A Roma, oggi 10 settembre 2026, l’abbacchio alla cacciatora torna al centro della cucina di casa perché racconta, con pochi ingredienti e una preparazione rapida, uno dei piatti più riconoscibili della tradizione laziale: carne giovane di agnello, aceto, aglio, erbe aromatiche e una salsa corta, densa, da raccogliere con il pane.
Abbacchio alla cacciatora, il piatto romano che sa di cucina familiare
L’abbacchio alla cacciatora è una ricetta di radice popolare, legata soprattutto alla cucina romana e laziale, dove l’agnello giovane viene cotto in padella con olio extravergine d’oliva, aglio, salvia, rosmarino e una nota acidula data dall’aceto. Non è un piatto da grandi apparati. È, piuttosto, una preparazione diretta, concreta, nata per valorizzare una carne tenera senza coprirne il sapore.
Nelle case romane, specie nei giorni di festa o nei pranzi della domenica, l’abbacchio arriva spesso in tavola già tagliato a pezzi, pronto per la rosolatura. “Deve prendere colore, ma senza seccarsi”, ripetono molti cuochi di famiglia, quelli che controllano la padella a occhio e abbassano il fuoco solo quando l’aglio comincia a profumare. In quel momento entrano le erbe. Poco dopo, l’aceto.
Il nome “alla cacciatora” richiama un modo antico di cucinare le carni, con aromi intensi e fondo di cottura saporito. Qui, però, la ricetta resta essenziale: niente pomodoro, niente lunghe marinature, nessuna salsa pesante. Solo abbacchio, rosmarino, salvia, aglio e quel fondo leggermente legato che fa la differenza nel piatto.
Ingredienti semplici: abbacchio, aceto, erbe e olio buono
Per preparare l’abbacchio alla cacciatora servono circa 1,5 kg di abbacchio a pezzi, mezzo bicchiere di aceto, due spicchi d’aglio, un po’ di farina, olio extravergine d’oliva, salvia, rosmarino, sale e pepe. Sono ingredienti comuni, ma ciascuno ha un compito preciso. L’olio aiuta la rosolatura, l’aglio dà profondità, le erbe portano profumo, l’aceto pulisce il gusto della carne.
La scelta dell’abbacchio resta il passaggio più delicato. La carne deve essere chiara, tenera, con una parte grassa presente ma non eccessiva. Dal macellaio, spesso, si chiede un taglio già pronto per la padella: pezzi non troppo piccoli, altrimenti asciugano in fretta, né troppo grandi, perché la cottura deve restare uniforme.
La farina, usata in quantità minima — mezzo cucchiaio, secondo la ricetta tradizionale proposta — serve a dare corpo al fondo. Non deve trasformare il piatto in uno spezzatino cremoso. Basta una leggera velatura, insieme a poca acqua, per ottenere una salsa breve e lucida. È qui che molti sbagliano: troppa farina, e il sapore si appiattisce. Troppa acqua, e il piatto perde carattere.
La preparazione in padella, passo dopo passo
La preparazione dell’abbacchio alla cacciatora comincia mettendo in una padella larga l’abbacchio a pezzi, l’olio extravergine d’oliva, gli spicchi d’aglio e il sale. Il fuoco deve essere medio, non aggressivo. La carne va lasciata rosolare per circa 15 minuti, girandola con attenzione, finché la superficie non prende colore e il fondo comincia a formarsi.
A questo punto si aggiungono il pepe, il rosmarino, la salvia e il mezzo bicchiere di aceto. Il profumo cambia subito: l’aceto sale, poi si ammorbidisce. Si mescola e si lascia rosolare ancora per circa 5 minuti, il tempo necessario perché la parte acida perda la punta più forte e si leghi agli aromi. Non bisogna avere fretta, ma neppure abbandonare la padella.
Dopo questa fase si unisce mezzo cucchiaio di farina e un poco d’acqua. La carne continua a cuocere per altri 15 minuti, fino a quando il fondo si restringe e l’abbacchio risulta morbido. Se serve, si può aggiungere ancora un cucchiaio d’acqua, ma con misura. Il piatto va servito caldo, con la salsa distribuita sopra i pezzi e, volendo, qualche ago di rosmarino fresco.
Come servirlo e con cosa abbinarlo a tavola
L’abbacchio alla cacciatora si porta in tavola appena pronto, quando il fondo è ancora caldo e profumato. Il contorno più naturale resta una porzione di patate al forno o una verdura ripassata, come cicoria o bietole, capace di reggere il sapore dell’agnello senza coprirlo. Anche il pane, qui, non è un dettaglio: serve per raccogliere la salsa all’aceto, densa ma non pesante.
Sul vino, la scelta può cadere su un rosso giovane del Lazio, non troppo strutturato, oppure su un bianco di buona acidità se si vuole accompagnare la nota dell’aceto. Nei ristoranti di cucina romana, raccontano alcuni osti, il piatto viene spesso richiesto da chi cerca “un sapore di casa”, più che una ricetta elaborata. Ed è forse questo il suo punto di forza.
La ricetta attribuita a Carmelo Scuderi, indicata come preparazione italiana e valutata con rating 4.0, conferma una versione asciutta, veloce e fedele allo spirito domestico del piatto. Le calorie non sono riportate in modo attendibile nella scheda originale, dove risultano pari a zero a porzione: un dato da considerare non significativo. Resta, invece, una certezza culinaria: l’abbacchio alla cacciatora vive di equilibrio, tempi brevi e pochi gesti ben fatti.





