A Roma, con la chiusura delle scuole a metà giugno, per migliaia di famiglie è cominciata la corsa a un posto nei centri estivi. Il motivo è semplice: i figli sono a casa, mentre gli uffici restano aperti. E tra rette che possono arrivare fino a 1.760 euro al mese, pochi posti nel pubblico e orari spesso difficili da incastrare con il lavoro, organizzare l’estate sta diventando un problema vero, di soldi e di tempo. La scena si ripete in tutta la città, da Monteverde a Talenti: telefoni in mano, chat dei genitori che si riempiono, segreterie che rispondono tardi. E sempre la stessa domanda: “Come facciamo da giugno ad agosto?”
Quanto costa davvero l’estate a Roma tra privati, campus e baby-sitter
Il primo ostacolo è il prezzo. Nei centri estivi privati di Roma, soprattutto quelli ospitati in circoli sportivi con piscina, zone d’ombra e attività organizzate, si può arrivare a 250 euro a settimana, cioè circa 1.000 euro al mese per un solo figlio. Se poi si scelgono campus specializzati, con inglese, laboratori o programmi a tema, la spesa sale ancora: fino a 440 euro a settimana, oltre 1.700 euro in quattro settimane. Per chi ha due figli, il conto diventa subito pesante. In molti casi, semplicemente, non regge.
E così c’è chi finisce per confrontare queste cifre con quelle della baby-sitter privata, che spesso però aggiunge un’altra spesa, soprattutto quando serve coprire il pomeriggio o i giorni scoperti di agosto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i centri estivi, nati come occasione educativa e ricreativa, vengono vissuti sempre di più come un servizio necessario, costoso e quasi obbligato.
Centri estivi a macchia di leopardo: VIII Municipio avanti, XI e XII restano indietro
Sul fronte pubblico, la situazione cambia molto da zona a zona. Da quando è finita la gestione centralizzata del Comune, sono i singoli municipi di Roma a organizzare i centri estivi municipali, di solito dentro le scuole pubbliche e con l’aiuto di associazioni sportive o culturali. Dai dati disponibili, l’VIII Municipio è quello messo meglio, con 23 centri estivi sparsi sul territorio. All’opposto c’è l’XI Municipio, che ha attivato una sola struttura nella zona di Marconi, con una capienza di 300 bambini e il trasporto incluso.

Nel XII Municipio i centri sono due, tra Monteverde e Bravetta. Il XIII Municipio, invece, ne conta nove, rivolti ai minori tra 3 e 14 anni e aperti anche ai ragazzi con disabilità fino ai 17 anni. Ne esce l’immagine di una città divisa, con quartieri dove qualche possibilità c’è e altri dove si resta in lista d’attesa o si è costretti a cercare altrove. Non a caso, molti genitori, quando possono, si spostano fuori dal proprio municipio pur di trovare un posto.
Aule roventi e servizi a singhiozzo: il pubblico costa meno, ma non basta
Pagare meno, però, non risolve tutto. Anzi. In diversi casi i problemi sono altri. Molte attività si svolgono dentro edifici scolastici che d’estate mostrano tutti i loro limiti: aule senza aria condizionata, spazi esterni non sempre riparati dal sole, palestre disponibili solo in certe ore. Chi ha visto queste strutture nelle estati passate racconta di stanze già afose a metà mattina, borracce da riempire di continuo, operatori costretti a cambiare programma strada facendo. Un tema tutt’altro che secondario, soprattutto in una città che negli ultimi anni ha fatto i conti con estati sempre più calde.
SEGUICI ANCHE SUL NOSTRO CANALE WHATSAPP
A sostenere le attività c’è anche il Piano Estate del Ministero dell’Istruzione, che mette sul piatto 300 milioni di euro per progetti sportivi, culturali e ricreativi durante la sospensione delle lezioni. Ma per le famiglie il punto resta molto concreto: trovare servizi davvero utilizzabili. E ad agosto, soprattutto nella settimana di Ferragosto, l’offerta si assottiglia ancora, perché molte strutture chiudono e le alternative aperte per tutto il periodo sono poche.
Lavoro, figli e orari impossibili: il vero rebus dell’estate romana
Alla fine, il nodo è tutto nell’incastro tra calendario scolastico e giornata lavorativa. In gran parte dei centri estivi le attività finiscono attorno alle 16.30, un orario che per molti lavori non basta: uffici, negozi, turni, attività che vanno avanti più a lungo. È lì che l’equilibrio salta. C’è chi si affida ai nonni, chi anticipa le ferie, chi prova a dividerle con il partner, chi rinuncia. Le difficoltà aumentano per chi ha bambini molto piccoli, soprattutto i treenni appena usciti dal nido e ancora in attesa della scuola dell’infanzia: secondo molte segnalazioni, i servizi disponibili raramente offrono spazi e tempi adatti al riposo pomeridiano, che a quell’età spesso serve ancora. Sullo sfondo resta poi un altro vuoto, quello degli adolescenti.
In questo quadro si inserisce l’iniziativa del III Municipio, che ha lanciato la seconda edizione di “ContamInAzion3 2.0”, un campus estivo gratuito per ragazzi tra 14 e 19 anni. Il progetto propone attività diffuse nei quartieri, dalla rigenerazione urbana partecipata ai tornei di calcio di strada, fino ai laboratori audiovisivi, alla musica e agli spazi studio. È una risposta diversa, più legata al territorio, che prova a trasformare piazze e parchi in luoghi di incontro. Ma il punto, per molte famiglie romane, resta lo stesso: l’estate non è una pausa, è una corsa contro costi, orari e posti disponibili.




