Il paesaggio cambia di colpo e, senza andare lontano dalla città, ci si ritrova tra boschi fitti, prati umidi, animali al pascolo brado e due laghi incastonati nel verde. I Lagustelli di Percile vengono spesso descritti come il “Trentino” laziale: definizione forse un po’ sbrigativa, ma quando si arriva fin qui si capisce subito da dove nasce. L’aria, il silenzio e il disegno del territorio hanno poco a che fare con l’idea più classica della campagna romana.
Dove si trovano i Lagustelli e perché questa oasi ha un valore internazionale
I Lagustelli si trovano nel territorio di Percile, piccolo borgo dei Monti Lucretili, a circa 55-60 chilometri da Roma. Siamo nel Parco naturale regionale, in un’area sottoposta a una tutela rigidissima: non solo zona protetta, ma riserva integrale assoluta, riconosciuta anche dalla Convenzione di Ramsar per l’importanza delle sue zone umide. Tradotto: non ci si trova davanti a due laghetti qualsiasi, ma a un ambiente raro e delicato, dove acqua, vegetazione e fauna convivono in un equilibrio che altrove si è perso da tempo.
La particolarità è anche nella loro origine. I bacini sono nati dentro doline carsiche, cioè conche formate dal crollo del terreno in un’area calcarea. A trattenere l’acqua sono i sedimenti argillosi, che hanno reso impermeabile il fondo. È così che, nel cuore dell’Appennino laziale, compaiono due specchi d’acqua raccolti e quasi nascosti, circondati dal bosco e da una vegetazione che cambia molto con il passare delle stagioni.
Sul CAI 307 da Percile ai laghi: il cammino tra valle dell’Aone e pascoli bradi
Il percorso più battuto parte dalla piazza di Percile, a circa 570 metri di quota, e segue il sentiero CAI 307. Non è un’uscita estrema, ma nemmeno una passeggiata da fare con leggerezza: servono scarpe adatte e un minimo di confidenza con i sentieri. Dal borgo si entra nella valle dell’Aone, attraversando tratti di macchia mediterranea e punti in cui lo sguardo si apre sulla valle del Licenza e sulle cime vicine, tra cui Pellecchia, Guardia e Morico.
Lungo il cammino affiorano le rocce calcaree tipiche della zona, con tonalità che vanno dal grigio al nocciola. Poi si incontra un rimboschimento di conifere e il rifugio forestale della Porcareccia, uno dei passaggi più riconoscibili dell’itinerario. Da lì in poi il sentiero si fa più ombroso, tra querce, roveti e fontanili, e non è raro imbattersi in animali al pascolo brado. È anche questo il bello del posto: non c’è l’effetto da cartolina costruita, ma la sensazione netta di attraversare un ambiente vero, che continua a vivere con i suoi ritmi.
Dal Marraone al Fraturno, fino a Castel del Lago: cosa vedere e come accorciare la gita
Dopo circa un’ora e mezza di cammino si arriva al primo specchio d’acqua, il Lago Marraone, che appare quasi all’improvviso dentro una conca del terreno ed è spesso nascosto dalla vegetazione. Poco più avanti si raggiunge il Lago Fraturno, più in alto, attorno ai 704 metri: è più aperto alla vista ed è incorniciato da un bosco di abeti, cipressi e querce. Molti si fermano qui più a lungo, anche perché è il punto in cui il paesaggio restituisce davvero quella sensazione di isolamento che chi parte da Roma cerca quando vuole staccare senza fare troppa strada.
Per chi ha ancora fiato, dal Fraturno parte la breve salita del 307B verso le rovine medievali di Castel del Lago, a circa 772 metri. In una mezz’ora si aggiunge un altro tassello alla gita, meno noto dei laghi ma capace di darle più spessore, perché al lato naturale si unisce una traccia storica concreta. Chi invece preferisce evitare l’intero percorso dal borgo può accorciare il tragitto in auto fino a un cancello di sbarramento, lasciare lì la macchina e ridurre la parte a piedi a circa 2 chilometri. È una soluzione comoda, soprattutto per famiglie o per chi non se la sente di affrontare tutto l’itinerario, anche se una parte del fascino dei Lagustelli di Percile resta proprio nel modo in cui ci si arriva: passo dopo passo, lasciandosi alle spalle il rumore della città.




