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Spazi a Colori, 196 proposte per ridisegnare Roma: dove la città prova a togliere spazio alle auto

A Roma, stavolta, il segnale arriva prima dei cantieri.

by Roberto Torcolacci
1 Giugno 2026
in Ambiente
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Spazi a Colori, 196 proposte per ridisegnare Roma: dove la città prova a togliere spazio alle auto

Spazi a Colori, 196 proposte per ridisegnare Roma: dove la città prova a togliere spazio alle auto

E passa da un numero che dice parecchio: 196 proposte arrivate al bando comunale “Spazi a Colori”, pensato per cambiare pezzi di strada con interventi leggeri, rapidi, subito visibili. Meno spazio alle auto, più spazio per pedoni, studenti, soste di quartiere, attraversamenti più sicuri. Vernice, fioriere, panchine, arredi mobili, tratti di strada ridisegnati senza aspettare l’ennesima grande opera annunciata per anni. In Campidoglio la chiamano urbanistica tattica. Ma, al di là delle formule, il senso è chiaro: provare a sistemare la città partendo dai punti in cui oggi si cammina male, si attraversa peggio e si vive poco o niente.

Centro storico in testa, ma la spinta arriva anche da Appio e Casilino

La mappa delle domande racconta bene dove il tema si sente di più. In testa c’è il Municipio I, con 38 proposte. Subito dopo il Municipio VII con 26, poi il Municipio V con 22 e l’VIII con 20. Fuori dai numeri, il messaggio è semplice: non è una questione che riguarda solo il centro, dove lo scontro tra turismo, residenti e traffico è sotto gli occhi di tutti. La richiesta si muove anche in zone come Appio e Casilino, dove lo spazio pubblico spesso resta schiacciato tra sosta selvaggia, marciapiedi ridotti al minimo e incroci pensati più per far scorrere le auto che per far vivere il quartiere.

C’è poi un dato che pesa, perché racconta bene il clima nei quartieri. Il 40% delle candidature arriva da gruppi molto piccoli, fino a cinque persone, mentre circa il 30% è stato presentato da singoli cittadini. Non grandi associazioni, non reti già strutturate, ma persone che conoscono il proprio isolato, l’uscita da scuola, il semaforo dove ogni mattina si rischia troppo. Anche questo dice qualcosa: c’è una stanchezza diffusa per i tempi lunghi dell’amministrazione e, insieme, la voglia di smuovere almeno un po’ l’inerzia.

Dalle scuole ai comitati, i progetti che raccontano meglio la sfida

Tra le proposte finite subito sotto osservazione ci sono quelle nate dentro le scuole, perché toccano un punto molto concreto della vita di tutti i giorni: l’ingresso e l’uscita degli studenti. L’Istituto Comprensivo Regina Margherita ha immaginato la messa in sicurezza degli accessi ai plessi tra Trastevere, Aventino e centro storico, con l’idea di trasformare quei varchi in piccole piazze scolastiche. Al Flaminio, invece, gli studenti del Liceo Artistico Ripetta hanno lavorato su viale Pinturicchio, pensando a un tratto di strada ridisegnato con arte urbana e arredi costruiti anche attraverso laboratori partecipati.

Più a sud, il Comitato Mura Latine ha puntato su piazzale Ipponio, un’area destinata a cambiare con l’apertura della stazione Porta Metronia della metro C, immaginata come luogo di incontro e di gioco, non soltanto di passaggio. All’Ostiense, il progetto “Da incrocio a crocevia” interviene su uno dei nodi più congestionati del quartiere, con attraversamenti colorati ad alta visibilità, barriere verdi e sedute. Qui il senso dell’operazione si vede bene: non cancellare il traffico con un colpo solo, ma ridurne il peso fisico e simbolico nei punti dove oggi l’auto detta ancora tutte le regole.

Adesso tocca al Campidoglio: graduatoria, fondi e primi cantieri entro l’anno

Ora arriva il passaggio meno vistoso, ma decisivo. Quello in cui iniziative di questo tipo, più di una volta, si sono fermate: la selezione tecnica, la graduatoria finale, la disponibilità vera delle risorse e la capacità di trasformare un progetto sulla carta in un intervento che resti in piedi anche dopo le foto del taglio del nastro. Il Campidoglio parla di fondi dedicati e di procedure accelerate, con l’obiettivo di avviare i primi micro-cantieri entro la fine dell’anno. L’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia ha letto il risultato del bando come il segnale di una città che vuole partecipare in prima persona al cambiamento.

Il punto, però, non è solo quanti progetti saranno scelti. Conta dove verranno realizzati e soprattutto se avranno continuità. Roma conosce bene la differenza tra un esperimento riuscito e un allestimento temporaneo lasciato poi a se stesso. Se questi interventi reggeranno, anche solo in parte, per molti cittadini cambierà qualcosa di molto concreto: il percorso davanti a scuola, il modo di aspettare un autobus, la possibilità di sedersi in un angolo del quartiere senza stare a un metro dalle macchine. È su questo, più che sugli slogan, che si capirà se la città sta davvero provando a riprendersi un pezzo delle sue strade.

Roberto Torcolacci

Roberto Torcolacci

Roberto Torcolacci, romano classe 1979, vive nel cuore della Capitale. Dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha intrapreso fin da giovanissimo un percorso imprenditoriale che lo ha portato a confrontarsi con diversi settori, sviluppando una forte esperienza nel mondo della comunicazione, della pubblicità e del marketing. Da sempre appassionato di media e informazione, considera la comunicazione uno strumento fondamentale per creare connessioni e raggiungere un pubblico sempre più ampio. Negli anni ha coltivato numerosi interessi legati allo sport, ai motori e al motorsport professionistico, con esperienze anche nel mondo del cinema e della produzione. Dal 2020 ha riscoperto e approfondito la passione per la scrittura, trasformandola in una parte centrale della propria attività editoriale. Oggi si occupa principalmente di temi legati al territorio, alla mobilità, alla politica locale, agli eventi, allo sport e al mondo dei motori, con particolare attenzione a Roma e al Lazio. Sposato e padre di due figli adolescenti, ama raccontare la contemporaneità con uno sguardo diretto, curioso e concreto, cercando sempre di unire informazione, passione e attenzione ai dettagli. Anche se, come gli ricordano spesso i figli, con qualche inevitabile sfumatura da “boomer”.

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