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Multe a Roma, il caso dei fondi non reinvestiti: perché i conti del Campidoglio finiscono al ministero

Una cifra più alta di circa 22 milioni rispetto al 2022, ma più bassa di circa 14 milioni rispetto al 2024

by Paola Lorusso
18 Giugno 2026
in Cronaca
Verbale di contravvenzione della Polizia Roma Capitale lasciato sul parabrezza di un'auto

Il caso delle multe a Roma arriva sul tavolo del ministero dell’Interno e mette sotto pressione il Campidoglio. Non si discute solo di quanto incassi il Comune dagli automobilisti, ma di che fine facciano quei soldi. Secondo l’interrogazione presentata dal deputato di Fratelli d’Italia Marco Perissa, dal rendiconto 2025 pubblicato sul portale del Viminale emerge un punto politico e amministrativo pesante: a fronte di quasi 155 milioni di euro di sanzioni al codice della strada, le somme reinvestite in sicurezza stradale, controlli, manutenzione e segnaletica sarebbero molto più basse del previsto. In una città dove buche, incroci pericolosi, incidenti e cantieri infiniti sono pane quotidiano, la destinazione dei proventi delle multe diventa una cartina di tornasole della gestione della Capitale.

Agenti della Polizia Roma Capitale con autovelox in strada accanto a un'auto di servizio

Il rendiconto 2025: 155 milioni di sanzioni e l’obbligo di reinvestire

Il dato da cui parte tutto è quello indicato nel rendiconto sui proventi delle violazioni al codice della strada: nel 2025 Roma Capitale ha registrato quasi 155 milioni di euro di multe. Una cifra più alta di circa 22 milioni rispetto al 2022, ma più bassa di circa 14 milioni rispetto al 2024. Numeri comunque pesanti per le casse comunali. La legge, però, non consente ai Comuni di usare liberamente quei soldi. Una parte deve tornare sulle strade, non perdersi nel bilancio generale. In particolare, il 50 per cento degli incassi da multe, esclusi quelli da autovelox, va destinato a manutenzione, segnaletica, illuminazione, controlli e interventi legati alla sicurezza stradale.

Per gli autovelox la regola è ancora più rigida: il 100 per cento degli incassi deve essere usato per rendere le strade più sicure. A Roma, i rilevatori di velocità avrebbero prodotto circa 2,3 milioni di euro, tutti vincolati a quella finalità. Da qui nasce il caso: non basta incassare, bisogna dimostrare che quei fondi siano stati usati come prevede la legge.

La ripartizione contestata: dai 76,5 milioni attesi ai 58 milioni dichiarati

Secondo la ricostruzione contenuta nell’interrogazione di Marco Perissa, Roma avrebbe dovuto destinare alla sicurezza stradale circa 76,5 milioni di euro, calcolando le quote vincolate sui proventi complessivi. La cifra indicata come reinvestita, però, si fermerebbe a circa 58 milioni. È questo lo scarto che accende lo scontro politico. Per l’esponente di Fratelli d’Italia, si tratterebbe di un mancato utilizzo pari a circa il 12 per cento rispetto a quanto previsto. Nel dettaglio, circa 52,4 milioni di euro sarebbero stati assegnati a voci come segnaletica, rafforzamento dei controlli, mezzi per la polizia locale e manutenzione delle strade.

La voce più consistente riguarderebbe proprio controlli e mezzi, con 20,6 milioni di euro. A questi si aggiungono altri 5,5 milioni destinati direttamente ai municipi, fino ad arrivare alla soglia dei 58 milioni. Il nodo, nella lettura dell’interrogazione, non è solo di bilancio: se quei soldi sono vincolati, il Campidoglio deve chiarire perché la quota usata risulti più bassa di quella attesa e quali passaggi abbiano prodotto questa differenza. Per una città come Roma, anche pochi milioni possono voler dire un attraversamento messo in sicurezza oppure un intervento rinviato.

I 16,5 milioni fermi su progetti non avviati e il nodo della sicurezza stradale

C’è poi un altro punto sollevato nella denuncia politica: 16,5 milioni di euro risulterebbero ancora fermi su progetti non avviati. È un passaggio delicato, perché sposta il tema dalla semplice destinazione dei fondi alla loro ricaduta concreta. Nei bilanci una somma può essere programmata, vincolata o impegnata. Ma per chi passa ogni giorno su una strada dissestata, o attraversa un incrocio buio, conta una cosa sola: che il lavoro venga fatto. Perissa lega questo aspetto anche ai dati sugli incidenti nella Capitale. Nel 2025, secondo i numeri richiamati nella sua nota, si sarebbero registrati quasi 14 mila incidenti stradali, contro gli oltre 11 mila del 2021.

Il saldo indicato dall’esponente di FdI parla di circa 4 mila incidenti in più in cinque anni, oltre 3.300 feriti in più e 13 vittime in più rispetto alla fase in cui Roberto Gualtieri si è insediato in Campidoglio. Sono cifre da leggere dentro una città enorme, con traffico intenso, cantieri, trasporto pubblico fragile e una rete viaria complicata. Proprio per questo, però, il vincolo sui proventi delle multe non è una formalità: serve a evitare che le sanzioni diventino solo una voce di entrata, senza effetti reali sulla prevenzione. Se aumentano multe, incidenti e fondi fermi, per l’amministrazione diventa più difficile sostenere che il sistema stia funzionando.

L’interrogazione di Perissa al Viminale e le verifiche sul Campidoglio

L’interrogazione al ministero dell’Interno chiede chiarimenti su un punto preciso. Il Viminale raccoglie e pubblica i rendiconti inviati dagli enti locali sui proventi delle sanzioni, e per questo viene chiamato in causa. Marco Perissa chiede di verificare se la ripartizione comunicata da Roma Capitale sia in linea con gli obblighi di legge e se le somme non ancora utilizzate siano state accantonate, impegnate o lasciate in sospeso nel modo corretto. Ora la vicenda può muoversi su due binari. Il primo è amministrativo: il Campidoglio potrebbe dover spiegare meglio le voci indicate, i tempi dei progetti e la parte effettivamente spesa per la sicurezza stradale.

Il secondo è politico, perché l’opposizione userà questi numeri per contestare la gestione di mobilità e manutenzione urbana. La giunta può richiamare i piani già avviati, le competenze divise tra dipartimenti e municipi, i tempi degli appalti. Ma il punto resta: quando una città incassa 155 milioni di euro dalle multe, i cittadini si aspettano strade più sicure, semafori funzionanti, segnaletica chiara e controlli mirati. Il passaggio al ministero non è una condanna. Apre però una verifica che il Campidoglio difficilmente potrà archiviare come semplice polemica. La distanza tra fondi previsti, fondi dichiarati e fondi davvero spesi misura un fatto molto concreto: quanto le multe servano davvero a prevenire nuovi incidenti, e quanto restino invece una voce pesante nel bilancio di una Capitale sempre più difficile da attraversare.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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