A fermare i due presunti responsabili è stata la Polizia Stradale di Roma Sud, che si è trovata davanti un’auto a noleggio lanciata a forte velocità in carreggiata sud. Da quel controllo, gli agenti sono risaliti a un colpo appena messo a segno a Massarosa, in provincia di Lucca.
Sull’A1 il controllo che fa saltare il piano
Tutto parte da un normale servizio di pattuglia. Di quelli che sembrano ordinaria amministrazione e invece cambiano il corso delle cose. All’altezza del chilometro 577 dell’A1, gli agenti hanno notato una vettura che correva troppo e hanno deciso di fermarla. L’inseguimento è andato avanti per circa cinque chilometri, fino al blocco dell’auto. I primi controlli hanno subito fatto emergere più di un’anomalia: la macchina era a noleggio, ma chi era al volante non risultava intestatario del contratto. Non solo: guidava con patente revocata. Poi la perquisizione dell’abitacolo ha chiuso il cerchio: in macchina c’era una pochette piena di gioielli, orologi, anelli e monili d’oro.
Il raggiro a Massarosa: così è stata ingannata l’anziana
Da lì gli accertamenti hanno riportato gli investigatori indietro di qualche ora, fino a Massarosa. Secondo quanto ricostruito, la vittima sarebbe stata agganciata con il trucco del finto finanziere, uno schema vecchio ma ancora efficace perché punta su paura, fretta e rispetto per le divise. Al telefono, un uomo si sarebbe presentato come appartenente alla Guardia di Finanza e avrebbe convinto il marito della donna a uscire subito di casa con il pretesto di doversi recare dai carabinieri. Rimasta sola l’anziana, sarebbe entrata in scena una complice, presentandosi come dipendente del tribunale. Il copione, anche in questo caso, sarebbe stato sempre lo stesso: tono sicuro, urgenza, richiesta di consegnare l’oro che c’era in casa. La donna, fidandosi, avrebbe dato alla truffatrice i preziosi, spariti nel giro di pochi minuti.
Gioielli recuperati e arresti: l’allarme sui falsi incaricati
Almeno in questo caso, la refurtiva è stata recuperata interamente. Per la coppia sono scattati gli arresti e, su disposizione della Procura di Velletri, i due sono stati portati in carcere. Resta però un punto che chi si occupa di questi episodi conosce bene: fermare i responsabili non cancella il trauma di chi viene raggirato dentro casa propria. Per questo la Polizia insiste su un avvertimento preciso: nessun finanziere, carabiniere, dipendente del tribunale o incaricato pubblico chiede denaro o gioielli a domicilio. Se arriva una telefonata pressante, confusa, con richieste immediate, il rischio è altissimo. E parlarne in famiglia, soprattutto con gli anziani, può fare la differenza prima che sia troppo tardi.




