Breve storia del baùscia milanese, dal carosello al cummenda

Da Tino Scotti a Guido Nicheli, fenomenologia del caratterista milanese che oggi non riesce più a trovare il suo interprete

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di Mattia Nesto facebook 2 maggio 2017 09:03
Breve storia del baùscia milanese, dal carosello al cummenda

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Esattamente quando si è incominciato ad usare il termine baùscia? Se tutti infatti sanno, più o meno, il suo significato, ovvero “arricchito sbruffone, di solito milanese”, in pochi conoscono la storia dietro a questo termine. Baùscia è parola nata nell’Ottocento per indicare uno strano personaggio, a metà strada tra un cicerone e un poco di buono, che consigliava i forestieri nella ricerca di botteghe e artigiani in Brianza, ovviamente dietro compenso. Eppure questa parola assunse grande prestigio, grazie al giornalista Gianni Brera, all’inizio degli anni Sessanta, in ambito sportivo-calcistico, ovvero durante i derby di Milano, dove si affrontavano i baùscia nerazzurri, ovvero i calciatori/tifosi dell’Inter (appartenenti alla media e grande borghesia meneghina) e i casciavid rossoneri, cioè i calciatori/tifosi del Milano, solitamente provenienti dagli strati più bassi della popolazione, per lo più operai (“casciavid” in milanese sta ad indicare il cacciavite).

 

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Tuttavia, già da qualche anno, nell’appena nata Rai di Carosello, imperversava una pubblicità con protagonista il primo vero e proprio “baùscia doc”. Lo spot era quello dei famosi confetti Falqui (“Basta la parola“) interpretata da Tino Scotti, un attore (e già calciatore delle giovanili, guarda caso, dell’Inter) di chiara fama, molto conosciuto nel circuito dei locali e cabaret milanesi.

 

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Tino Scotti interpretava il classico baùscia proto-industriale, con tanto di frac o redingote d’ordinanza e modi affettati ed eleganti. Anche la ricercatezza del suo vocabolario era parte integrante del suo personaggio. A lui si deve l’intenzione, o quantomeno lo sdoganamento verso il pubblico di massa, della frase “ghe pensi mi“, fulcro dei suoi spettacoli di cabaret.

 

 

A prendere lo scettro del “caratterista milanese” è stato quindi Ugo Bologna, che a partire tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta diventa il cùmenda principale della commedia all’italiana. Senza dimenticare la sua partecipazione ai film di Fantozzi, è con Sapore di Mare, film di Carlo Vanzina del 1983, che assurge alla grande notorietà nei panni del commendator Carraro, padre dei due scapestrati fratelli Luca e Felicino, ovvero Jerry CalàChristian De Sica.

 

 

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Rispetto a Tino Scotti la recitazione di Ugo Bologna è meno teatrale e meno sulle righe, più tranquilla insomma e virata verso una proba moralità meneghina. Notevole anche la sua partecipazione al film Yuppies – I giovani di successo del 1986, sempre di Vanzino, vero e proprio archetipo del film su Milano e una certa milanesità.

 

 

Ma sia in Sapore di Mare come in Yuppies assiste ad una sorta di passaggio di consegna del ruolo del baùscia da Ugo Bologna a forse il più famoso caratterista meneghino di tutti i tempi. Stiamo parlando, naturalmente, di Guido Nicheli, meglio conosciuto come Il Dogui, e vera e propria incarnazione dello spirito milanese. Letteralmente adorato dal grande pubblico ancora oggi le sue frasi e le espressioni idiomatiche sono citate a memoria da centinaia di migliaia di appassionati.

 

 

Guido Nicheli è diventato uno dei volti più caratteristici della commedia anni Ottanta e Novanta. Solo per citarne alcuni, ha preso parte a film del calibro di Monte Carlo Gran Casinò, Abbronzatissimi, Panarea (se non ricordate questo film vi consigliamo questo articolo) o del seminale Vacanze di Natale ’83, senza scordarsi della partecipazione a serie tv di assoluto culto come I ragazzi della 3° C Professione Vacanze.

 

 

Dopo che nel 2007 Guido Nichetti ci ha lasciato, il posto del baùscia nella commedia italiana è vacante. Ci ha provato, in una serie va detto piuttosto sfortunata di film e apparizioni televisive, Pucci, comico di Colorando ma senza riuscirci. Inoltre Pucci, più che al tipico baùscia, ha i connotati del classico zanza, ovvero del piccolo imbroglione arruffone. Niente a che vedere con la, anche se sempre un po’ posticcia, grandeur, del vero baùscia. Forse quelli che hanno saputo meglio prendere l’eredità spirituale dei vari Scotti, Bologna e Nicheli sono stati i ragazzi de Il milanese imbruttito, famosa pagina Facebook (che ora organizza anche eventi e serate a tema) sempre pronta a divulgare il verbo del vero “spirito meneghino”. Insomma, proprio come recita l’epitaffio sulla tomba del buon Dogui, la figura del baùscia non morirà mai: “See you later”.

 

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