Il 14 maggio 2026, a pochi chilometri da Roma, Puntarella Rossa ha messo insieme 11 indirizzi ai Castelli Romani da tenere presenti per una gita gastronomica tra trattorie, bakery, bistrot e ristoranti d’autore. Ne esce il ritratto di un territorio che, negli ultimi anni, ha allargato parecchio l’offerta senza mollare la presa sulla cucina locale.
Da una parte ci sono i nomi storici, quelli che continuano a puntare su abbacchio, paste fatte in casa, brace e vini del territorio. Dall’altra si fanno avanti locali più giovani, spesso piccoli, essenziali, ma con un’idea precisa di cucina. Il bello, forse, è proprio questo: non parlano tutti allo stesso pubblico. C’è chi vuole il pranzo della domenica, chi un aperitivo fatto bene, chi una cena più ragionata.
Frascati guida la gita fuori porta: da Cantina Bonasera a Zarazà, gli indirizzi da segnare
A Frascati, che resta uno degli approdi più facili per uscire da Roma senza fare troppa strada, la selezione parte da Cantina Bonasera, in piazza Paolo III 6/7. È un posto raccolto, dove l’oste Antonio Benedetti porta avanti una cucina informale ma attenta alla materia prima. Tra i piatti segnalati ci sono la Tartare anni ’90 con capperi, cetriolini, scalogno e tuorlo bio a 14 euro, e i crostoni stagionali come il Fabietto con burrata e crudo a 13 euro.
Poco più in là c’è DLR DopoLavoroRicreativo, in via Nino Bixio 1, nato da un’idea di Jacopo Ricci e Igor Jan Occelli: qui la cucina segue i piccoli produttori del territorio, cambia spesso, si legge sulla lavagna e tiene insieme attenzione all’ambiente e al lavoro, con piatti come “Fegatini. Pan Brioche. Fichi” a 14 euro e “Galletto. Sriracha. Puntarelle” a 23 euro.
Il terzo nome è Trattoria Zarazà, sulle mura del Valadier in via Regina Margherita 45: tre generazioni di cucina romana, senza inseguire mode. In tavola arrivano polpette fritte di coda alla vaccinara a 9 euro, fettuccine al ragù bianco d’abbacchio a 17 euro e coda alla vaccinara a 15 euro. Sala grande, terrazza con vista sulla valle Tiberina, aria da pranzo in famiglia. E a volte basta già questo.
Albano Laziale e Monte Porzio Catone: bakery contemporanee, alimentari evoluti e tavole in cantina
Tra Albano Laziale e Monte Porzio Catone si vede bene un’altra direzione presa dai Castelli: locali che mettono insieme bottega, caffetteria e cucina. Nel centro di Albano c’è Meraki Bakery Cafè, in piazza Antonio Gramsci 9/10, aperto dalla colazione all’aperitivo con specialty coffee firmati Le Piantagioni del Caffè, lievitati curati e una proposta da brunch dai prezzi accessibili: il pain suisse costa 2,50 euro, il croque madame con pan bauletto fatto in casa, gouda, besciamella e uovo 9,50 euro.

Più vicino all’idea della spesa di tutti i giorni, ma con un passo diverso rispetto al passato, c’è Alimentari Lorena Galli, in via Goffredo Mameli 19: dal 2020 Gabriele Rizzi ha ampliato l’attività di famiglia con prodotti artigianali, presìdi Slow Food e una formula aperitivo che gira attorno a taglieri, pizza rossa e bruschette con alici del Cantabrico e burro francese, indicate a 15 euro, accanto a oltre 100 etichette italiane e francesi.
Poi c’è La Camera da Pranzo, dentro le Cantine Santa Benedetta a Monte Porzio Catone, in via Frascati Colonna 35. Siamo in un casale del Settecento, con un taglio più da ristorante e una cucina stagionale che propone anche menu degustazione. Tra i piatti citati ci sono il risotto agli asparagi, tuorlo marinato e limone a 22 euro e la faraona ripiena di salsiccia nostrana a 24 euro; il percorso “Il pranzo della domenica” parte da 60 euro. Il nome, qui, dice già molto. E anche il posto.
Grottaferrata tra brace, orto e forno a legna: i locali da provare tra Casa Maggiolina e Mangiafuoco
A Grottaferrata la mappa si muove su due registri diversi, ma che stanno bene insieme. Il primo è Casa Maggiolina, in via Tuscolana 289, dentro un palazzo nobiliare di inizio Novecento immerso nel verde. Si può mangiare in sala, fuori o perfino nell’orto, con una proposta che tiene insieme ristorante, pizzeria e griglieria. In menu compaiono le pappardelle fatte in casa con ragù genovese a 15 euro e l’abbacchio alla vignarola su crema di patate e fondo bruno a 20 euro, oltre a un servizio aperitivo con cocktail bar.
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L’altra tappa è il Ristorante Mangiafuoco, in via Cicerone 40, a due passi dall’abbazia di Grottaferrata. La famiglia Tamburrino lavora qui dal 1995 e il filo conduttore è la brace, senza dimenticare i classici romani e la pasta fatta a mano. Giulia Tamburrino è ai fornelli accanto alla madre Alessandra, mentre Achille segue il fuoco. In carta, secondo la selezione, ci sono i raviolini di cervo con riduzione di Cesanese a 15 euro, le polpette alla romana con carciofi fritti a 15 euro e l’abbacchio alla scottadito a 20 euro. La cantina supera le 500 etichette. E non è un dettaglio da poco.
Da Marino ad Ariccia passando per Castel Gandolfo: il triangolo tra cucina vegetale, bistrot e stella Michelin
L’ultima parte del giro, tra Marino, Castel Gandolfo e Ariccia, è forse quella che racconta meglio come stanno cambiando i Castelli Romani. A Marino, in via Cavour 117, c’è Avus, il progetto di Sara Moretti e Alex Saros, premiato nell’edizione 2025 delle Puntarelle d’Oro. Pochi coperti, cucina vegetale contemporanea, due degustazioni da 35 e 55 euro, con piatti come “Patata, Patata, Patata” e “Topinambur, uovo marinato, agretti”, costruiti a partire dai prodotti di piccoli fornitori della zona.
A Castel Gandolfo, in via Vigna di Corte 6, c’è invece Tinello Bistrot, aperto nel settembre 2023 dai ragazzi di Sintesi: una formula più conviviale, piatti da condividere, carta dei vini artigianale, sake e birre. Tra gli assaggi segnalati ci sono il maiale in crepinette, broccoletti e fondo a 10 euro e le crespelle con ragù di funghi e salsa al formaggio a 15 euro.
Il percorso si chiude ad Ariccia, in viale dei Castani 17, da Sintesi, il ristorante degli chef Sara Scarsella e Matteo Compagnucci, oggi punto di riferimento per la cucina d’autore ai Castelli Romani e forte di una stella Michelin. Qui il lavoro è fatto di tecnica pulita, grande attenzione alla materia prima e menu degustazione da 105 a 140 euro, con una sala seguita, sul fronte vini, da Carla Scarsella e Christian Fortuzzi. Nel menu compaiono, tra gli altri, cardoncello di grotta, fondo di fungo e crème fraîche a 30 euro, risotto all’aglio orsino, kefir e pesche acerbe a 35 euro e pescato secondo frollatura e bernese al pepe Timut a 40 euro. Qui il tono cambia, cambia anche il livello, ma il legame con il territorio resta ben visibile. Ed è forse questo l’aspetto più convincente dell’intera mappa.





