri livelli decisionali o se la responsabilità resti circoscritta agli arrestati.
Sigfrido Ranucci, da anni alla guida di Report, è una figura esposta per la natura delle inchieste condotte dalla trasmissione. L’episodio davanti alla sua abitazione ha suscitato attenzione nel mondo politico, giornalistico e istituzionale. Ora, però, la vicenda entra in una fase più tecnica, fatta di verbali, domande e risposte. E sarà da quelle parole, se arriveranno davvero, che gli inquirenti proveranno a ricostruire il percorso dell’attentato.





