Il Lazio è il territorio con la più alta concentrazione di liberi professionisti del Centro Italia, e Roma ne è il motore principale. Il 7° Rapporto dell’Osservatorio di Confprofessioni, che analizza i dati 2025, offre una fotografia dettagliata di un comparto in espansione numerica ma alle prese con una contrazione silenziosa: quella del potere d’acquisto. Le cifre parlano di record storici da un lato, e di un’inflazione che ha eroso i guadagni reali dall’altro. Il risultato è una categoria che cresce in numeri ma non necessariamente in benessere economico, con la Capitale che incarna questa contraddizione meglio di qualsiasi altra provincia della regione.
187mila professionisti nel Lazio: un decennio di crescita
Nel decennio che va dal 2014 al 2024, i liberi professionisti nel Lazio sono passati da 155.000 a 187.000 unità, con un incremento del +20,3%. Si tratta della crescita più sostenuta tra le categorie del lavoro indipendente, l’unica che abbia mantenuto una progressione quasi continua negli anni. Il Lazio concentra oggi oltre la metà di tutti i liberi professionisti del Centro Italia, con Roma che funge da polo attrattivo principale. Tra le categorie più presenti nella Capitale figurano in prima fila avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro. Il contributo di questa crescita è rilevante anche per il mercato del lavoro complessivo: tra il 2023 e il 2024, circa il 40% dell’aumento dell’occupazione indipendente nel Lazio è attribuibile proprio ai liberi professionisti.

Il paradosso di Roma: redditi più alti, ma i più erosi
Roma è la provincia con i redditi medi più elevati dell’intera regione, ma è anche quella che ha subito la maggiore erosione del potere d’acquisto. Nel 2023, il reddito medio nominale dei professionisti romani era di 20.886 euro, con una crescita dell’11,8% rispetto al 2019. Fin qui, la notizia sembra positiva. Il problema emerge quando si depura il dato dall’inflazione: il reddito reale scende a 17.828 euro espressi in valori del 2019, registrando una contrazione del 4,5%. In termini concreti significa che, nonostante i professionisti romani incassino nominalmente di più rispetto a cinque anni fa, possono permettersi meno. La crescita dei prezzi ha cancellato e superato i progressi salariali.
Il divario di genere: le donne guadagnano quasi un quarto in meno
Il rapporto documenta con precisione anche il gender pay gap nel settore. Gli uomini percepiscono mediamente 23.469 euro nominali (pari a 20.033 euro reali), le donne si attestano a 17.984 euro nominali (pari a 15.351 euro reali). La differenza è di circa il 23% in termini nominali. Un dato che, secondo il rapporto, non è migliorato in modo significativo nel corso degli anni, nonostante la crescente femminilizzazione di alcune categorie professionali. La perdita di potere d’acquisto ha colpito più duramente i professionisti maschi in termini percentuali, ma i livelli di partenza già più bassi delle donne rendono il loro quadro strutturalmente più fragile.
Il contesto nazionale e le quattro D
Il dato laziale si inserisce in un quadro nazionale che mostra dinamiche simili. Secondo il Rapporto nazionale Confprofessioni presentato a dicembre 2025, i liberi professionisti italiani sono 1,378 milioni, con un reddito medio nominale di 21.380 euro ma un calo in termini reali del 12,1%. La polarizzazione tra categorie è forte: in cima alla classifica per reddito si trovano gli attuari con oltre 106.000 euro, seguiti dai commercialisti con 88.000. Il rapporto inquadra queste dinamiche dentro il modello delle “quattro D”: demografia, dazi, debito e digitale, i quattro grandi vettori che stanno ridisegnando l’economia italiana e con essa le condizioni di chi lavora in proprio.




