A Roma, in via Gallia 22-24, Beppe e i suoi Formaggi ha riaperto dal 15 maggio 2026 e riparte da San Giovanni dopo vent’anni nel Ghetto. Il cambio di sede non è solo un trasloco: porta in un quartiere residenziale una precisa idea di bottega contemporanea, costruita attorno al formaggio a latte crudo, al vino e a una cucina che parte dal prodotto. Dietro c’è il lavoro di Beppe Giovale, nome ben noto della gastronomia romana, che da anni batte sullo stesso punto: il formaggio artigianale non è una merce qualsiasi, ma un prodotto vivo, da spiegare prima ancora che da vendere.
Dal Ghetto a via Gallia: il trasloco che dice molto sulla nuova mappa del gusto a Roma
Il passaggio dal centro storico a San Giovanni racconta qualcosa che va oltre il semplice cambio d’indirizzo. Negli ultimi anni, per molte insegne che puntano su una clientela abituale e non solo di passaggio, il cuore turistico di Roma è diventato più complicato da tenere. Pesano gli affitti, i flussi a intermittenza, un’offerta sempre più schiacciata sul consumo veloce. In questo scenario, quartieri come San Giovanni hanno guadagnato spazio: sono vivi per tutta la giornata, frequentati da residenti, professionisti, studenti. Non a caso la nuova bottega arriva in una zona già sotto osservazione degli appassionati, anche per la presenza di indirizzi come Santo Palato. La scommessa è tutta qui: portare un progetto nato come riferimento di nicchia dentro un pezzo di città che oggi sembra più adatto a reggere qualità, continuità e rapporto quotidiano con il pubblico.
Dentro la nuova sede: più di cento formaggi al banco e una cucina che parte dal latte
La nuova casa di Beppe e i suoi Formaggi a San Giovanni è una bottega luminosa, con due grandi vetrate, una ventina di coperti e un banco che resta il vero centro della scena. È lì che si concentrano oltre cento referenze, quasi tutte di formaggi a latte crudo, tra produzione propria, piccoli artigiani italiani e una selezione francese tenuta volutamente misurata.

Attorno al banco, però, il progetto si è allargato. Non c’è solo la vendita, né soltanto i taglieri: c’è anche una cucina all day, attiva a pranzo e nel weekend anche a cena. In carta ci sono piatti in cui il formaggio entra davvero nella cucina e non fa solo da contorno: i tajarin al burro d’alpeggio e Giallina a 16 euro, la ricotta di vacca al forno con pomodori confit ed erbette a 13 euro, le polpettine di manzo e agnello con verdure e yogurt speziato a 15 euro. Restano i taglieri di formaggi, da 15 a 31 euro, quelli di salumi, da 15 a 28 euro, e anche una degustazione di burro nature, salato e affumicato. Poi c’è la proposta forse più insolita per la città: una colazione costruita attorno al latte, con yogurt, kefir, ricotta, burro, specialty coffee e prodotti caseari che provano a spostare il mattino un po’ oltre il solito cornetto.
Il metodo Beppe Giovale: vent’anni passati a spiegare perché il latte crudo è un prodotto vivo
Per chi segue da tempo la ristorazione romana, Beppe Giovale non è soltanto un commerciante specializzato. In questi vent’anni ha messo in piedi una sorta di scuola informale sul latte crudo, sulle stagionature, sui pascoli e sulla distanza che passa tra un prodotto artigianale e uno industriale. Il suo modo di raccontare il formaggio parte anche dalla storia personale: Giovale continua a lavorare sugli alpeggi di famiglia tra il Moncenisio e la Val Sangone, una tradizione che, secondo quanto racconta il locale, risale al 1621.
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Questa esperienza diretta si sente anche nel linguaggio, tecnico ma mai ingessato. Il concetto che accompagna da sempre il progetto è semplice: un formaggio non deve essere uguale ogni anno. Cambiano il latte, il clima, le stagioni, perfino i tempi. E cambia, di conseguenza, anche il risultato. In una città dove la cultura casearia è rimasta a lungo ai margini rispetto a quella del vino o della cucina, Beppe e i suoi Formaggi si è ritagliato uno spazio preciso: quello della divulgazione gastronomica fatta al banco, davanti a una forma tagliata sul momento, con spiegazioni chiare e qualche assaggio.
Vino, degustazioni e una cantina in arrivo: così il progetto allarga il suo raggio
L’altra colonna del progetto è il vino, seguito da Leo Spadaro, socio di Giovale da anni. Anche qui la linea è la stessa dei formaggi: pochi automatismi, attenzione ai piccoli produttori, bottiglie che cambiano nel tempo e nessuna corsa alla standardizzazione. Tra le etichette spicca Esprit Garibaldien, il vino della casa firmato con Vincenzo Angileri di Viteadovest: un blend di uve siciliane che varia a seconda dell’annata e viene proposto solo in magnum. “Un po’ come succede con i formaggi”, raccontano dal locale.
Sotto la sala principale, intanto, sta prendendo forma un altro pezzo del progetto: una cantina che nei prossimi mesi dovrebbe diventare spazio per degustazioni guidate, incontri e pop-up con chef esterni. È forse lo sbocco più naturale di questo trasferimento. La nuova sede di via Gallia non si limita a sostituire quella storica, ma allarga il raggio di un’insegna che oggi, oltre al negozio di San Giovanni, mantiene anche il punto al Mercato Trionfale, Box 227/228 Giovale Formaggi, e il corner di via Nemorense 51c. Più che una semplice riapertura, per Roma è il segno di un modello che si consolida. E di una pazienza sempre più rara.




