Piazza Mincio pedonale chiude il cantiere da 1,3 milioni di euro e il quartiere Coppedè ritrova il suo salotto monumentale. Le auto escono dal centro della piazza, la fontana delle Rane torna a respirare, i sanpietrini riprendono il posto dell’asfalto. L’intervento, concluso nel II municipio, ha riguardato pavimentazioni, marciapiedi, protezioni per i pedoni, alberature e l’assetto dell’area. Per la minisindaca Francesca Del Bello è uno spazio “restituito ai cittadini”, in uno degli angoli più riconoscibili e fotografati di Roma.

Auto fuori da piazza Mincio: il Coppedè cambia passo
La novità si vede subito: piazza Mincio non è più dominata dalle auto. Per anni il cuore del Coppedè è stato usato quasi come una rotatoria, con la fontana monumentale al centro di un giro di traffico poco adatto al valore del luogo. Ora la piazza torna ai pedoni. Si attraversa, ci si ferma, si guarda.
Non è una piazza qualunque. Piazza Mincio è il punto in cui si concentra l’immaginario di Gino Coppedè: villini, archi, torrette, decorazioni liberty, richiami medievali e invenzioni scenografiche. Qui lo spazio pubblico non è un dettaglio. Fa parte del quartiere, lo racconta. Se viene coperto dalle auto, perde forza. Se torna libero, tutto l’insieme riprende respiro.
La presidente del II municipio, Francesca Del Bello, ha rivendicato il senso dell’intervento: meno traffico nel nodo centrale, più sicurezza e più spazio per chi si muove a piedi. Non è solo una questione di parcheggi o di viabilità locale. È un modo diverso di vivere un luogo storico, ogni giorno. E in una zona delicata come questa, l’equilibrio tra residenti, tutela e turismo resta la vera prova.
Sanpietrini recuperati, marciapiedi in levocell e nuove protezioni pedonali
La riqualificazione ha puntato molto sui materiali. Nel Coppedè anche una pavimentazione conta, perché dialoga con facciate, prospettive e dettagli architettonici. L’asfalto della piazza è stato sostituito con sanpietrini recuperati da altri appalti. Una scelta che guarda all’estetica, ma anche al riuso. In un luogo così, il manto stradale pesa quasi quanto una quinta teatrale.
Anche i marciapiedi delle strade che arrivano su piazza Mincio sono stati rifatti. È stata usata una pavimentazione in levocell, cemento bianco scelto per inserirsi senza stacchi troppo netti nel disegno della zona. L’obiettivo è una piazza più ordinata, ma anche percorsi pedonali più continui. Perché la pedonalizzazione funziona davvero solo se non resta chiusa nel centro della piazza, ma si collega alle vie laterali e ai passaggi quotidiani di residenti, visitatori, famiglie e anziani.
Attenzione anche agli alberi. Le nuove tazze sono state disegnate seguendo l’andamento naturale delle radici, così da proteggere le alberature senza interventi troppo rigidi. È un dettaglio tecnico, certo, ma non secondario: da scelte come questa dipendono la durata dei lavori e la salute del verde.
Per proteggere le nuove aree pedonali sono stati installati colonnotti in travertino, alternati a elementi metallici. Servono a impedire l’ingresso delle auto, ma senza chiudere la visuale. Nel Coppedè una barriera troppo pesante avrebbe rovinato l’effetto finale. Qui anche la misura fa parte del progetto.
La fontana delle Rane torna protagonista
Il cuore dell’intervento è la fontana delle Rane, uno dei simboli più noti del quartiere e di quella Roma meno scontata, lontana dai percorsi monumentali più battuti. Con la nuova sistemazione, la fontana torna al centro della scena. Non più elemento da aggirare in macchina, ma punto attorno al quale si ricompone la piazza.
La fontana appartiene alla stagione più fantasiosa del complesso Coppedè. Non è la Roma imperiale, né quella barocca da cartolina. È una Roma novecentesca, eccentrica, piena di richiami e invenzioni. Attorno all’acqua e alle rane scolpite si costruisce un piccolo teatro urbano, fatto di scorci ravvicinati e dettagli da scoprire. Liberare lo spazio intorno alla fontana significa restituire allo sguardo il rapporto tra architettura e arredo urbano che il traffico aveva spezzato.
Negli anni scorsi il municipio era già intervenuto nella parte più vicina alla fontana, rifacendo la pavimentazione e ripristinando i parapedonali danneggiati dalle auto. Ora la pedonalizzazione allarga quel lavoro a tutta la piazza. Per chi conosce il quartiere, la differenza non sarà solo nelle fotografie. Cambiano il rumore, il modo di fermarsi, il rapporto tra il marciapiede e il centro della scena.
Resta il tema della gestione. Una piazza più bella porta più persone, e il Coppedè è già da tempo meta di passeggiate, visite guidate, curiosità turistica e contenuti social. Serviranno manutenzione, pulizia, controllo degli accessi impropri e rispetto degli spazi. La pedonalizzazione non finisce con il cantiere: comincia davvero quando entra nella vita normale del quartiere.
Fondi giubilari e municipali: il cantiere da 1,3 milioni tra piazza Mincio e le vie limitrofe
L’opera è stata finanziata con fondi giubilari e risorse del II municipio, per un totale di 1,3 milioni di euro. Il perimetro non riguarda solo piazza Mincio, ma anche alcune strade che vi confluiscono: via Dora, via Brenta, via Tanaro e via Aterno. L’idea è trattare il centro del Coppedè come un insieme unico, non come una serie di interventi separati.
La scelta di usare risorse legate al Giubileo in un quartiere residenziale e monumentale dice molto della linea seguita dalla città. Non solo grandi assi, stazioni e percorsi turistici principali, ma anche spazi urbani di pregio che hanno bisogno di cura. Il Coppedè non è una meta di massa come il centro storico più classico, ma ha un’identità forte e attira sempre più visitatori. Intervenire qui significa lavorare su quel patrimonio diffuso che spesso racconta Roma meglio di molte immagini ufficiali.
Del Bello ha legato il cantiere alla qualità dello spazio pubblico, alla sicurezza e alla valorizzazione dei quartieri. A Roma, però, queste parole si misurano sempre sul lungo periodo. La riuscita non dipenderà solo dai materiali posati, ma dalla manutenzione quotidiana, dal rispetto delle nuove regole e dalla capacità di evitare che l’area venga di nuovo occupata dalle auto.
Il risultato, intanto, è sotto gli occhi di tutti. Piazza Mincio pedonale restituisce al Coppedè un centro più coerente con la sua storia e con la sua bellezza fuori dagli schemi. Roma guadagna uno spazio pubblico più accessibile, meno schiacciato dal traffico, più adatto alla vita di quartiere e alla contemplazione. In una città spesso costretta a inseguire emergenze, buche e cantieri infiniti, stavolta la notizia è semplice: un salotto monumentale ha smesso di fare da rotatoria.






