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Home Geek

Due sorelle che han fatto un patto e una Parigi piena zeppa di Nazisti: ecco Wolfenstein: Youngblood

by Mattia Nesto
29 Luglio 2019
in Geek
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Ad un certo punto quando ti accorgi che, girato l’angolo all’ultimo arrondissement, ti si para davanti un enorme muro di cemento armato, controllato a vista da uno stuolo di nazisti armati fino ai denti, è troppo tardi: già perché un’enorme tigre-robotica ha già individuato i tuoi, anzi i vostri movimenti ed è quindi l’ora di combattere. Ma in fondo,  Jessica e Sophia non hanno di certo paura: loro sono le sorelle Blazkowicz, figlie di Anya e di B.J., l’eroe della Resistenza Americana, uccisore di Hitler e vera e propria nemesi del Reich Millenario. Anche se Parigi è ancora sotto il giogo nazista, questo 1980 sarà un anno meraviglioso: un anno di fantascienza, musica piena di sintetizzatori e tanto sangue per i nazisti. Benvenuti in Wolfenstein: Youngblood.

Grosso modo così si potrebbe riassumere il nuovo capitolo della fortunata serie di Wolfenstein, “erede diretto” del precedente di cui vi avevamo parlato qui.  Eppure le novità, fin dai primissimi minuti di gioco, sono tantissime rispetto a New Colossus. Innanzi tutto non impersoneremo l’eroe di guerra B.J. Blazkowicz ma, giustappunto, le sue due (e indisciplinatissime) figlie, permettendo così di vivere l’avventura totalmente in cooperativa, con un nostro amico oppure con un utente online a caso. Ecco questa è la prima, rilevantissima, novità: se nei precedenti capitoli si sentiva tutto il peso “dell’eroe da solo al comando” qui ogni nostra azione dovrà essere pensata in “coppia” e non c’è niente di più bello che, per esempio, decidere di dividersi le aree di gioco con il proprio partner, di modo da coprire la porzione più ampia di mappa nel minor tempo possibile. Intanto l’obiettivo è uno uno solo: far fuori il più alto numero di nazisti possibile e, possibilmente, liberare una volta per tutte Parigi.

 

Come avrete capito il classico “marchio di fabbrica” della serie di Wolfenstein, ovvero uno sparatutto basato su un combat-system veloce e frenetico (à la Doom per intenderci) e un mood scanzonato e pieno di battute, è sempre quello. Tuttavia questo nuovo capitolo, oltre alla modalità cooperativa (che è comunque opzionale, in quanto si può affrontare l’avventura totalmente in single-player affiancato da una “sorella” controllata dall’intelligenza artificiale), ha anche tante altre novità. Ad esempio, rispetto al capitolo precedente, le mappe di gioco sono molto più aperte e piene zeppe di interazioni ambientali (dalle classiche bombole del gas da far esplodere, passando per gli idranti, ottimi per manovre elusive, sino agli immancabili tombini, utilissimi per fughe istantanee o per raggiungere luoghi segreti) e la possibilità di affrontare “il livello” nel modo più aperto e libero possibile, offre un’esperienza di gioco certamente superiore rispetto a New Colossus (che anche complice l’ambientazione, praticamente sempre al chiuso, proponeva al giocatore quasi sempre livelli-corridoio molto simili fra loro).

https://www.facebook.com/EleuteriovonNestor/videos/10217997402299917/

Peccato solo che in Youngblood, appunto per la grande libertà di gioco, quando ci si troverà a tornare sui propri passi nelle mappe di gioco, ecco che si ritroveranno, nell’esatta posizione, gli stessi nemici anche se, per dire, cinque minuti prima li aveva crivellati a più non posso di colpi. Il fatto che allo sviluppo del gioco MachineGames abbia lavorato insieme ai ragazzi di Arkane Studios (autori di quel “gioiello grezzo” di Prey) ha permesso al level-design di fare un passo in avanti incredibile.

In più, proprio per il fatto di giocare “a coppia”, sarà molto importante, oltre alla possibilità di rendere le proprie armi ancora più letali con l’aggiunta di miri tattici, caricatori più capienti e calci più leggeri, il livello di intesa con la propria sorella/partner che, oltre ad aiutarci ed a rianimarci in caso di perdita massiccia di punti vita (noi potremo fare altrettanto) si rivelerà utilissima nelle fasi più concitate del combattimento (con stanzoni ricolmi di nemici nazisti, umani e robotici).  Sviluppando questo livello di intesa, attraverso veri e propri segnali, il classico pollice alzato, si avrà la possibilità di far diventare Jessica e Sophia due vere e proprie “macchine trita-nazisti” come i loro babbo. Già ma che fine ha fatto B.J. Blazkowicz ?

Già perché la nostra avventura parte propria dalla scomparsa del mitico guerriero, che un giorno, senza dire nulla alla sua famiglia, decide di partire per Parigi per “misteriosi motivi”. Sarà quindi compito delle sue due agguerittisime figlie fare luce su questo mistero, aiutate dalla resistenza francese che ha occupato le catacombe sotto Neu-Paris, la Parigi ancora iper-nazista nonostante il 1980. Ancora una volta, l’ucronia di Wolfenstein: Youngblood ci convince e ci piace, e questo nuovo capitolo (non un semplice spin-off, ma un vero e proprio gioco di per sé) innerva nuova linfa vitale nella serie (senza tradire le classiche chicche del mondo di gioco, come ritrovare nelle mappe di gioco i poster dei film, dei dischi o delle tramissioni televisive che vanno di moda nel Reich degli anni Ottanta). Tra l’altro grazie al Buddy-Pass, ovvero un’opzione disponibile per la sola versione deluxe , si potrà invitare un amico anche se non possiedi il titolo: un ottimo modo per invitare anche “un acquisto in cooperativa” di Youngblood.

Se non l’avete ancora fatto vi diamo un consiglio: per combattere l’afa e la noia estiva non c’è niente di meglio di maciullare un po’ di pixel nazisti imbracciando due lanciagranate akimbo in Wolfenstein: Youngblood che, nuovamente, si conferma come uno dei fps (first person shooter aka sparatutto) migliori di tutti i tempi.

 

Wolfenstein: Youngblood

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Tags: newsplaystationRecensionevideogioco
Mattia Nesto

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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