Roma senza culle. Nel 2025 nella Capitale i nuovi nati scendono a 15.961: un dato che conferma il crollo delle nascite a Roma e che ormai pesa ben oltre le tabelle dell’anagrafe. I numeri dell’Ufficio Statistica di Roma Capitale raccontano una città con sempre meno bambini, dai municipi centrali alle periferie. E gli effetti si vedono già: nei nidi, nelle scuole dell’infanzia, nei servizi sanitari di quartiere. Non è più una frenata momentanea. È una tendenza che attraversa tutta Roma, municipio per municipio.

Il dato 2025: 15.961 nuovi nati, 1.408 in meno in un solo anno
Nel 2025 a Roma risultano 15.961 nuovi nati iscritti in anagrafe. L’anno prima erano 17.369. La differenza è pesante: 1.408 bambine e bambini in meno in dodici mesi. Se il confronto si allarga al 2019, il quadro diventa ancora più netto. Allora i nuovi nati erano 20.293, cioè 4.332 in più rispetto all’ultimo dato disponibile. In sei anni la Capitale ha perso un numero di nascite pari alla popolazione infantile di diversi quartieri messi insieme.
Ma il tema non è solo demografico. Meno bambini significa meno classi, meno domanda scolastica, meno ricambio nei servizi, meno famiglie giovani radicate nei territori. Roma fatica a trattenere coppie, lavoratori precari e nuclei con redditi medi. E tutto questo finisce nell’anagrafe: la scelta di avere figli arriva sempre più tardi, quando arriva, e spesso si scontra con affitti, stipendi, tempi di lavoro e reti familiari più fragili.
La mappa dei municipi: VIII, XIII e I sotto quota 700 nascite
La distribuzione nei municipi mostra una Roma a macchie, ma con un dato comune: nessun territorio migliora rispetto al 2024. Il numero più basso è nel Municipio VIII, fermo a 662 nuovi nati. Seguono il Municipio XIII, con 685, e il Municipio I, con 706, appena sopra la soglia simbolica delle settecento nascite. Restano sotto quota mille anche il Municipio XII, con 821, l’XI, con 864, il II, con 866, e il IV, con 964. Poco più su ci sono il Municipio IX, a 1.093, il X, a 1.139, il XIV, a 1.153, e il III, con 1.244 nuovi nati.
La mappa riflette differenze profonde: municipi centrali e semicentrali più anziani, zone residenziali dove il costo della casa pesa sulle famiglie giovani, periferie ancora più dinamiche ma comunque toccate dal calo. Il dato del Municipio I fotografa bene il centro storico: sempre meno famiglie con figli piccoli, tra turismo, mercato immobiliare e residenti che invecchiano.
Il calo nei territori più popolosi: VI, V e VII restano in testa, ma perdono bambini
I municipi dove nascono più bambini restano il VII, il VI e il V. Anche qui, però, il segno è meno. Il Municipio VII arriva a 1.785 nuovi nati, il dato più alto della città. Seguono il VI con 1.673 e il V con 1.415. Sono territori grandi, popolosi, con quartieri ad alta densità abitativa e una presenza ancora forte di famiglie giovani. Ma il vantaggio nei numeri non basta a nascondere la discesa.
Nel Municipio VI nel 2025 sono nati 272 bambini in meno rispetto all’anno precedente, quando i nuovi nati erano 1.945. Nel Municipio V il calo è di 161 unità. Nel VII la perdita è più contenuta, ma c’è: 51 nati in meno. Arretra anche il Municipio III, con 102 nuovi nati in meno. Il paradosso è evidente. Le aree che continuano ad avere più bisogno di servizi per l’infanzia sono spesso le stesse dove famiglie e comitati segnalano da anni carenze di nidi, scuole, spazi pubblici e pediatri.
La demografia regge ancora, ma è sotto pressione. E quando i numeri iniziano a scendere anche lì, il problema non riguarda più solo i quartieri più anziani.
Madri sempre più over 35 e meno nati da madre straniera
L’età delle madri conferma un cambiamento ormai visibile nella vita quotidiana della città. In sei municipi su quindici la fascia più numerosa tra le madri dei nuovi nati è quella tra 35 e 44 anni. Accade nei municipi I, II, III, VII, VIII e XII. Rispetto all’anno precedente, l’elenco si allunga: entra il Municipio VII, dove le madri over 35 sono 867 su 1.785. Non è solo una scelta personale.
Dietro maternità sempre più tardive ci sono percorsi di studio lunghi, lavori instabili, salari fermi, mutui e affitti che spostano in avanti ogni decisione. Cambia anche il peso delle madri straniere, da anni importante in molti territori romani. I nati da madre straniera passano da 3.094 nel 2024 a 2.865 nel 2025. Il calo dice che neppure la componente migratoria riesce più a compensare la denatalità, come accadeva almeno in parte negli anni passati. Anche le famiglie straniere fanno i conti con gli stessi nodi: casa, lavoro, accesso ai servizi, stabilità amministrativa. Roma diventa più anziana non solo perché si vive più a lungo, ma perché alla base della piramide entrano sempre meno bambini.
Scuole dell’infanzia, nidi e pediatri: la denatalità incontra la carenza di servizi
Il primo riflesso si vede nelle scuole dell’infanzia. Nell’anno scolastico 2023/2024, ultimo dato disponibile citato negli approfondimenti sul settore, gli iscritti alle materne romane risultano in calo del 3% rispetto all’anno precedente e del 15% in dieci anni. In tutti i municipi il rapporto tra posti disponibili e iscritti resta sotto il pieno utilizzo. In altre parole, ci sono posti vuoti: un’immagine difficile da immaginare in una città abituata per anni a liste d’attesa e corse alle domande. Attenzione, però, a leggere il dato al contrario. I posti vuoti non significano sempre che l’offerta funzioni.
Spesso convivono con orari poco compatibili, strutture lontane, carenza di personale e difficoltà di accesso nei quartieri dove la domanda resiste. Il Comune ha puntato anche sui fondi del Pnrr per aprire nuovi nidi, soprattutto fuori dal centro, dove la mancanza di servizi pesa di più sulle famiglie. Restano però i nodi dei pediatri, degli spazi per i più piccoli, dei trasporti e delle abitazioni. Una città può costruire nuove strutture. Ma se crescere un figlio resta un’impresa economica e organizzativa, le culle continuano a svuotarsi. La denatalità romana non è soltanto un numero dell’anagrafe: è una prova dura per una Capitale che vuole restare abitabile per chi vorrebbe metterci radici.





