A Roma, da un controllo in un negozio dell’Esquilino si è arrivati fino a un deposito di Guidonia Montecelio: così la Guardia di finanza ha sequestrato 10.488 paia di false scarpe Hermès nella mattinata di venerdì 30 maggio. L’indagine ha ricostruito una filiera di rifornimento legata al commercio di merce contraffatta e, secondo quanto riferito dalle Fiamme gialle, è scattata per fermare prodotti già pronti a finire sul mercato. Denunciato il legale rappresentante della società coinvolta.
All’Esquilino il controllo che ha fatto partire tutto
Tutto è cominciato con un’ispezione dei Baschi Verdi del gruppo Pronto Impiego in un esercizio commerciale dell’Esquilino, quartiere da tempo al centro dei controlli sul piccolo commercio e sulla merce d’importazione. Durante la verifica, spiegano gli investigatori, i militari hanno trovato diverse calzature con marchi contraffatti, tra cui il brand Hermès. A quel punto l’attenzione si è spostata subito oltre il negozio. Il sospetto, infatti, era chiaro: quel punto vendita non fosse che l’ultimo passaggio di una catena più ampia, con alle spalle una struttura organizzata per stoccaggio e distribuzione.
Secondo le prime ricostruzioni, la quantità di merce esposta faceva pensare a qualcosa di ben diverso da un rifornimento occasionale. Per questo i finanzieri hanno approfondito la provenienza dei prodotti, passando al setaccio documenti commerciali, movimenti e contatti legati all’attività. Un lavoro di riscontri, fatto passo dopo passo, che in poche ore ha allargato il perimetro dell’inchiesta.
Da Roma a Guidonia: scoperto il deposito clandestino della merce
Seguendo i canali di distribuzione e i movimenti della merce, la Guardia di finanza di Roma è arrivata a un magazzino a Guidonia Montecelio, alle porte della Capitale, usato come centro di stoccaggio. È qui che l’indagine ha preso una piega più ampia. Nel deposito, indicato dagli investigatori come un deposito clandestino, sarebbero state custodite le forniture destinate a rifornire il negozio e, con ogni probabilità, anche altri sbocchi commerciali ancora al vaglio degli inquirenti.
La perquisizione ha confermato i sospetti: all’interno c’erano migliaia di paia di scarpe già confezionate, pronte per essere smistate. Nessuna insegna, nessuna esposizione al pubblico. Solo scatole, imballaggi e merce in attesa di partire. Gli accertamenti dovranno adesso chiarire da dove arrivassero i prodotti e se la rete avesse ramificazioni anche fuori dal territorio romano. Su questo, per ora, non sono stati diffusi altri dettagli ufficiali.
Maxi sequestro: 10.488 paia bloccate, 50 mila euro di incassi e oltre 8 milioni di danno
Il dato che colpisce di più è la quantità della merce sequestrata: 10.488 paia di scarpe con il marchio contraffatto Hermès, tutte bloccate prima della vendita. Secondo le stime degli investigatori, la loro commercializzazione avrebbe potuto fruttare circa 50 mila euro. Una cifra che fotografa il guadagno immediato dell’operazione, ma che non basta da sola a raccontare il peso economico del fenomeno.

Molto più alto, infatti, è il conto del danno potenziale per la maison francese, stimato in oltre 8 milioni di euro sulla base del valore dei prodotti originali imitati dai falsi. È il meccanismo classico della contraffazione nel settore del lusso: costi bassi, prezzi abbordabili per attirare i clienti e un danno enorme, d’immagine e commerciale, per i marchi colpiti. E non c’è soltanto il brand. Le forze dell’ordine ricordano da tempo che il mercato del falso altera la concorrenza, sottrae entrate fiscali e alimenta circuiti opachi di importazione e distribuzione.
Denuncia e indagine aperta sulla filiera dei prodotti con segni falsi
Al termine dell’operazione, il legale rappresentante della società collegata sia al negozio dell’Esquilino sia al deposito all’ingrosso di Guidonia Montecelio è stato denunciato alla Procura della Repubblica. Le ipotesi di reato contestate, in base a quanto comunicato, sono introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione. La sua posizione dovrà ora essere valutata dall’autorità giudiziaria, mentre gli investigatori continuano ad approfondire la filiera.
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L’intervento si inserisce nel più ampio contrasto al commercio di prodotti falsi a Roma e nell’area metropolitana, dove i controlli si concentrano da tempo su negozi, depositi e circuiti paralleli di vendita. In casi come questo, spiegano fonti investigative, il sequestro della merce è solo il primo passaggio. Il punto vero è ricostruire tutto quello che c’è prima: individuare fornitori e intermediari, capire chi muove la distribuzione. È lì che si misura la portata dell’inchiesta. E sarà lì che, nei prossimi giorni, si capirà se il deposito di Guidonia fosse un punto isolato oppure uno snodo stabile della filiera della contraffazione.




