A Roma il mercato dell’aperitivo sta cambiando faccia, soprattutto negli ultimi mesi, e i mocktail si stanno prendendo uno spazio che fino a poco tempo fa non avevano. Non più il drink di riserva per chi non beve, ma una scelta precisa, cercata da clienti italiani e stranieri che vogliono bere meglio senza alcol.
A dirlo è Lorenzo Politano, restaurants and bars manager dell’Aleph Rome Hotel, che il 30 maggio 2026 ha raccontato una domanda ormai diversa: più attenta all’equilibrio, alla tecnica, alla qualità del bicchiere. Più che una moda passeggera, sembra un cambio di passo. Anzi, prima ancora, un cambio di linguaggio.
Dai drink “senza” ai mocktail veri: così cambia la domanda nei locali di Roma
Per anni il drink analcolico è rimasto ai margini: una soluzione veloce, spesso molto dolce, preparata senza troppo racconto. Oggi, spiega Politano, la richiesta è diversa, più larga e più quotidiana. Non arriva solo da chi deve guidare o da chi non può bere, ma anche da chi vuole stare più leggero senza rinunciare a un bicchiere con un carattere preciso.
“Oggi invece è una scelta sempre più consapevole e trasversale”, ha detto, indicando una tendenza che ormai si vede nei rooftop, nei cocktail bar d’hotel e nei locali più attenti della Capitale. Il punto è questo: il cliente non chiede più qualcosa di semplicemente “senza”. Chiede un mocktail strutturato, con acidità, profondità aromatica, un sorso che si apra bene e un finale che resti in bocca.
Tecnica al bancone, non scorciatoie: infusioni e fermentazioni per dare corpo al drink
Qui si gioca la partita vera. Nei cocktail analcolici, il lavoro del bartender non può fermarsi alla semplice eliminazione dell’alcol, magari rimpiazzato con succhi o zucchero. Secondo Politano, l’alcol è un “vettore aromatico”: dà struttura, calore, lunghezza, peso. Se lo togli, va ricostruito tutto il resto. E allora, nei banconi che fanno sul serio, entrano in gioco infusioni, fermentazioni, spezie, tè, erbe aromatiche e distillati analcolici. Servono a ridare complessità, spessore, persistenza.

“Per me significa trattarlo esattamente come un cocktail classico, con la stessa attenzione e tecnica”, ha spiegato. Dietro c’è un lavoro quasi da cucina liquida: preparazioni fatte in casa, prove, aggiustamenti, assaggi. Ma soprattutto equilibrio. Perché la sfida non è copiare un cocktail classico. È creare un drink analcolico che stia in piedi da solo.
Conta il bicchiere, non solo la gradazione: il mocktail si gioca tutto sull’esperienza
Il cambio culturale passa anche da qui: oggi il valore di un drink non si misura più solo dal grado alcolico, ma da come viene costruita l’esperienza nel suo insieme. Un mocktail, se fatto bene, segue le stesse regole di un grande cocktail: ghiaccio giusto, bicchiere adatto, profumo che arriva prima del sorso, texture pulita, finale chiaro. Politano lo dice senza giri di parole: non basta “togliere l’alcol e aggiungere succhi o zucchero”.
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E infatti il cliente la differenza la sente subito, anche se magari non la definisce così. La riconosce dal naso, dalla temperatura, dalla tenuta del gusto dal primo all’ultimo sorso. Così l’analcolico smette di sembrare una rinuncia un po’ triste e diventa un altro modo di stare al bancone, restare lucidi o semplicemente seguire un gusto preciso.
Roma ridisegna l’aperitivo: clienti internazionali, low ABV e locali che cambiano pelle
Nel racconto di Politano, la crescita dei mocktail a Roma fa parte di un movimento più ampio che riguarda l’hospitality cittadina. La clientela viaggia di più, confronta, distingue sempre meglio tra un drink messo insieme al volo e una proposta pensata davvero. Per questo nei locali romani aumentano anche le richieste di low ABV, cioè cocktail a bassa gradazione, accanto a quelle per l’analcolico puro. Cambia così la geografia dell’aperitivo in città: dai rooftop del centro agli hotel internazionali, fino ai cocktail bar che puntano su ricerca e servizio. “L’ospite non cerca semplicemente il bere, ma il buon bere”, ha ammesso. E forse è proprio questa la formula più chiara per raccontare la fase che sta vivendo Roma: meno quantità, più attenzione; meno automatismi, più scelta. In questo scenario, il mocktail non è più un’alternativa minore. È entrato a pieno titolo nella cultura del buon bere.




