A Roma, nel cuore di Villa Borghese, il tema del possibile ampliamento della Galleria Borghese ha acceso lo scontro nelle ultime settimane. La direzione del museo, con l’attenzione favorevole del Campidoglio, ha avviato uno studio di fattibilità per realizzare un nuovo edificio che dovrebbe ospitare più servizi e una parte delle opere oggi nei depositi. Dall’altra parte, associazioni e comitati contestano tutto e preparano ricorsi legali. Il punto, però, resta questo: un progetto vero e proprio, al momento, non c’è. Ci sono un’idea, atti preliminari, stime ancora molto larghe. E una polemica che invece è già nerissima.
Nuovo edificio accanto al museo, l’ipotesi che accende Villa Borghese
L’idea sostenuta dalla direttrice Francesca Cappelletti è quella di costruire un nuovo edificio accanto alla sede storica della Galleria Borghese, dentro il perimetro del parco. Gli spazi dovrebbero servire per didattica, conferenze e ampliamento dell’area espositiva. L’obiettivo dichiarato è duplice: aumentare la superficie disponibile e alleggerire il peso sulla palazzina del Vasanzio, dove gli ingressi sono già contingentati. Oggi, secondo i dati del museo, ogni turno consente l’accesso a 360 persone. Le dimensioni ipotizzate per l’intervento sono tra 2.500 e 3.000 metri quadrati, con una stima di costo, in questa fase, fra 9 e 10 milioni di euro.
Cappelletti ha spiegato che il nodo vero non sono tanto i numeri, quanto l’accessibilità e la qualità della visita: più tempo, meno affollamento, più opere fuori dai depositi. Nel mondo dei musei è un argomento che conta. Ma qui il problema è un altro, ed è enorme: Villa Borghese non è uno spazio qualsiasi. È uno dei luoghi più delicati della città. E basta l’idea di inserire un nuovo volume nel parco per far saltare gli equilibri.
L’iter è ancora all’inizio: ci sono studio e fondi, ma non un progetto
Il passaggio più delicato, e anche quello che nel dibattito pubblico si perde più facilmente, è che l’iter amministrativo è ancora in una fase iniziale. Alla fine del 2025 la Galleria Borghese ha pubblicato un avviso pubblico per verificare la disponibilità di soggetti esterni a finanziare lo studio di fattibilità. Non essendo arrivate altre offerte, l’incarico è stato affidato a Proger S.p.A., società di ingegneria che finanzia lo studio per un valore complessivo di circa 876 mila euro.

È qui la linea di confine. Oggi non esiste un progetto definitivo, non c’è un progettista incaricato di disegnare l’opera e non risulta avviato alcun procedimento autorizzativo per costruire. Ci sono atti preliminari, non un cantiere. Nemmeno sulla carta. Il Comune di Roma ha mostrato attenzione favorevole verso questa fase di studio, e questo ha dato alla vicenda un peso politico maggiore. Ma il dossier, per ora, è fermo alla verifica tecnica e amministrativa della fattibilità. Il resto, allo stato attuale, è ancora tutto da vedere.
Il fronte del no si compatta: “Villa Borghese è dei cittadini”
Sul fronte opposto si è formato un blocco compatto. Italia Nostra, l’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, gli Amici di Villa Borghese e Carteinregola contestano l’ipotesi di costruire dentro il parco e parlano di un precedente da evitare. Durante una conferenza stampa del 22 maggio, i rappresentanti dei comitati hanno chiesto il ritiro della procedura e annunciato una possibile battaglia legale. La frase scelta è diretta: “Villa Borghese è dei cittadini”. E il messaggio è altrettanto netto: dentro quei confini, dicono, non si può edificare.
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Le obiezioni non sono solo di principio. Villa Borghese è protetta da una fitta rete di vincoli culturali e paesaggistici. Il Codice dei beni culturali tutela la sede storica del museo e le sue pertinenze; il parco è soggetto a salvaguardie specifiche; il Piano regolatore di Roma classifica l’area come villa storica e verde pubblico vincolato. In parole semplici: qualunque intervento, anche solo ipotizzato, dovrebbe passare attraverso un percorso autorizzativo complesso. Le associazioni lo sanno bene. E infatti hanno rivolto il loro appello ai dipartimenti competenti del Ministero della Cultura, alla Soprintendenza Speciale di Roma e al sindaco Roberto Gualtieri.
Trasparenza, carte mancanti e le decisioni attese da Comune, Ministero e Soprintendenza
Una parte della polemica gira attorno alla trasparenza. I comitati sostengono che si stia discutendo di un’opera senza avere in mano elaborati progettuali, planimetrie o valutazioni d’impatto. Chi difende la scelta della direzione ribatte che il confronto è esploso in una fase ancora embrionale, quando non esiste nessuna decisione formalizzata e proprio per questo il dibattito pubblico sarebbe del tutto fisiologico. Le due letture si sfiorano, ma non coincidono.
Le prossime mosse dipenderanno da tre attori. Il Comune di Roma dovrà chiarire fino a che punto intende accompagnare questo percorso. Il Ministero della Cultura dovrà esprimersi, nei tempi e nei modi previsti, sulla compatibilità dell’eventuale intervento con il valore del sito. La Soprintendenza sarà chiamata, se e quando esisterà un progetto, a valutarne l’impatto reale. Per ora il dato più solido resta questo: non c’è alcun ampliamento approvato. Però c’è già una città divisa. E in storie come questa, spesso, è proprio la fase preliminare — quella dei documenti incompleti e delle parole pesate male — a lasciare i segni più profondi.





