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Home Economia

IMU sulle seconde case, Roma è la città più cara d’Italia

Un paese che prersenta enormi differenze nell'imposta che serve a finanziare i comuni

by Paola Lorusso
12 Giugno 2026
in Economia
Un panorama della città di Roma

La mappa dell’IMU sulle seconde case racconta un’Italia spaccata anche davanti alla stessa imposta. Secondo lo studio della UIL, r Roma è la città più cara del Paese: per una seconda casa il conto può arrivare a 3.499 euro l’anno, una somma che per molte famiglie pesa come un’altra rata del mutuo. Non si parla dell’abitazione principale, nella maggior parte dei casi esclusa dal tributo, ma di immobili diversi dalla prima casa: appartamenti ereditati, affittati o lasciati a disposizione.

Dietro la Capitale ci sono grandi città come Milano e Venezia, mentre in alcune zone del Sud il peso è molto più leggero. Il nodo resta politico e pratico insieme: l’imposta serve a finanziare i Comuni, ma le differenze tra territori sono enormi.

Una immagine grafica della tassa IMU con una casa dal tetto rosso, monete e una calcolatrice

Roma in testa: 3.499 euro l’anno, con acconto da 1.749 euro

Il primato di Roma non stupisce chi conosce il peso del patrimonio immobiliare della Capitale. Ma la cifra indicata dalla UIL fa comunque effetto: fino a 3.499 euro l’anno per una seconda casa, con un acconto da 1.749 euro. Non è una spesa secondaria, soprattutto se l’immobile non rende nulla o porta entrate saltuarie. Il conto dipende da rendita catastale, aliquote e scelte del Comune. E in una città grande, complessa, con servizi da mantenere su scala metropolitana, l’IMU resta una delle entrate più pesanti della fiscalità locale.

Per i proprietari, però, la questione è molto concreta: una seconda casa a Roma può diventare un costo fisso difficile da sostenere, ancora prima di mettere in fila condominio, manutenzione e tassa sui rifiuti.

La classifica UIL: Milano, Venezia, Torino e Firenze dietro la Capitale

Alle spalle della Capitale, la classifica UIL mette in fila altre grandi città dove il mattone continua a pesare molto sul fisco locale. Milano arriva a 2.957 euro l’anno, una cifra alta e in linea con uno dei mercati immobiliari più forti del Paese, ma comunque sotto Roma. Poi ci sono Venezia, con 2.335 euro, Torino con 1.984 euro e Firenze con 1.973 euro.

La graduatoria mostra una cosa chiara: non basta guardare al prezzo delle case per capire quanto si paga. Contano le rendite catastali, il tipo di immobile, le aliquote decise dai Comuni e il modo in cui ogni amministrazione costruisce le proprie entrate. Milano ha valori di mercato altissimi, ma nello studio non supera Roma. Venezia vive una situazione particolare, segnata dal turismo e da costi urbani fuori scala. Torino e Firenze restano sotto i duemila euro, ma confermano lo stesso quadro: nelle grandi città avere una seconda casa è sempre più un impegno costoso.

Palermo e Cosenza, l’altra faccia dell’IMU

Il confronto diventa ancora più netto guardando il fondo della classifica. A Palermo, secondo i dati UIL, il prelievo può fermarsi a 391 euro l’anno. A Cosenza si arriva a 395 euro. Rispetto a Roma ballano più di 3.100 euro. Una distanza enorme, che non si spiega solo con il diverso valore degli immobili. Incidono le rendite catastali, le aliquote, la forza fiscale dei territori e i bisogni di bilancio dei singoli Comuni.

Così lo stesso tipo di bene può avere un peso fiscale del tutto diverso a seconda della città in cui si trova. Una casa ereditata in Sicilia o in Calabria può comportare una spesa contenuta; un appartamento nella Capitale, invece, può incidere parecchio sul reddito disponibile. E qui entra anche la percezione dei cittadini: chi paga molto tende a confrontare l’importo versato con i servizi ricevuti. Nelle città dove i problemi urbani sono più evidenti, il giudizio diventa spesso duro.

L’IMU è un’imposta locale, ma il confronto nazionale mette in luce fratture difficili da ignorare.

Perché l’IMU cambia così tanto: contano Comuni e bilanci

L’IMU non pesa allo stesso modo da Nord a Sud perché ogni Comune si muove dentro margini di autonomia e dentro bilanci diversi. Lo studio della UIL richiama proprio questo punto: le differenze dipendono dai bisogni finanziari degli enti locali e dalle scelte delle amministrazioni. Un Comune con costi alti per trasporti, strade, servizi sociali, manutenzione e patrimonio pubblico può essere portato a spingere di più sulla leva immobiliare. Un altro, con meno spese o entrate diverse, può tenere il prelievo più basso.

La seconda casa diventa così un obiettivo fiscale facile: è un bene registrato, visibile, che non si può spostare altrove. Il problema nasce quando il contribuente non vede un legame chiaro tra quanto paga e la qualità dei servizi. A Roma questo scarto alimenta da anni un malcontento diffuso: i proprietari versano cifre alte, ma fanno i conti con buche, trasporti in difficoltà, ritardi amministrativi e una gestione urbana complicata. L’imposta finanzia la macchina comunale, certo. Ma la sua accettazione passa anche dalla fiducia.

Catasto e trasparenza fiscale, la riforma che non arriva

Il punto più delicato resta il catasto, cioè la base su cui si costruisce una parte importante della tassazione sugli immobili. La UIL segnala che la mancata riforma lascia in piedi squilibri profondi, destinati a pesare non solo sull’IMU, ma anche su altri tributi legati al patrimonio. Il sistema conserva rendite spesso lontane dai valori reali, con immobili simili trattati in modo diverso e case molto differenti avvicinate da classificazioni vecchie. Da qui nasce una sensazione diffusa di scarsa equità, soprattutto nelle città dove il conto è più salato.

Parlare di riforma catastale, però, resta complicato sul piano politico: ogni intervento viene visto come un possibile aumento delle tasse, anche quando l’obiettivo dichiarato è rendere il sistema più chiaro. Intanto i Comuni continuano a finanziare parte delle proprie attività con regole percepite come poco trasparenti. Nel caso dell’IMU sulle seconde case, la classifica UIL non dice solo chi paga di più e chi paga di meno. Mostra una fiscalità locale fatta di strati, aggiustamenti e forti differenze territoriali. Roma è la città più cara d’Italia, ma il punto non è soltanto il record: è capire se quel prelievo sia davvero comprensibile, proporzionato e sostenibile nel tempo.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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