La Regione ha rifinanziato una misura che può alleggerire in modo concreto il peso, economico e organizzativo, dell’assistenza quotidiana.
Si chiama Buono Servizio ed è il contributo con cui la Regione Lazio aiuta chi assiste una persona non autosufficiente a coprire le spese di cura. L’edizione 2026, finanziata con 25 milioni di euro del Fondo Sociale Europeo Plus, prevede un importo fino a 700 euro al mese per un massimo di 12 mensilità, ovvero un tetto complessivo di 8.400 euro. Non è poco, considerando quanto incidono sul bilancio familiare una badante regolare o la retta di un centro diurno.
Il bonus da 700 euro al mese
Il buono copre tre tipi di prestazioni: l’assistenza domiciliare non sanitaria erogata da enti accreditati, la frequenza di centri diurni e servizi semiresidenziali autorizzati, e il compenso di un assistente familiare assunto con regolare contratto di lavoro domestico, inquadrato nei livelli C Super o D Super. Proprio quest’ultimo punto è centrale: la misura premia il lavoro in regola e contribuisce a far emergere il sommerso, in una regione che conta decine di migliaia di badanti iscritte all’INPS.

Per accedervi serve un requisito su tutti: un ISEE in corso di validità non superiore a 30.000 euro. La graduatoria, infatti, non segue l’ordine di arrivo delle domande ma parte dagli ISEE più bassi, fino a esaurimento delle risorse. Va presentata una domanda separata per ciascuna persona assistita, ed è il familiare che sostiene materialmente le spese a doverla inoltrare. Tra le condizioni figurano anche un grado di parentela definito e la certificazione della non autosufficienza rilasciata dall’Unità di Valutazione Multidimensionale.
Sul fronte delle tempistiche conviene fare attenzione, perché qui la misura 2026 ha una struttura particolare. La finestra per presentare le domande si è aperta a mezzogiorno del 15 aprile e si è chiusa alle 15 del 14 maggio: chi non ha inoltrato la richiesta in quel mese, per quest’anno resta fuori. Il rimborso, inoltre, non è immediato e arriva in due tranche distinte. Le spese sostenute da gennaio a giugno 2026 vanno rendicontate entro luglio 2026; quelle da luglio a dicembre, tra il 2 e il 31 gennaio 2027. Saltare queste scadenze significa perdere il contributo.
Un dettaglio non secondario riguarda le modalità di pagamento dei servizi: devono essere tutte tracciabili. Niente contanti, dunque, ma bonifici e ricevute collegabili in modo chiaro alla prestazione, perché in fase di rendicontazione serviranno fatture, attestazioni dell’ente erogatore e, per la badante, contratto, comunicazioni di assunzione e riepilogo delle ore svolte.
Trattandosi di una misura che la Regione rinnova di anno in anno, chi questa volta non ha fatto in tempo può iniziare a prepararsi per la prossima edizione: tenere in ordine l’ISEE, la documentazione sanitaria e i giustificativi di spesa è il modo migliore per non farsi trovare impreparati quando la finestra tornerà ad aprirsi.





