Il bando, “Fresco Lazio”, è stato approvato dalla Giunta il 28 maggio e prevede contributi a fondo perduto per chi lavora ogni giorno con questo ingrediente: bar, gelaterie, ristoranti, agriturismi e altre attività del settore. Il contributo può arrivare fino a 5.000 euro per impresa: non una somma che da sola risolve i problemi, ma un aiuto concreto in un momento in cui molte aziende devono ancora fare i conti con materie prime care, energia e margini ridotti.
Chi può fare domanda e come funziona il contributo da 0,75 euro al litro
Il meccanismo scelto dalla Regione è lineare, almeno sulla carta: il contributo è di 0,75 euro per ogni litro di latte fresco vaccino lavorato e trasformato nel Lazio acquistato dal beneficiario, fino al tetto massimo di 5.000 euro. Il bando sarà a sportello. Tradotto: le domande saranno valutate mano a mano che arrivano, fino a quando i fondi non saranno finiti. E per le imprese questo passaggio pesa, perché in casi come questi arrivare in tempo conta quasi quanto avere i requisiti giusti.
La platea è ampia e riguarda una fetta molto concreta dell’economia di tutti i giorni: ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie, alberghi, agriturismi, mense, catering e imprese della trasformazione alimentare che operano nel Lazio. In pratica, tutte quelle attività che il latte non si limitano a venderlo, ma lo usano davvero per preparare, trasformare e servire prodotti. Resta da capire meglio, quando usciranno gli atti operativi, tutta la parte dei documenti: cioè in che modo andranno provati acquisti e lavorazioni. Ed è spesso proprio lì che una misura semplice, sulla carta, rischia poi di complicarsi.
Gli obiettivi della Regione: filiera corta, sostegno al comparto lattiero-caseario e rilancio del Made in Lazio
La Regione lega il bando a tre punti chiari: filiera corta, sostegno al comparto lattiero-caseario e rilancio del Made in Lazio. L’idea è spingere chi trasforma o somministra alimenti a scegliere latte fresco locale, così da lasciare sul territorio una quota più ampia del valore economico. Per allevatori e aziende agricole può voler dire avere sbocchi commerciali più vicini; per chi lavora a valle, cioè ristorazione e laboratori, può essere un incentivo a legare ancora di più il prodotto finale all’origine della materia prima.
L’assessore regionale Giancarlo Righini ha parlato di un settore in difficoltà, stretto tra l’aumento dei costi di produzione e un mercato complicato. Una fotografia ben nota a chi lavora nell’agroalimentare, e che nel caso del latte fresco pesa ancora di più, perché si tratta di una materia prima delicata, con tempi stretti e margini limitati. Per i consumatori, almeno nell’immediato, non ci sarà uno sconto automatico al banco o al ristorante. Ma la direzione è chiara: tenere in piedi una rete di imprese locali che altrimenti rischia, un pezzo alla volta, di perdere terreno proprio dove dovrebbe essere più forte: a casa propria.




