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Home Politica

Il CPR di Gjadër costa 68mila euro a persona: solo 59 rimpatri nel 2025

by Redazione
25 Ottobre 2026
in Politica
CPR di Gjadër in Albania: 59 rimpatri nel 2025, il costo medio di 68mila euro a persona

Cinquantanove rimpatri su 307 ingressi, per un costo medio di 68.116 euro a persona: sono i numeri che emergono dall’analisi del CPR di Gjadër in Albania nel corso del 2025, fotografati in un rapporto pubblicato nell’ottobre 2026 da ActionAid Italia e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari Aldo Moro. I dati sui rimpatri dal CPR di Gjadër in Albania — struttura di detenzione amministrativa pensata come avanguardia della politica migratoria italiana — raccontano un’efficienza operativa che fatica a giustificare l’investimento pubblico sostenuto, e che alimenta un dibattito sempre più acceso sulla reale sostenibilità del modello.

Un tasso di rimpatrio al 19,2%: cosa dicono i numeri

Nel 2025, il Centro di permanenza per il rimpatrio di Gjadër ha registrato 307 ingressi e soltanto 59 rimpatri effettivi, con un rapporto tra espulsioni e ingressi pari al 19,2%. In termini concreti, significa che su cinque migranti trattenuti nella struttura albanese, soltanto uno è stato effettivamente rimpatriato nel paese di origine. Gli altri quattro hanno seguito percorsi diversi — rilasci, trasferimenti, ricorsi accolti — senza che il trattenimento si traducesse nell’obiettivo dichiarato della misura.

Il costo complessivo del centro per l’anno analizzato ammonta a 4,02 milioni di euro, una cifra che, rapportata ai 59 rimpatri effettuati, produce quel dato medio di 68.116 euro per ogni persona espulsa. È un numero che colpisce non soltanto per la sua entità assoluta, ma per ciò che implica sul piano dell’efficienza della spesa pubblica: ogni rimpatrio dal CPR albanese costa allo Stato italiano una somma paragonabile a quella necessaria per finanziare anni di servizi sociali o percorsi di integrazione.

A rendere il quadro ancora più articolato è la voce dei costi accessori documentati tra il 2025 e l’aprile 2026: secondo il rapporto, tali spese aggiuntive ammontano ad almeno 7,4 milioni di euro, una cifra che suggerisce come il conto complessivo dell’operazione albanese superi di gran lunga quanto emerge dalla sola gestione ordinaria del centro.

Il confronto con Ponte Galeria: un parametro domestico

Per comprendere appieno il significato dei dati di Gjadër, il rapporto di ActionAid e dell’Università di Bari offre un termine di paragone diretto con il CPR di Ponte Galeria a Roma, la struttura di trattenimento più nota e longeva del sistema italiano. Nel 2025, Ponte Galeria ha registrato 1.203 ingressi e 165 rimpatri, con un tasso di espulsione pari al 13,7%.

Il confronto è rivelatore sotto più profili. Da un lato, Gjadër mostra una percentuale di rimpatri superiore a quella di Ponte Galeria — 19,2% contro 13,7% — il che potrebbe sembrare, a prima vista, un argomento a favore del modello albanese. Dall’altro, il volume assoluto di rimpatri realizzati dalla struttura romana è quasi tre volte superiore (165 contro 59), a fronte di un numero di ingressi che è circa quattro volte più alto. Il confronto evidenzia dunque che la struttura di Gjadër, pur costando in modo sproporzionato, non ha ancora dimostrato di poter operare su scala tale da giustificare l’architettura istituzionale e diplomatica costruita attorno al progetto.

Va sottolineato che il rapporto — intitolato «Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025» — si inserisce in una riflessione più ampia sulla politica italiana dei rimpatri nell’arco di un decennio, e che i dati del CPR di Gjadër in Albania rappresentano soltanto uno dei capitoli di un’analisi sistematica.

CPR di Gjadër in Albania: 59 rimpatri nel 2025, il costo medio di 68mila euro a persona (2)
Immagine generata con AI

Il modello Albania: ambizioni e limiti strutturali

Il CPR di Gjadër è stato concepito come una soluzione innovativa alla pressione migratoria che l’Italia affronta da anni sulle proprie coste: un centro di trattenimento delocalizzato, costruito su suolo albanese ma sotto giurisdizione italiana, capace di accelerare le procedure di rimpatrio riducendo al contempo la pressione sui centri presenti nel territorio nazionale. L’idea, al momento della sua istituzione, era quella di creare una struttura ad hoc che potesse operare con maggiore rapidità e flessibilità rispetto al sistema domestico.

I numeri del 2025 suggeriscono, però, che la realtà operativa sia più complicata di quanto le ambizioni iniziali lasciassero presagire. Un tasso di rimpatrio del 19,2% — per quanto superiore a quello di Ponte Galeria — rimane lontano da qualsiasi soglia che possa definirsi efficiente in rapporto ai costi sostenuti. La struttura, nei fatti, ha trattenuto per periodi più o meno prolungati 248 persone su 307 che non sono state rimpatriate, con tutto ciò che questo comporta in termini di diritti, procedure legali e gestione amministrativa.

Il rapporto di ActionAid Italia e del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari Aldo Moro rappresenta in questo senso uno strumento di analisi preziosa per chiunque voglia valutare la politica di rimpatrio italiana al di là della retorica. I dati sui rimpatri dal CPR di Gjadër in Albania, disponibili anche attraverso la piattaforma di monitoraggio di ActionAid, offrono una base empirica solida per un confronto che il dibattito pubblico spesso affronta con strumenti meno rigorosi.

Costi accessori e trasparenza: il nodo della spesa pubblica

Uno degli aspetti più significativi che emerge dall’analisi riguarda la dimensione dei costi accessori. I 7,4 milioni di euro documentati tra il 2025 e l’aprile 2026 come spese aggiuntive rispetto alla gestione ordinaria del centro indicano che il costo reale per rimpatrio potrebbe essere sensibilmente più elevato di quanto già non appaia dal dato medio di 68.116 euro. Si tratta di voci che comprendono, presumibilmente, trasferimenti, sorveglianza, logistica diplomatica e oneri burocratici connessi alle procedure di identificazione e rimpatrio.

Questa opacità nella contabilità complessiva del progetto albanese è, di per sé, un elemento che il rapporto mette in luce come problematico. In un contesto in cui le risorse pubbliche sono soggette a crescente scrutinio, la capacità di misurare con precisione il rendimento di una struttura così costosa diventa una questione non soltanto tecnica ma politica.

I dati del 2025 sul CPR di Gjadër in Albania non chiudono il dibattito sul modello di esternalizzazione del trattenimento migratorio, ma lo rendono più concreto e meno ideologico: qualunque valutazione futura del progetto dovrà necessariamente confrontarsi con questi numeri, e con la domanda — ancora senza risposta definitiva — su quale soglia di efficienza possa rendere accettabile, sul piano etico e finanziario, un sistema che nel suo primo anno di analisi ha rimpatriato meno di uno su cinque dei migranti che vi sono transitati.

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Tags: CPR rimpatrimigrazioni Italiapolitica migratoriaspesa pubblica
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