È lo stesso dato del Piemonte ed è secondo solo a quello della Lombardia, ferma a 25. Il numero diffuso da Asaps, l’Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale, riaccende i riflettori su una scena che sulle strade si ripete ogni giorno: attraversamenti pericolosi, auto che corrono troppo e tutta la fragilità di chi si muove a piedi, soprattutto in città.
Dal Lazio al dato nazionale: 175 vittime in cinque mesi e un aumento del 19%
Il problema non riguarda soltanto Roma o il Lazio. In tutta Italia, nei primi cinque mesi del 2026, i pedoni uccisi sono stati 175, con un aumento del 19% rispetto allo stesso periodo del 2025. Solo nell’ultima settimana le vittime sono state dieci: un dato che basta a far capire perché il tema sia tornato al centro della discussione sulla sicurezza stradale. Anche l’andamento mese per mese dice molto: 47 morti a gennaio, 29 a febbraio, 40 a marzo, 27 ad aprile, 32 a maggio. Non c’è, in sostanza, un momento in cui il fenomeno si arresta davvero. E resta una contraddizione evidente, ben nota a chi vive le città: si parla di mobilità sostenibile, di strade più vivibili e di tutela degli utenti più esposti, ma i numeri continuano a dire una cosa semplice e pesante: camminare resta rischioso.
Chi muore e dove: over 65, investimenti sulle strisce e casi di pirateria stradale
A colpire è anche il profilo delle vittime. Su 175 morti, 85 avevano più di 65 anni: quasi la metà del totale. Un dato che pesa, perché riguarda persone spesso più vulnerabili nei tempi di reazione, nei movimenti e nella possibilità di evitare l’impatto. Le vittime sono state 115 uomini e 60 donne. Gli investimenti mortali avvenuti sulle strisce pedonali sono 83, un numero che da solo mostra come il problema non possa essere liquidato, come spesso accade, dando la colpa al pedone. A questo si aggiungono 17 episodi di pirateria stradale, con conducenti scappati dopo aver lasciato a terra la persona investita. Sullo sfondo restano i dati degli anni precedenti: 470 pedoni morti nel 2024 secondo Istat, 434 nel 2025 secondo la stima preliminare di Asaps. E il 2026, almeno per ora, non sta andando nella direzione che molti si aspettavano.




