Il Caffè Greco torna al centro di uno scontro che va ben oltre l’affitto di un locale in una delle vie più care d’Italia. Nei civici 85 e 86 di via dei Condotti, chiusi dallo scorso ottobre, si incrociano muri, arredi storici, opere, licenze, marchi e vincoli pubblici. L’Ospedale Israelitico, proprietario dell’immobile, ha rimesso gli spazi sul mercato. Ma Antico Caffè Greco srl, che rivendica arredi, collezioni, marchio e licenza, contesta il bando: secondo la società, si rischia di offrire a un nuovo gestore un locale senza gli strumenti per riaprire davvero come storico caffè romano.

Via Condotti, il nuovo bando e la scadenza del 26 giugno
Il bando riguarda i locali che per secoli hanno ospitato il Caffè Greco, a pochi passi da piazza di Spagna, nel cuore del lusso romano. La procedura avviata dall’Ospedale Israelitico resterà aperta fino al 26 giugno 2026 e serve a raccogliere offerte per una nuova locazione. Le manifestazioni di interesse, secondo quanto emerso, sarebbero già diverse: circa una decina.
Un segnale chiaro del peso che quell’indirizzo continua ad avere sul mercato. Ma qui non si parla di un normale fondo commerciale. Il valore del locale sta anche nella sua storia: le sale, i tavolini, le opere alle pareti, il passaggio di scrittori, musicisti e artisti. La proprietà punta a trovare un conduttore in grado di sostenere un canone adeguato e di aiutare il riequilibrio economico dell’ente sanitario, impegnato in un percorso di concordato. Il punto, però, resta aperto: che cosa viene davvero messo a disposizione del futuro gestore, e con quali limiti?
Arredi, marchio e licenza: la battaglia di Antico Caffè Greco srl
La posizione di Antico Caffè Greco srl, oggi riferibile a Carlo Pellegrini e Flavia Iozzi dopo l’acquisto della società dallo storico gestore Luigi Gubinelli, è netta. Nei documenti di gara, secondo la società, verrebbero richiamati immobile, collezioni d’arte e arredi come se fossero parte di un unico pacchetto nella disponibilità della proprietà. Ma i vecchi gestori contestano questa ricostruzione: quei beni mobili, sostengono, appartengono a loro e non all’Ospedale Israelitico.
Lo stesso vale, nella loro lettura, per marchi, segni distintivi e licenza di esercizio. E senza questi elementi riaprire il locale come Caffè Greco diventerebbe tutt’altro che semplice. Il nodo è qui: affittare le mura è una cosa, mettere sul mercato il nome, l’identità e gli strumenti per far ripartire un’attività storica è un’altra. La società parla di beni propri finiti “a gara” senza che ai partecipanti sia chiarito fino in fondo che cosa sia davvero disponibile.
La clausola che taglia fuori i vecchi gestori
Ad alzare ancora di più il livello dello scontro c’è una clausola del bando: non può partecipare chi abbia contenziosi in corso con l’Ospedale Israelitico. Una formula generale, sulla carta. Nei fatti, però, colpisce proprio Antico Caffè Greco srl, coinvolta da anni in cause legate alla disponibilità dei beni e alla gestione dello storico esercizio. Per la società si tratta di un’esclusione mirata, perché impedirebbe la partecipazione del soggetto che rivendica il patrimonio materiale e immateriale necessario alla riapertura.
La sintesi dei vecchi gestori è dura: si viene tagliati fuori per essersi difesi. Il contenzioso parte dal 2017, quando il contratto d’affitto arrivò a scadenza e l’ente proprietario non volle rinnovarlo alle condizioni precedenti. Da allora si sono susseguiti ricorsi, provvedimenti, rivendicazioni e tentativi di soluzione. La chiusura dello scorso ottobre ha portato la disputa fuori dalle carte giudiziarie: serrande abbassate nel cuore di Roma, in uno spazio che per molti resta parte della memoria culturale della città.
Vincoli ministeriali, il patrimonio storico non si può dividere
La partita del Caffè Greco non si gioca solo tra privati. Sul locale pesano vincoli pubblici che ne riconoscono il valore storico e culturale. Il primo risale al 1953, con un provvedimento firmato dal presidente Antonio Segni. Un secondo vincolo, del 2024, ha rafforzato l’idea che immobile, arredi e apparato decorativo debbano essere considerati un insieme unico.
Nei giorni scorsi anche il Tar ha ribadito la validità del vincolo ministeriale sull’indivisibilità dei beni che compongono la storica attività. È un passaggio decisivo, perché se il patrimonio è unitario, separare muri, opere, arredi e identità commerciale diventa molto più complicato. In quelle sale sono passati nomi come Goethe, Wagner, D’Annunzio e Leopardi. Non sono citazioni da cartolina: servono a spiegare perché il Caffè Greco non venga trattato come un bar qualsiasi. La tutela, però, apre anche un paradosso. Protegge l’insieme, mentre proprio quell’insieme oggi è diviso tra chi possiede l’immobile e chi rivendica ciò che lo rende riconoscibile.
Offerte sul tavolo, ma la riapertura rischia di fermarsi su nome e licenza
Tra i soggetti interessati al bando sarebbe comparso anche il nome di Prada. Una circostanza che conferma la forza commerciale di via Condotti e l’attenzione dei grandi marchi per spazi dal valore simbolico altissimo. Ma l’arrivo di offerte importanti non risolve il problema pratico. Secondo Antico Caffè Greco srl, chi vincesse la gara potrebbe trovarsi a pagare un canone per un immobile da ristrutturare, senza poter usare il nome Caffè Greco, senza avere la licenza di esercizio e senza titolo sugli arredi storici.
La società parla di un “guscio”: locali disponibili, ma senza ciò che permetterebbe di riaprire nella continuità della vecchia attività. La scorsa estate Pellegrini aveva spostato gli arredi in depositi, informando la Soprintendenza, per proteggerli da possibili danni legati al surriscaldamento dell’impianto elettrico. Anche questo episodio è entrato nello scontro: per i vecchi gestori era una misura di tutela, per la vicenda complessiva è diventato un altro segnale della difficoltà di rimettere insieme tutti i pezzi. Il rischio concreto è che la gara produca un vincitore, ma non una riapertura rapida. Senza un accordo tra proprietà dell’immobile, titolari dei beni mobili e autorità di tutela, ogni progetto può finire tra autorizzazioni, diffide e nuovi ricorsi.
Intanto Roma resta davanti a una vetrina chiusa nel suo salotto più fotografato. Il Caffè Greco appartiene alla storia culturale della città, ma la sua riapertura dipende da strumenti molto meno romantici: contratti, licenze, marchi, inventari e sentenze.





