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Vignaioli Vulcano Laziale, l’alleanza di 11 cantine che vuole riscrivere il racconto del vino dei Castelli

Un gruppo di produttori che ha deciso di fare fronte comune per raccontare il meglio il vino dei Castelli Romani.

by Francesca Testa
4 Giugno 2026
in Food
Vignaioli Vulcano Laziale, l’alleanza di 11 cantine che vuole riscrivere il racconto del vino dei Castelli

Vignaioli Vulcano Laziale, l’alleanza di 11 cantine che vuole riscrivere il racconto del vino dei Castelli

Undici cantine artigianali attive sui tre versanti del Grande Vulcano Laziale si sono presentate a Roma, l’11 maggio 2026 da Trapizzino, sotto un nome comune: VVL – Vignaioli Vulcano Laziale. L’obiettivo è chiaro: mettere insieme un territorio troppo a lungo raccontato a pezzi e provare a dare al vino dei Castelli Romani una voce più nitida, più fedele alla sua terra. Al centro ci sono i suoli vulcanici, l’agricoltura rigenerativa e le fermentazioni spontanee. Il progetto, nato dopo circa tre anni di confronti, parte da un’idea semplice ma netta: leggere questa zona dalla sua matrice geologica comune, e non dai confini amministrativi. Da lì, ricominciare.

Perché nasce VVL: oltre i confini, per rileggere il Grande Vulcano Laziale

Alla base di VVL c’è una convinzione precisa: il Grande Vulcano Laziale è il vero filo che tiene insieme zone spesso trattate come realtà separate, anche se distano pochi chilometri l’una dall’altra. Ilaria Giardini e Matteo Giansanti, tra i promotori del collettivo, spiegano che tutto nasce dal riconoscimento di una identità vulcanica comune. Non solo geologica, ma anche agricola, culturale, perfino legata al senso di appartenenza. Il nodo è proprio questo: uscire da una lettura troppo frammentata dei Castelli Romani, dove per anni il vino è rimasto incastrato nell’immagine dell’osteria e del prodotto portato a Roma per il consumo di tutti i giorni.

Lorenzo Farina, tra i fondatori, lo dice senza giri di parole: “Il vino del Lazio vive di un retaggio pesante”. Non si tratta di rinnegare quel passato, ma di guardare a quello che nel frattempo è successo: sono nate piccole aziende artigianali, è cambiato il lavoro in vigna ed è cresciuta la voglia di raccontare il vino come espressione del luogo, non come una categoria generica.

Tre versanti, terreni diversi, vini lontani: così la geologia cambia il bicchiere

Nel racconto del collettivo c’è un punto che viene prima di tutto: il Vulcano Laziale non è uno sfondo da cartolina. È una struttura concreta, che incide su suoli, esposizioni, altitudini e microclimi. E quindi, inevitabilmente, sul vino. Basta spostarsi da un versante all’altro per accorgersene. Sul versante sud, più vicino al mare, i vini tendono a essere più caldi e più materici. Sul versante nord, più interno e più alto, emergono invece profili più tesi, più verticali. In mezzo cambiano la tessitura dei terreni, la ventilazione, la capacità di trattenere l’acqua, i tempi di maturazione.

Vignaioli Vulcano Laziale
Vignaioli Vulcano Laziale, un’unione per valorizzare il territorio (DailyBest.it)

Per Vignaioli Vulcano Laziale questa è la chiave: non una teoria da addetti ai lavori, ma una mappa da mettere a fuoco vendemmia dopo vendemmia. I produttori insistono spesso sul legame tra suolo e bicchiere. E nelle loro parole tornano espressioni come tensione, energia, mineralità: termini del vino, sì, ma qui ancorati a una base molto concreta.

Gli 11 produttori di VVL e i numeri di un progetto dichiaratamente artigianale

Oggi VVL mette insieme 11 aziende distribuite sui tre versanti del vulcano. Sul versante nord ci sono Mattei Wines e Simone Pulcini. Sul versante ovest lavorano La Torretta, Liane, Marco Colicchio, I Chicchi e Terracanta. Sul versante sud fanno parte del collettivo Il Sambuco, Farina, Colleformica ed Emiliano Fini. In tutto, il gruppo conta circa 30 ettari vitati destinati all’imbottigliamento e una produzione di circa 85 mila bottiglie l’anno. Numeri piccoli, soprattutto se messi accanto ad altri distretti italiani, ma proprio per questo coerenti con la natura del progetto: aziende di dimensioni contenute, spesso molto contenute, con un’impronta apertamente artigianale.

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Giardini ha raccontato che tutto è partito anche da una constatazione semplice: produttori che lavoravano a pochi chilometri di distanza e quasi non si conoscevano. Poi una cena, i primi confronti, l’idea di stare insieme. Col tempo si sono aggiunte realtà vicine per sensibilità e pratiche, dall’agricoltura rigenerativa alle scelte biologiche o biodinamiche, fino alle fermentazioni spontanee. L’idea non è appiattire gli stili, ma tenere insieme esperienze affini.

Dal Diario d’annata a Roma: le prime mosse per dare memoria e peso al progetto

Tra le iniziative annunciate c’è il Diario d’annata, un archivio condiviso in cui le aziende registreranno l’andamento climatico, il lavoro in campagna e le risposte delle vigne nel tempo. Matteo Giansanti lo ha definito “una specie di anno zero del Vulcano Laziale”: un modo per costruire memoria in un territorio che, secondo i promotori, spesso non conosce ancora bene se stesso. È un passaggio che racconta bene il senso del progetto: non soltanto promozione, ma anche raccolta di dati, confronto interno, costruzione di un linguaggio comune.

Poi c’è Roma, che per queste cantine resta il mercato naturale e anche il luogo in cui riportare una parte del discorso culturale sul vino dei Castelli. La presentazione dell’11 maggio da Trapizzino, durante l’evento La Scintilla, va letta anche così. I produttori hanno parlato della necessità di riportare la cultura del vulcano dentro la città, coinvolgendo consumatori e ristorazione. Il prossimo appuntamento sarà Tralci Vulcanici, la festa del collettivo in programma il 14 giugno al Parco Archeologico del Tuscolo. Un passaggio pubblico, concreto, per dare visibilità a un’alleanza che per ora ha numeri piccoli ma un obiettivo netto: cambiare il modo in cui si racconta, e si beve, il vino del Vulcano Laziale.

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Francesca Testa

Francesca Testa

Classe 1988, laureata in lettere con specialistica in informazione e sistemi editoriali. Dopo oltre 10 anni di impegno come caporedattrice di CheDonna.it, passa a dirigere ciaostyle (testata dedicata al mondo della moda) e poi diverse testate del gruppo Velvet e, infine, DailyBest.it. Nel mezzo tanto studio, una passione incrollabile per tutto ciò che ruota attorno all’universo femminile e a quello dell’informazione in generale.

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