Ama non rinnova gli apprendisti e il caso finisce al centro dello scontro tra sindacato e azienda. Dopo 30 mesi di contratto, decine di giovani operai impiegati nella raccolta dei rifiuti, anche porta a porta, e nello spazzamento delle strade non sono stati confermati. Per Fp Cgil il problema non è solo il numero dei mancati rinnovi, ma anche il modo in cui sono state fatte formazione e valutazioni. Ama, invece, respinge le accuse e parla di verifiche svolte secondo le regole. Sul tavolo resta una questione concreta: che cosa succede quando una partecipata pubblica forma giovani lavoratori e poi ne lascia fuori una parte consistente?

Apprendistato finito, numeri in bilico: sindacato e Ama non leggono gli stessi dati
La vicenda riguarda i contratti di apprendistato avviati circa 30 mesi fa in Ama. Secondo la ricostruzione sindacale, l’accordo iniziale avrebbe dovuto portare all’ingresso di circa 300 persone. Alla fine, riferisce Fp Cgil, gli assunti sarebbero stati quasi 400, tra profili operativi e impiegatizi. Il nodo oggi riguarda soprattutto gli operai di secondo livello, quelli impegnati sul territorio: raccolta dei materiali, servizi di prossimità, pulizia delle strade, turni e mansioni che incidono ogni giorno sul decoro della città.
Il sindacato parla di oltre 60 giovani non confermati, una quota vicina al 25 per cento degli apprendisti operativi arrivati a scadenza. Ama dà invece un’altra lettura e sostiene che i contratti conclusi finora e non rinnovati siano pari al 10 per cento. Non è una differenza da poco. Per la sigla sindacale il numero è alto e apre un problema politico e gestionale. Per l’azienda, invece, si tratta di una selezione normale, prevista dalle regole dell’apprendistato.
Il quadro, però, non è ancora definitivo. Come ha spiegato Giancarlo Cenciarelli, dirigente di Fp Cgil, le scadenze non cadono tutte nello stesso giorno. Alcuni contratti terminano in momenti diversi e nei prossimi giorni si capirà se altri apprendisti saranno confermati oppure no. Per questo il sindacato seguirà il dossier passo dopo passo. Anche perché molti dei lavoratori coinvolti sono ragazze e ragazzi molto giovani, entrati in azienda con l’idea di costruire un percorso stabile in una delle principali partecipate di Roma Capitale.
Fp Cgil attacca: “Formazione insufficiente e criteri poco chiari”
La contestazione di Fp Cgil non si ferma ai numeri. Il sindacato punta il dito sul modo in cui sarebbe stato gestito l’apprendistato, a partire dalla formazione. Un contratto di questo tipo, per sua natura, non è solo lavoro sul campo. Deve prevedere crescita professionale, affiancamento, correzione degli errori, verifiche passo dopo passo. Secondo la sigla, questo percorso non avrebbe funzionato come doveva. O, comunque, non sarebbe stato percepito dai lavoratori come un vero accompagnamento verso la conferma.
Il punto più delicato riguarda il rapporto tra tutor, responsabili e apprendisti. Per il sindacato, i giovani operai non sarebbero stati messi nelle condizioni di capire per tempo quali comportamenti o risultati fossero ritenuti insufficienti. In sostanza, il problema non sarebbe solo la bocciatura finale, ma l’assenza di un percorso chiaro durante i 30 mesi di attività. Se un lavoratore scopre solo alla fine di non aver raggiunto gli standard richiesti, sostiene la parte sindacale, la valutazione smette di essere uno strumento di crescita e diventa una decisione calata dall’alto, senza reale possibilità di recupero.
C’è poi il tema dei criteri. Fp Cgil parla di parametri poco chiari, non condivisi in modo trasparente con gli apprendisti e difficili da ricostruire dall’esterno. In alcuni casi, riferisce il sindacato, i mancati rinnovi sarebbero stati motivati con formule come “scarsa attenzione” e “scarso rendimento”. Espressioni che, da sole, dicono poco: non spiegano quali episodi siano stati valutati, quali obiettivi non siano stati raggiunti, quali avvisi siano stati dati e quando. Ed è qui che lo scontro si fa più sensibile, perché dalle motivazioni dipende anche la possibilità di difendersi.
Valutazioni interne e accesso agli atti: ora la partita passa dalle carte
Secondo la ricostruzione riferita da Cenciarelli, la catena delle valutazioni interne partirebbe dai capi zona, passerebbe poi al responsabile di area e arriverebbe infine al dirigente della linea competente. Un percorso con più passaggi, pensato per raccogliere diversi livelli di osservazione. Ma per il sindacato proprio questa struttura rischia di complicare tutto, se non sono chiari i criteri. La domanda è semplice: chi ha segnalato cosa? Su quali basi? E con quale peso nella decisione finale?
È qui che la vicenda prende anche una strada legale. Due giovani operai non confermati, assistiti dall’apparato legale del sindacato, chiederanno l’accesso agli atti per ottenere le schede valutative e verificare che cosa abbia portato al mancato rinnovo. Non è un passaggio solo formale. Quelle carte possono chiarire se durante l’apprendistato siano state annotate criticità, se siano state comunicate agli interessati, se ci siano stati richiami, valutazioni intermedie, momenti di verifica o piani di miglioramento. Possono anche mostrare se casi simili siano stati trattati nello stesso modo oppure no.
Per i lavoratori coinvolti, l’accesso alla documentazione è il primo strumento per capire se la decisione sia stata coerente con il percorso svolto. Per il sindacato, invece, è il modo per verificare se il sistema di valutazione usato da Ama sia stato applicato con trasparenza e uniformità. La questione va oltre i singoli casi. Riguarda il modo in cui un’azienda pubblica gestisce il personale giovane, in una realtà sottoposta da anni a pressioni fortissime: turni, carenze di organico, attese dei cittadini, riorganizzazioni continue e un servizio sempre sotto osservazione nella Capitale.
Ama replica: “Addestramento fatto, rinnovi decisi dopo le verifiche”
Ama respinge la lettura del sindacato e sostiene che formazione e addestramento siano stati regolarmente svolti per gli apprendisti. La partecipata precisa che la scelta di non proseguire alcuni rapporti rientra nelle regole dell’apprendistato e arriva dopo una valutazione della performance delle persone coinvolte. Il messaggio dell’azienda è chiaro: non si tratterebbe di una decisione improvvisata, né di un taglio generalizzato, ma dell’esito di verifiche interne sul rendimento e sull’idoneità al ruolo al termine del periodo previsto dal contratto.
La distanza tra le due posizioni resta ampia. Da una parte c’è l’azienda, che rivendica il diritto di non confermare tutti gli apprendisti alla fine del percorso. Dall’altra c’è un sindacato che non contesta in assoluto la possibilità di una selezione, ma chiede che sia chiara, documentata, preceduta da una formazione reale e da segnalazioni fatte per tempo. In mezzo ci sono decine di giovani lavoratori che per due anni e mezzo hanno svolto mansioni operative in una città complessa, spesso in prima linea nei servizi di igiene urbana.
Il caso arriva in una fase in cui il lavoro nelle partecipate romane è seguito con grande attenzione. Ama è al centro di piani industriali, obiettivi di miglioramento del servizio e richieste sempre più pressanti da parte dei cittadini. In questo quadro, la gestione degli apprendisti non è una semplice pratica amministrativa. Misura la capacità dell’azienda di formare personale, trattenere competenze e dare continuità al servizio. La prossima verifica passerà dagli atti, dalle nuove scadenze contrattuali e dalle risposte ai lavoratori non confermati. Perché una valutazione può anche essere negativa. Ma deve poter reggere alla prova più semplice: essere spiegata.






