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Ostia celebra il suo “funerale” simbolico: la protesta di una città che chiede riscatto

In piazza Anco Marzio, cuore pedonale del litorale romano, sono arrivate circa 400 persone

by Paola Lorusso
16 Giugno 2026
in Cronaca
Una immagien delle manifestazioni a Ostia, dove i cittadini hanno sfilato come ad un funerale

Ostia celebra il suo “funerale” simbolico e porta in piazza una protesta che vuole farsi vedere e sentire. Non solo una bara al centro della scena, non solo cappucci neri e manifesti funebri. In piazza Anco Marzio, cuore pedonale del litorale romano, sono arrivate circa 400 persone tra residenti, commercianti, balneari, famiglie e curiosi. C’era anche Enzo Salvi, da settimane vicino alle mobilitazioni legate agli stabilimenti. Il tono era ironico, quasi teatrale. Ma il messaggio, quello no, non aveva nulla di leggero: Ostia chiede riscatto.

La protesta in piazza Anco Marzio: bara, cappucci neri e 400 partecipanti

Una bara simbolica in piazza, manifesti funebri affissi e rilanciati sui social, persone vestite a lutto, volti coperti da cappucci neri. Così Ostia ha scelto di mettere in scena la propria “morte” pubblica. La manifestazione, organizzata domenica 14 giugno nella centrale piazza Anco Marzio, ha richiamato circa 400 partecipanti, secondo quanto riferito dai promotori e dalle cronache locali. Negli annunci funebri il messaggio era duro: Ostia sarebbe stata “uccisa” da una gestione politica romana ritenuta assente e incapace di difendere bellezza, dignità e futuro del territorio.

Dietro la provocazione, però, c’era qualcosa di più profondo. C’era il disagio di una città che è Roma, ma spesso non si sente trattata come Roma. È il mare della Capitale, eppure molti la vivono come una periferia lasciata ai margini. La presenza di Enzo Salvi, legato al litorale e già intervenuto sul caso del lido Bagni Vittoria, ha dato ancora più visibilità alla protesta. La piazza ha scelto un linguaggio semplice e diretto: non un convegno, non una conferenza stampa, ma un funerale finto per denunciare una crisi considerata molto reale.

I manifestanti sfilano qui metaforicamente con una bara che rappresenta la morte del quartiere

Il ruolo di Mauro Delicato e dell’associazione “Giustizia per Ostia”

A promuovere l’iniziativa è stata l’associazione “Giustizia per Ostia”, legata a Mauro Delicato, attivista e influencer locale che da tempo racconta sui social problemi, disservizi, degrado urbano e scontri con l’amministrazione sul litorale. Delicato ha costruito negli anni una presenza molto riconoscibile: video sul territorio, denunce frequenti, toni netti, critiche alla gestione capitolina e grande attenzione al tema delle spiagge. Il suo modo di comunicare divide, come spesso accade a chi sceglie la strada dello scontro frontale. Ma intercetta un malessere che a Ostia c’è, e non da oggi.

L’associazione ha presentato il funerale come una “denuncia pubblica”, chiedendo ai cittadini di trasformare il lutto simbolico in una presa di parola collettiva. La formula dei manifesti funebri, con la “scomparsa” della città annunciata come se fosse una persona cara, ha colpito un nervo scoperto. Per molti ostiensi, Ostia non è solo un quartiere: è memoria familiare, lavoro stagionale, mare, turismo, seconde case, pendolarismo e periferia complessa. Quando un posto così viene percepito solo come problema da gestire o pratica da chiudere, la protesta cerca simboli forti. Questa volta ha scelto il più estremo, la morte, per chiedere una rinascita. Nei messaggi dei promotori tornava spesso il confronto tra ciò che Ostia “era” e ciò che “avrebbe potuto essere”: nostalgia e rivendicazione nello stesso gesto.

Balneari, commercianti e cittadini contro la gestione del litorale

In piazza c’erano balneari, commercianti, residenti e famiglie. Realtà diverse, ma unite da una critica comune alla gestione del litorale. Il nodo più caldo resta quello delle spiagge e degli stabilimenti, una materia che da anni si muove tra concessioni, ricorsi, controlli, sequestri, interventi del Campidoglio e richieste di legalità. A Ostia ogni scelta sulla costa ha conseguenze immediate: sulle imprese, sul lavoro stagionale, sull’immagine turistica e sulla vita quotidiana di chi il mare lo frequenta anche d’inverno. I commercianti temono una città sempre meno capace di valorizzare il centro e la sua vocazione balneare.

I residenti parlano di decoro, sicurezza, trasporti e manutenzione. Gli operatori del mare chiedono regole chiare, tempi certi e una gestione che non venga vissuta come punitiva. La protesta non cancella la complessità del tema: il litorale romano ha una lunga storia di zone d’ombra, abusi e interventi della magistratura. Proprio per questo la questione resta delicata. Legalità e rilancio non possono essere messi l’uno contro l’altro. Ma in piazza Anco Marzio è emersa una paura precisa: che chiusure e provvedimenti lascino dietro di sé solo serrande abbassate, lavoro perso e spazi senza futuro. Il punto ripetuto da molti è semplice: Ostia non vuole essere solo amministrata, vuole essere ascoltata. E non è una differenza da poco.

Da Bagni Vittoria agli stabilimenti sequestrati: le ferite aperte della città

Il caso di Bagni Vittoria ha pesato molto sul clima della manifestazione. Lo stabilimento, finito al centro di un sequestro, è diventato nelle ultime settimane uno dei simboli delle tensioni tra operatori balneari, cittadini e amministrazione capitolina. Enzo Salvi si era già schierato pubblicamente contro la chiusura, dando voce a chi vede in questi provvedimenti non solo un atto amministrativo, ma una ferita aperta in luoghi considerati parte dell’identità del litorale. E non è l’unico fronte acceso.

Altri stabilimenti sequestrati, controlli sulle concessioni, discussioni sulle spiagge libere e timori per la stagione estiva alimentano un clima di incertezza. Ostia continua così a vivere dentro una doppia lettura: da un lato la necessità di regole, trasparenza e accesso al mare; dall’altro la sensazione di essere trattata più come un fascicolo giudiziario che come una comunità viva. Il funerale simbolico Ostia ha funzionato proprio perché ha concentrato tutto in un’immagine semplice e forte. Una bara in piazza dice più di molti comunicati, anche se inevitabilmente semplifica.

Ora resta la domanda del giorno dopo: chi raccoglierà quel segnale? Se la risposta sarà solo polemica, Ostia resterà nel solito rimbalzo tra Campidoglio, Municipio, concessionari e cittadini. Se invece quella rabbia verrà letta come richiesta di progetto, il “funerale” potrebbe diventare il contrario di ciò che ha rappresentato: non la fine, ma l’inizio di una discussione più seria sul futuro del litorale romano.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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