Unioni civili, “L’Italia è pronta, la politica no”

Oggi torna in aula al Senato il ddl Cirinnà: noi abbiamo intervistato l’attore e attivista Carlo Gabardini, a proposito di questo primo passo verso un inevitabile futuro di uguaglianza

Politica
di Gabriele Ferraresi facebook 16 febbraio 2016 10:15
Unioni civili, “L’Italia è pronta, la politica no”

Carlo Gabardini - Foto: Gabriele Ferraresi  Carlo Gabardini – Foto: Gabriele Ferraresi

 

Oggi al Senato si vota sul “supercanguro” anti-emendamenti per il decreto Cirinnà: continuano quindi le mediazioni sulla legge per le unioni civili e come prevedibile, sono mediazioni al ribasso.

Di questa legge, di tutto quello che la circonda, ho voluto parlare con Carlo Gabardini, uno che è tante cose: attore, comico, drammaturgo, scrittore, conduttore radiofonico. A ottobre 2013 Carlo scrisse questa lettera a Repubblica, intitolata “Non sentiamoci in colpa, si può essere gay e felici“: fece coming out in quel momento, direttamente in pagina.

Quella lettera arrivava all’indomani di un ragazzo suicida, aveva 21 anni: si era ucciso per le discriminazioni subite per il proprio orientamento sessuale. A quella lettera seguì un video – La marmellata e la Nutella – e negli ultimi tempi, appena a fine gennaio 2016 questo pezzo, pubblicato da Vanity Fair, a proposito dei cattolici che pregano per togliere diritti agli altri.

Attivissimo su Twitter – lo trovate qui – Carlo Gabardini è la persona giusta per farsi un quadro della situazione, anche alla vigilia del voto di oggi.

 

 

Ciao Carlo, come va? È un periodo bello vivace direi. Tu come stai?
Io tutto bene. Sono ancora in giro a presentare il mio libro “Fossi in te io insisterei” che ormai è uscito da 9 mesi e mi fa soprattutto piacere essere invitato nelle scuole. Sto facendo più cogestioni ora di quando ero giovane.

Ho visto che hai seguito da vicino l’arrivo del ddl Cirinnà in Senato: che idea ti sei fatto finora della discussione?
Esco ora da una settimana in cui di giorno seguivo la discussione del ddl sulla tv del Senato e la sera Sanremo su Raiuno, e questo tandem mi è apparso uno specchio privilegiato per capire il Paese. L’unica accortezza è non sbagliare hashtag quando twitti, altrimenti ti ritrovi con Giovanardi a #sanremo2016 e i Pooh a #opensenato. Comunque, in sintesi, l’idea precisissima che ci si fa seguendo l’intero iter della legge e la discussione in Senato è che la popolazione italiana è anni luce avanti ai nostri politici: gli italiani sono favorevolissimi alle unioni civili e anche pronti a una seria discussione sulla possibilità di adottare per i single e le coppie omogenitoriali, la politica invece si occupa di balletti di poltrone, voti segreti, sussurrii vaticani, spauracchi costruiti ad arte come l’utero in affitto e sostanziali giochini di potere sulle spalle di milioni di omosessuali. Per dirla in battuta: se Giovanardi cantasse in riviera e i Pooh votassero in Senato, avremmo risolto il problema da tempo.

Visto che mi sembri (e sei) informatissimo, puoi riassumere per i nostri lettori cosa contiene questa legge?
Ci sono coppie formate da persone dello stesso sesso che si amano e intendono siglare ufficialmente e legalmente la loro unione cosicché venga riconosciuta dalla collettività e dallo Stato. Questa legge è un primo passo verso questa possibilità, ovvero regola i termini legali dell’accordo, diritti e doveri. Senza entrare nello specifico di articoli e commi, se io vivo col mio ragazzo per vent’anni e poi mi sento male, lui ora non ha il diritto d’accesso ad esempio alla terapia intensiva perché per la legge è un perfetto estraneo, al limite, se provato, è un mio amico; ma l’accesso è previsto solo per genitori e parenti prossimi. Con questa legge lui potrà tenermi la mano perché è il mio compagno.

 

 

Che cosa c’è e che cosa non c’è in questa legge? Per dire: “l’utero in affitto” farà molto bene per i titoli o per il reach della pagina Facebook di Mario Adinolfi, ma semplicemente non c’è all’interno della legge. Non c’è. Punto
Non c’è nessunissima legalizzazione della GPA (gestazione per altri), perché così si chiama ciò che i violentissimi detrattori di questa legge chiamano “utero in affitto”, per il semplice fatto che questa pratica è vietata in Italia dalla legge 40. C’è semplicemente la “stepchild adoption”, che credo si sarebbe fatto un servizio migliore se la si fosse denominata “adozione del figliastro” (o del “configlio”, per non offendere i figliastri), perché di questo si tratta. Sapendo tutti molto male l’inglese, temo che molti immaginino che “stepchild adoption” significhi “adozione di un figlio a step”, ma non è così, stiamo unicamente parlando di bambini che già ci sono, che hanno un unico genitore, e che grazie a questa legge potranno avere – se lo vorranno – la possibilità di farsi adottare dal loro secondo genitore col quale convivono. Ci tengo a sottolineare che la “gestazione per altri” è una tecnica per il 90% usata da coppie eterosessuali che desiderano ardentemente un figlio e non hanno altro modo di generarlo, tanto che la stepchild adoption, per le coppie eterosessuali e per la salvaguardia dei loro figli, in Italia esiste dal 1983 senza che nessuno mai abbi aurlato allo scandalo.
Nell’intera legge non compare mai la parola “matrimonio” per espresso desiderio dei cattolici e della destra, a coloro che però di proposito continuano a blaterare di quanto questa legge sia vergognosamente identica a un matrimonio, mi viene da ripetere ciò che ho twittato: “Senatori!, ovvio che questo è una sorta di MATRIMONIO, che cosa diavolo dovrebbe essere un’unione fra due persone che si amano?”

Nella tua lettera a Vanity Fair c’è una cosa che condivido moltissimo, che penso nessuno sano di mente possa non condividere: “la legge Cirinnà è un primo passo verso un inevitabile futuro di uguaglianza”. E l’accento lo metterei proprio sull’inevitabile. Perché è inevitabile che le cose vadano in questa direzione?
Perché siamo nel 2016, perché tutto il mondo sa che esistono gli omosessuali che per altro esistono da sempre, perché dal 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha finalmente cancellato l’omosessualità dalle malattie mentali decretando definitivamente che si tratta di una “variante naturale del comportamento umano”, perché nella maggior parte dei Paesi occidentali esistono unioni civili o matrimoni fra persone dello stesso sesso, perché è l’Europa che ci chiede di allinearci al mondo “normale”, perché è la Corte Costituzionale che da anni dice che c’è un vuoto legislativo in materia, perché sono più di 30 anni che l’Italia e milioni di omosessuali italiani attendono questa legge o una migliore, perché è incredibile che io sia considerato un cittadino di serieB quando però mi viene chiesto di pagare le tasse come se giocassi in serie A, perché se uno ha la possibilità può sposarsi all’estero e quindi se uno è gay e povero viene discriminato insensatamente due volte, perché vanno risolti i diritti civili minimi per poi occuparsi di altro che onestamente di sentir mentire sull’”utero in affitto” siamo in 60 milioni a non poterne più. Vado avanti?

 

Carlo Gabardini - Foto: Gabriele Ferraresi  Carlo Gabardini – Foto: Gabriele Ferraresi

 

Una cosa che a me fa impazzire è impedire a qualcuno di avere dei diritti e farlo così, per capriccio. Come se concederli cambiasse qualcosa a chi già li esercita. Mi pare infantile. Perché qualcuno continua a vedere il mondo in questa maniera?
Un po’ anche per me è un mistero. Poi cerco di capire cosa sta accadendo. In realtà si sta mascherando con finte preoccupazioni riguardo la reversibilità della pensione, i bambini, l’utero in affitto che non c’entra niente e varie panzane che vengono inventate quotidianamente, una sostanziale paura dell’omosessualità e un desiderio di classificarla come anormale, deviante, non buona. E poi c’è fortissima, soprattutto da parte dei politici, la spinta a mischiare leggi e religione, Stato e chiesa. E invece va ricordato che il nostro Stato è laico. Ai cittadini è chiarissimo che ciò sia folle, anche perché, citando la mia lettera ai parlamentari: “Credo che nessuno, nemmeno se profondamente cattolico, vorrebbe che i precetti religiosi diventassero norme del codice, nessuno troverebbe giusto essere multato da un messo comunale se commette atti impuri in casa propria, nessuno troverebbe saggio essere trascinato in galera se beccato a praticare sesso non a fini procreativi o essere amputato di una mano se scoperto a rubare. A chi potrebbe apparire una buona idea imporre la quaresima per legge? Art.1: Chiunque durante i 40 giorni che precedono la Santa Pasqua venga sorpreso in possesso di un maritozzo (o analogo dolciume ipercalorico) sarà passibile di arresto rischiando una detenzione di minimo anni 3 oltre all’ammenda di 1 milione di euro. La terrificante cronaca attuale almeno una cosa ce l’ha insegnata: quelli che vogliono abbattere la democrazia per imporre uno Stato religioso basato sulla propria interpretazione delle Scritture, già esistono e si sono riuniti sotto il nome di Isis.”

Pensi anche tu che fra trent’anni chi era contro tutto questo sarà visto un po’ come i segregazionisti in America? Io non vedo l’ora
Sì, lo penso fermamente, è il “fra trent’anni” che mi inquieta un po’, perché in gran parte del mondo è così già adesso, ovvero chi anche solo pensa che i gay siano malati da curare, non viene considerato un interlocutore in grado di sostenere una discussione nemmeno da un bimbo dell’asilo.

Speriamo sia prima di trent’anni. Grazie Carlo.

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