Emma Dante inaugura la VI edizione del festival “Sempre più fuori” a Roma: dal 6 al 17 luglio una maratona multidisciplinare
Dodici giorni di teatro, musica, danza, performance, cinema e letteratura concentrati nel cuore dell’estate romana: il festival Sempre più fuori, giunto alla sua sesta edizione, apre ufficialmente i battenti il 6 luglio 2026 con uno degli appuntamenti più attesi della stagione culturale capitolina. A inaugurare la rassegna è Emma Dante, una delle voci più autorevoli e riconoscibili del teatro italiano contemporaneo, con il suo lavoro I fantasmi di Basile, ospitato nella cornice dell’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo. Un inizio che non potrebbe essere più eloquente: la scelta di Dante come artista inaugurale segnala con chiarezza le ambizioni di un festival che non si accontenta di occupare uno spazio nel calendario estivo, ma intende posizionarsi come punto di riferimento per le arti performative nella città.
Il sempre più fuori roma festival: sei edizioni di crescita multidisciplinare
Arrivare alla sesta edizione, nel panorama dei festival culturali italiani, non è un traguardo scontato. Molte rassegne nascono con entusiasmo e si spengono nel giro di due o tre anni, vittime di finanziamenti instabili, scarsa identità progettuale o semplicemente dell’indifferenza del pubblico. Il fatto che Sempre più fuori abbia raggiunto la VI edizione racconta invece una storia di consolidamento progressivo, di un format che ha saputo costruire nel tempo una propria riconoscibilità e un proprio pubblico di riferimento.
Ciò che distingue questa rassegna da molti altri appuntamenti estivi romani è la sua natura genuinamente multidisciplinare. Il programma attraversa teatro, musica, danza, performance, cinema e letteratura: non si tratta di una giustapposizione superficiale di generi diversi, ma di un tentativo dichiarato di far dialogare linguaggi artistici che troppo spesso restano confinati nei propri circuiti separati. In una città come Roma, dove l’offerta culturale è abbondante ma talvolta frammentata, un festival capace di tenere insieme discipline così diverse rappresenta un valore aggiunto reale per il pubblico e per gli operatori del settore.
Il nome stesso — Sempre più fuori — evoca un’idea di sconfinamento, di uscita dai recinti consueti, di ricerca di spazi e forme espressive che non si lascino imbrigliare da categorie troppo rigide. Una filosofia che si riflette tanto nella scelta degli artisti quanto nella selezione delle venue, come dimostra l’apertura all’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, uno spazio che unisce storia, architettura e vocazione internazionale.
Emma Dante e “I fantasmi di Basile”: un’apertura di peso
Affidare l’inaugurazione del festival a Emma Dante è una scelta che dice molto sulla direzione artistica della rassegna. Dante è una regista e autrice teatrale che ha costruito la propria carriera su un teatro fisico, viscerale, capace di attingere alla tradizione meridionale italiana — in particolare siciliana — per costruire universi scenici di rara intensità. Il suo lavoro è noto e apprezzato non solo in Italia ma anche all’estero, dove ha portato le sue produzioni nei principali festival internazionali.
I fantasmi di Basile è il titolo con cui Dante apre la VI edizione del Sempre più fuori roma festival, portando in scena all’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo uno spettacolo che già nel titolo evoca mondi sospesi tra memoria e immaginazione. Giambattista Basile, il poeta e cortigiano napoletano del XVII secolo autore del Lo cunto de li cunti — considerato la prima grande raccolta di fiabe europee — offre una materia narrativa ricchissima, popolata di figure archetipiche, atmosfere magiche e tensioni sociali che attraversano i secoli con sorprendente vitalità. Nelle mani di Emma Dante, questo materiale si trasforma in un’esperienza teatrale che promette di essere al tempo stesso radicata nella tradizione e profondamente contemporanea.
L’apertura all’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo non è una scelta casuale. Fondata nel 1910, l’Accademia è da oltre un secolo luogo di residenza e produzione per artisti, architetti, musicisti e scrittori tedeschi e austriaci che lavorano a Roma. Ospitare il festival in questo spazio significa collocare la rassegna in un contesto di dialogo internazionale, sottolineando la vocazione del Sempre più fuori a guardare oltre i confini nazionali.
La prima serata: da Emma Dante a Bunny Dakota
La giornata inaugurale del 6 luglio è costruita come un percorso che attraversa registri e linguaggi diversi, a partire dallo spettacolo di Emma Dante fino a chiudersi, alle 22:30, con la performance di Bunny Dakota, nome d’arte di Martina Ruggeri. Il passaggio da Dante a Bunny Dakota in una sola serata è di per sé un manifesto programmatico: il festival non intende privilegiare un solo codice estetico o una sola generazione di artisti, ma costruire un dialogo tra esperienze, sensibilità e pubblici differenti.
Bunny Dakota è una figura che si muove con disinvoltura tra musica, performance e arti visive, incarnando quella tendenza alla contaminazione tra generi che è al cuore dell’identità del festival. La sua presenza nella serata inaugurale segnala l’attenzione della rassegna verso le forme artistiche più contemporanee e sperimentali, quelle che faticano a trovare spazio nei circuiti istituzionali tradizionali e che in un festival come il Sempre più fuori possono invece esprimersi con piena libertà.

Solidarietà e cultura: il festival oltre la scena
Uno degli elementi che caratterizza questa edizione del festival è la presenza di un momento esplicitamente legato all’impegno civile e solidale: una eco-solidarity party organizzata a sostegno di Sant’Egidio e di Giovani per la Pace in Uganda. La scelta di integrare nel programma un’iniziativa di questo tipo non è marginale: racconta di un festival che intende essere non solo un contenitore di eventi artistici, ma anche uno spazio di riflessione e responsabilità collettiva.
Sant’Egidio è una delle realtà del volontariato italiano più conosciute a livello internazionale, con una presenza capillare in decine di paesi e un’attività che spazia dall’assistenza ai poveri alla mediazione nei conflitti. Il progetto Giovani per la Pace in Uganda si inserisce in questo quadro più ampio, portando l’attenzione del pubblico del festival verso una realtà geografica e sociale lontana ma non per questo estranea alle responsabilità di una comunità culturale che si vuole aperta al mondo.
Intrecciare arte e solidarietà non è una novità nel panorama dei festival italiani, ma farlo in modo esplicito e strutturato — con un evento dedicato — dà al gesto una visibilità e una concretezza che va oltre il semplice gesto simbolico. Per il pubblico del Sempre più fuori, partecipare all’eco-solidarity party significa essere parte di qualcosa che supera i confini della fruizione estetica.
Roma d’estate: perché un festival multidisciplinare ha senso adesso
Roma in luglio è una città che vive una doppia velocità: da un lato il flusso ininterrotto del turismo internazionale, che porta nelle strade del centro migliaia di visitatori ogni giorno; dall’altro il rallentamento della vita culturale istituzionale, con molti teatri chiusi e le principali stagioni ormai concluse. È esattamente in questo spazio — soffocante per il caldo, ma vivace per la presenza di pubblici diversi — che i festival estivi trovano la loro ragion d’essere.
Il Sempre più fuori roma festival risponde a questa esigenza con un programma che dura dodici giorni e che attraversa discipline artistiche diverse, offrendo ogni sera una proposta diversa e una ragione per tornare. La scelta di una venue come l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, con i suoi spazi aperti e la sua atmosfera raccolta, permette di creare quella sensazione di comunità temporanea che è uno degli effetti più preziosi dei grandi festival: l’impressione di condividere, per qualche ora, uno spazio e un tempo sottratti alla routine.
In un momento in cui la cultura italiana è chiamata a fare i conti con risorse sempre più scarse e con un pubblico che ha a disposizione un numero crescente di alternative digitali, la capacità di costruire esperienze dal vivo capaci di essere irreplicabili — come quelle offerte da Emma Dante o da una performance come quella di Bunny Dakota — diventa un argomento forte a favore dell’investimento nelle arti performative.
Dove seguire il festival
Per chi vuole seguire gli aggiornamenti sulla programmazione e sugli eventi della VI edizione, il festival è attivo su Instagram all’account ufficiale @semprepiufuori. Le informazioni sull’apertura e sugli eventi principali sono disponibili anche attraverso ANSA, che ha seguito la presentazione della rassegna.
Con dodici giorni di programmazione che attraversano teatro, musica, danza, performance, cinema e letteratura, e con un’apertura affidata a una delle figure più significative del teatro italiano contemporaneo, il Sempre più fuori roma festival si presenta alla sua sesta edizione con un profilo artistico definito e ambizioso. L’appuntamento all’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo il 6 luglio segna l’inizio di un percorso che si concluderà il 17 luglio: dodici giorni in cui Roma potrà essere, ancora una volta, una capitale delle arti dal vivo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





