A Roma, nel 2026, chi va a caccia della vera pizza romana bassa e croccante continua a dividersi tra indirizzi storici e locali più recenti. Ma il punto, alla fine, resta sempre quello: una tonda sottile, ben cotta, asciutta al morso, capace di fare davvero “croc” al primo taglio. È qui che si riconosce la pizza romana scrocchiarella, diversa dalla napoletana per impasto, stesura e risultato finale, e ancora saldamente presente nella vita dei quartieri, dal centro storico a Testaccio, fino a Ostia e Fiumicino. Tra sale rumorose, forni a legna, fritti di rito e qualche lettura più attuale, la mappa è ampia. Ma alcuni nomi, ancora oggi, stanno davanti agli altri.
Le insegne storiche che tengono viva la scrocchiarella: da La Montecarlo a Remo e Ivo
Tra i riferimenti più solidi della pizza romana a Roma ci sono ancora La Montecarlo, Remo a Testaccio, Il Grottino e Ivo a Trastevere. Locali che vanno dritti per la loro strada, senza inseguire troppe mode. La Montecarlo, in Vicolo Savelli, resta uno degli indirizzi più battuti del centro: niente prenotazioni, fila all’ingresso, camerieri che sgusciano tra i tavoli e pizze servite nel classico vassoio di metallo. Il bello è proprio questo: una proposta riconoscibile, senza ossessioni da vetrina, ma con un gusto che parla romano dal primo morso.
A Testaccio, Remo resta una tappa quasi obbligata per chi cerca una tonda sottilissima che deborda dal piatto, condita il giusto, da accompagnare con supplì e filetti di baccalà. Il ritmo è quello di sempre: servizio veloce, atmosfera pure. Si mangia e si riparte. Poco distante c’è Il Grottino, aperto dal 1936, con un forno a legna che fa parte della storia del posto quanto le pizze più classiche, dalla funghi e salsiccia alla versione della casa con uovo alla Bismark.
E poi c’è Ivo, in via di San Francesco a Ripa, dove conta soprattutto la sostanza: poche concessioni alle tendenze, molte certezze, dalle rosse più tradizionali alle bianche più decise. In questo gruppo entra di diritto anche Il Buchetto, aperto dal 1929 in via Flaminia: tavolini in graniglia, numeretto da prendere, zero fronzoli. Una scena che, a Roma, per fortuna resiste.
La nuova scuola della romana: 180grammi, TAC, L’Elementare e gli indirizzi da provare
Accanto ai classici, negli ultimi anni si è fatta largo una nuova scuola della pizza romana. Parte dalla tradizione, ma prova a spingerla un po’ più avanti senza snaturarla. Il nome che torna più spesso è 180grammi, in via Genazzano, dove Jacopo Mercuro porta avanti la sua idea di rinascita della pizza tonda romana: impasto steso a mano, base croccante, condimenti che guardano anche a una cucina più personale. La margherita con bufala e Parmigiano, la fiori e alici e il sampietrino cacio e pepe sono tra le pizze che hanno costruito la fama del locale. In zona sud, a Mostacciano, c’è TAC Thin and Crunchy, il progetto di Pier Daniele Seu dedicato proprio alla romana: classici come Napoli, capricciosa e diavola, più una rotazione stagionale che attira chi ha voglia di provare qualcosa in più.

L’Elementare, nato a Trastevere nel 2020 e poi cresciuto con altre sedi, punta invece su una formula più pop e attuale, con supplì creativi, birre scelte bene e pizze che, accanto ai gusti canonici, si concedono qualche deviazione, come la Bello de nonna. In questa fascia vanno messi anche A Rota a Tor Pignattara, molto fedele alla stesura al mattarello, Santa Pizza tra Tufello e Bufalotta, Romana Pizzeria di Casa a Casal de’ Pazzi e Inverso Pizzeria, dove Sami El Sabawy tiene insieme memoria di quartiere e una mano precisa sugli impasti.
Pizza e beverage: le pizzerie che abbinano tonde, birre artigianali, cocktail e bollicine
C’è poi un altro filone ormai ben visibile: quello che lega pizza romana e beverage. A Roma, l’abbinamento non si ferma più da tempo alla classica bionda della casa. Pizza e Bolle La Romana, in Lungotevere di Pietra Papa, ha costruito la propria identità proprio su questo incontro: tonde romane, fritti curati e una carta ampia di Champagne, Franciacorta e Trento Doc. Il tono è più moderno, certo, ma la base resta chiara, con classici fatti bene e qualche proposta più ricca, come la Margherita 2.0. A Montesacro, Svario si presenta come un pizza bar dove al tavolo arrivano sia pizze sia drink pensati per stare insieme; l’atmosfera è informale, da serata che si allunga, e le “conchette” fanno da ponte tra cucina e pizzeria.
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Anche Crunch Roma, a Talenti, insiste su questa formula: tonde divise per livello di sperimentazione, cocktail tra gli 8 e i 10 euro, qualche piatto laterale che esce dal repertorio classico della pizzeria. Più essenziale, ma ben centrata sul bere bene, è anche Santa Pizza, con una selezione di birre artigianali e bollicine che accompagna una proposta volutamente snella. Qui la pizza romana croccante smette di essere soltanto un rito di quartiere e diventa parte di una serata più ampia, senza perdere troppo della sua identità.
Dal centro al litorale: la mappa dei quartieri dove trovare le migliori pizze romane
Se si guarda alla città nel suo insieme, la geografia della migliore pizza romana a Roma è piuttosto chiara. Nel centro storico tengono il passo La Montecarlo ed Emma, che vicino a Campo de’ Fiori lavora su una formula più gastronomica, con prodotti selezionati, fritti classici e pizze che possono salire parecchio di prezzo, soprattutto nelle versioni speciali. Nei quartieri dove l’identità popolare si sente di più, da Testaccio a Trastevere, restano saldi i nomi che hanno fatto scuola. A Roma Nord e nella parte est, invece, la scena si allarga: San Marino in zona Trieste, Il Maratoneta a San Lorenzo, Crunch a Talenti, Romana Pizzeria di Casa a Casal de’ Pazzi.
Tra le novità, da segnalare anche Bassa Pizza Popolare in zona Eur-Torrino, apertura del 2026 con carta essenziale e un’impostazione tutta giocata sulla croccantezza. Fuori dal raccordo, o quasi, il discorso continua sul mare: Slice Ostia porta la firma di David Boncompagni e mette insieme pizza romana e cocktail sul lungomare Paolo Toscanelli; a Fiumicino, Pizzeria Clementina di Luca Pezzetta inserisce la romana in un progetto più ampio sugli impasti e sul pesce. In mezzo ci sono molte varianti, certo. Ma il criterio, alla fine, resta semplice: se la base è asciutta, il bordo sottile e il morso netto, allora la scrocchiarella romana è ancora al suo posto.




