Vestire l’internet: la nuova moda tech firmata Google e Tumblr

Maglie ispirate alle gif o che si illuminano quando viene inviato un tweet

Fashion
di Irene Pollini Giolai 1 ottobre 2015 13:34
Vestire l’internet: la nuova moda tech firmata Google e Tumblr

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Dopo la mania per il vintage, ora è la tecnologia a farla da padrone, è l’internet delle cose ad affacciarsi alle passerelle. Quando si parla di wearable tech, quello che di solito viene in mente sono smart-watch, occhiali nerd computerizzati e antiestetici braccialetti hi-tech per salutisti. Ma c’è molto di più in realtà. Designer e progettisti sognano – e progettano – per noi un fashion futuro dove tecnologia e stile possano andare finalmente d’accordo. Perché il futuro di internet non è semplicemente mobile, ma indossabile.

Quest’anno infatti ha debuttato sulle passerelle di New York la prima collezione di Tumblr.

Top, giacche, pantaloni e accessori stampati all over con le immagini di alcuni degli artisti più famosi della piattaforma. Precisamente: Andrew Myers, Elena Morelli, Mario Kroes, John Karel, John McLaughlin, Lauren Pelc-McArthur,Luca Mainini, Monica Ramos, Hattie Stewart, e Brian Vu. Coerente e cangiante il linguaggio con cui la collezione viene comunicata, nasce in collaborazione con PAOM.

 

Art by Monica Ramos. Tumblr Collection with PAOM. Gif by Sam Cannon.  Tumblr - Art by Monica Ramos. Tumblr Collection with PAOM. Gif by Sam Cannon.

Gif animata con modella ginnasta dalle sopracciglia folte e ispirate a Frida (grande protagonista di molti tumblr). Pattern sanguinolento e all’acquarello per Monica Ramos.

 

Art by Luca Mainini. Photos by Hannah Sider. Tumblr Collection with PAOM. Tumblr - Art by Luca Mainini. Photos by Hannah Sider. Tumblr Collection with PAOM.

Luca Mainini ci sorprende con una stampa e una gif psichedelica. Per non smentirsi il pattern è formato dalla ripetizione di una bocca che azzanna una pastigliona.

 

Art by John Karel. Tumblr Collection with PAOM. Gif by Sam Cannon. Tumblr - Art by John Karel. Tumblr Collection with PAOM. Gif by Sam Cannon.

Scheletri lo-fi per John Karel che si scatena con una palette delicata ma perde molto rispetto alla sua gif di partenza.

La selezione è stata curata dal fashion evangelist (eh?) Valentine Uhovski, giornalista d’origine russa arrivato a NY nel 1995 come editor di Interview Magazine (versione tedesca e russa) e freelance per il Wall Street Journal.

Ma la ricerca non si ferma ovviamente qui. I sogni dei designer si spingono molto più in là.

Capi in grado di cambiare colore, di reagire al movimento, allo sguardo. Tessuti d’avanguardia e microelettronica, stile e tecnologia. Led dappertutto. Abiti interattivi, intelligenti, ma con stile. Almeno secondo loro (siamo davvero sicuri di volerci vestire così?).

 

La Hug Shirt Cutecircuit - La Hug Shirt

 

I primi a intuire le potenzialità dell’incontro tra tecnologia e moda furono quelli del brand Cutecircuit (con creative director italiana: Francesca Rosella), che nel 2006 lanciarono la Hug Shirt, premiata lo stesso anno da Time Magazine come una delle migliori invenzioni: si tratta di una maglietta interattiva che, grazie a dei sensori, una volta indossata può ricevere e lanciare abbracci da lontano (ovviamente solo se l’altra persona possiede un’altra hug shirt).

 

twitter-dress Cutecircuit - Twitter Dress

 

Sempre loro il Twitter Dress, primo abito di “haute couture tecnologica”, realizzato per la cantante Nicole Scherzinger e in grado di ricevere i tweet pubblicati da milioni di fan con l’hashtag #tweet

Anche Google non può perdere questa ghiotta occasione e anche questa volta, il colosso di Mountain View forse ci regala un’anteprima del futuro, futuro non più così lontano.

Project Jacquard, è un progetto che intende trasformare i tessuti in superfici interattive. La tua giacca potrebbe diventare il tuo mouse.

 

 

Il primo partner, che produrrà in collaborazione con Google la linea interattiva e la distribuirà su larga scala a partire da settembre 2016, sarà Levi’s. Mi domando come possano essere i prezzi.

Ma non si parla solo di vestiti. Una vera fashionista non può certo rinunciare agli accessori e anche loro diventano interattivi. Ringly propone un anello in grado di avvisarti, senza dover prendere e controllare centinaia di volte il telefono, quando arriverà una mail, un messaggio o una chiamata. Come? Grazie ad una vibrazione e un micro led.

 

Ringly App Lurlo - Ringly App

 

In più varianti colori, vi permetterà di rimanere connesse sempre e comunque. Un comodo anello vibrante a più velocità così da poter capire di cosa vi stia avvisando. Per utilizzare l’anello ovviamente dovrete scaricare l’apposita app.

Un altro (inutile) tentativo è quello di Opening Cerimony, brand capitanato da Chloë Sevigny, e Intel. L’attrice sempre in prima linea nel cinema indipendente americano, fiuta il trend e propone un bracciale connesso al vostro telefono da cui poter controllare chiamate, mandare messaggi, mail e gestire i social. Plastica e pitone, in più varianti colori per darvi la possibilità di abbinarlo ad ogni vostro outfit. Dovete essere semplicemente disposte a spendere la modica cifra di $495. Una alternativa fashion agli Apple Watch.

 

openin ceremony 1  Il bracciale opening ceremony

 

Ci sono casi poi, in cui l’applicazione e l’uso della tecnologia diventa più estremo e al contempo forse più effimero. Sicuramente più scenografico, capi che si avvicinano alla poesia, diventando arte. Questo sicuramente il caso dell’abito che reagisce allo sguardo di Behnaz Farahi. Sfruttando una piccola telecamera sapientemente nascosta (e l’eye tracking), la designer da vita al suo top, il “tessuto” reagisce allo sguardo di fortuiti osservatori quasi difendendo la ragazza che lo indossa.

 

 

Ancora più sorprendente il progetto di Anouk Wipprecht, Spider Dress 2.0 una sorta di corazza robotica, un esoscheletro dalle inquietanti sembianze di un ragno. Un capo creato grazie alle famigerate stampanti 3d, perché il normale tessuto non è più una materia sufficiente. Con Anouk Wipprecht si arriva alla “robotic couture”, all’ingegneria robotica dell’estetica. Vestiti che reagiscono al nostro stato emotivo difendendoci dal pericolo.

 

 

Una cosa è certa, il futuro sarà pieno di led, sensori e internet sarà sempre più parte integrante delle nostre vite. Quello che dovremo decidere sarà semplicemente come utilizzarli: se per mostrare agli altri il nostro stato emotivo, monitorare il nostro interno o rimanere connessi al mondo. O tutto insieme. Per i designer rimangono comunque aperte ancora alcune sfide, per esempio rendere questi tessuti tanto interattivi quanto lavabili a 40 gradi in lavatrice, minimizzare sempre più l’ingombro dei dispositivi elettronici ma soprattutto, la vera sfida, secondo me risiede nell’estetica dei capi. Capi più belli proprio perché più intelligenti. Eleganti oltre che funzionali, quanto meno davvero indossabili.

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