Sarah e Alisya, le due sorelle ritrovate a Formia, sono adesso in una casa famiglia protetta e per il momento resteranno lì, lontano dal rumore che inevitabilmente si è creato attorno alla loro vicenda. A dirlo è il sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli, che in questa storia non parla solo da amministratore ma da tutore legale delle ragazze, con il compito di difenderne gli interessi mentre il quadro giudiziario deve ancora assestarsi.
Dove si trovano adesso le due sorelle
Il primo dato concreto è questo: le ragazze sono state collocate in una struttura protetta e non ci sarà, almeno nell’immediato, un passaggio affrettato verso altre soluzioni. Stefanelli ha spiegato che incontrerà Sarah e Alisya nelle prossime ore, dopo aver scelto di lasciare loro un po’ di tempo, una scelta che in casi del genere pesa più di tante dichiarazioni, perché quando due minori finiscono dentro una vicenda familiare e giudiziaria così esposta, la priorità non è riempire il vuoto con parole ma evitare altri strappi. Intorno a loro, intanto, si stanno valutando le misure da attivare per la tutela quotidiana, materiale e psicologica, in attesa di capire come si muoverà il procedimento.
Il nodo del padre e quello che dice la sentenza
Il punto più delicato resta il rapporto con il padre. Stefanelli non si è sbilanciato sui tempi di un eventuale incontro, ma ha richiamato la sentenza del 28 maggio, che indica come obiettivo il recupero del legame con il genitore. È un passaggio che dice molto, perché segnala che la linea tracciata dal tribunale non è quella di una rottura definitiva, almeno allo stato attuale, ma di un percorso da ricostruire con cautela. Sullo sfondo c’è anche la posizione della madre, e qui lo stesso sindaco ammette, di fatto, che bisogna vedere come evolverà la vicenda. In queste situazioni le decisioni formali arrivano sulla carta prima della loro reale praticabilità, e tra le due cose spesso si apre una distanza che non si colma in pochi giorni.
Cosa cambia davvero per le ragazze e per chi segue il caso
Per Sarah e Alisya adesso cambia tutto nelle cose più normali: dove dormono, chi le accompagna, con chi parlano, quali adulti possono prendere decisioni per loro. Quando si parla di percorsi di sostegno non si sta evocando una formula generica, ma un insieme di interventi che servono a rendere meno traumatico il passaggio tra la dimensione familiare e quella protetta, e a preparare qualunque eventuale riavvicinamento senza forzature. Per chi osserva da fuori, soprattutto in una comunità piccola come quella di Minturno e Formia, la tentazione di cercare subito una soluzione lineare è forte, però vicende così non vanno quasi mai in linea retta. Ci sono sentenze, valutazioni sociali, tempi emotivi e fragilità che non coincidono, ed è proprio lì che si capisce quanto il diritto, da solo, non basti a rimettere ordine nelle vite.





