La Baciocchina punto ristoro al Parco di Centocelle: il Comune apre il bando per trasformare l’ex distributore Agip di via Casilina 890 in un luogo con bar, servizi pubblici e spazi di accoglienza. Non sarà solo un chiosco dove prendere un caffè. L’intervento rientra nel percorso della Casa del Parco, recuperata con fondi PNRR, e nel patto con comitati e associazioni del territorio. Un banco di prova concreto per capire se un edificio rimesso a nuovo può diventare davvero un presidio vivo, frequentato e utile al quartiere.

Il bando del Comune: spazi, canone e durata della concessione
L’avviso pubblicato da Roma Capitale riguarda una parte precisa della Baciocchina, nel territorio del V municipio, all’indirizzo di via Casilina 890. Gli spazi messi a gara comprendono un ingresso comune con reception, un locale per il bar con servizi annessi, bagni pubblici e una superficie interna complessiva di circa 115 metri quadrati. C’è poi un’area esterna di pertinenza, circa 109 metri quadrati, pensata per accompagnare l’attività di ristoro e rendere più ordinato e vivibile lo spazio attorno all’edificio.
La concessione durerà sei anni, con possibilità di rinnovo secondo le condizioni fissate dall’amministrazione. Il canone mensile è di 2.511 euro. A questa cifra si aggiungono gli altri impegni del futuro gestore: luce, acqua, gas e rifiuti, oltre alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli spazi affidati. Anche la gestione dei servizi igienici pubblici sarà a suo carico, un aspetto tutt’altro che secondario in un parco che per anni ha sofferto la mancanza di punti stabili e servizi accessibili.
Possono partecipare micro e piccole imprese, imprese artigiane, cooperative, imprenditori individuali, lavoratori autonomi e anche persone fisiche disposte a costituire una società. Il Comune cerca quindi un gestore capace di tenere insieme attività economica e funzione pubblica. Perché la Baciocchina punto ristoro non nasce come un semplice bar dentro un parco, ma come parte di un edificio chiamato a ospitare più funzioni: ristoro, accoglienza, informazione e attività civiche.
Dall’ex distributore Agip alla Casa del Parco finanziata dal PNRR
Per chi conosce la storia del Parco di Centocelle, la trasformazione della Baciocchina ha un peso simbolico evidente. L’ex stazione di servizio Agip, per anni legata a un’immagine di abbandono e usi provvisori, è stata espropriata e poi inserita in un intervento di recupero seguito dal dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale.
I lavori sono stati finanziati con la missione Caput Mundi del PNRR, il programma che a Roma sostiene diversi interventi su spazi pubblici, aree verdi e beni da restituire ai cittadini. L’edificio è stato ristrutturato per diventare Casa del Parco. Una formula che qui non è solo un’etichetta. L’idea è creare un presidio stabile: un punto dove orientarsi, chiedere informazioni, partecipare a iniziative, mostre e attività, usare i servizi e fermarsi. Il vecchio distributore, nato per rifornire le auto, cambia così funzione e diventa un luogo di “rifornimento” per chi vive il parco: informazioni, socialità, ristoro, bagni pubblici e spazi condivisi. Il recupero si inserisce in un quadro più ampio di lavori che stanno cambiando il volto dell’area. L’amministrazione ha rivendicato la messa a dimora di oltre 500 alberi, la realizzazione di una nuova area giochi ispirata al tema del volo e il completamento, annunciato entro l’estate, di un grande playground.
Al netto dei tempi, delle polemiche e delle verifiche che accompagnano ogni intervento pubblico, quello sull’ex distributore è tra i passaggi più visibili. Un edificio piccolo, ma in un punto strategico, può cambiare la percezione quotidiana di un ingresso e rendere più concreta la parola riqualificazione.
Bar, servizi pubblici e aree comuni: cosa cambierà per i cittadini
Per chi attraversa il Parco di Centocelle, la novità più immediata sarà avere un posto dove fermarsi, bere qualcosa, usare i servizi e trovare informazioni. Il bando disegna una funzione mista: il bar non sarà separato dal resto della struttura, ma collegato all’ingresso comune, alla reception e ai bagni pubblici. In una grande area verde urbana questi dettagli contano.
Non bastano nuovi alberi o giochi se mancano presidi, manutenzione, punti di riferimento e servizi minimi. Il futuro gestore dovrà muoversi in un equilibrio non semplice. Da una parte ci sono i conti di un punto ristoro: personale, forniture, orari, costi e responsabilità. Dall’altra c’è la funzione pubblica della Casa del Parco, che non può ridursi a un locale con tavolini all’aperto. La presenza dei servizi igienici aperti al pubblico è uno degli aspetti più concreti dell’operazione, perché riguarda famiglie, bambini, anziani, sportivi e persone che partecipano agli eventi. In molti parchi romani, la differenza tra uno spazio attraversato e uno spazio vissuto passa anche da bagni funzionanti. Anche l’area esterna di 109 metri quadrati potrà pesare sulla riuscita del progetto.
Se curata bene, può diventare uno spazio di sosta ordinato, senza dare l’impressione di privatizzare un pezzo di parco. Il punto sarà evitare l’effetto recinto, sempre possibile quando un’attività commerciale entra in un bene pubblico. La Baciocchina punto ristoro funzionerà davvero se resterà riconoscibile come parte del parco, non come un’isola separata. Tavolini, accessi, arredi, pulizia e orari conteranno quanto il contratto di concessione. E conterà anche la continuità. Roma conosce bene inaugurazioni promettenti seguite da gestioni deboli, serrande abbassate e manutenzioni rinviate.
Qui il bando mette nero su bianco un carico importante sul concessionario, comprese utenze e manutenzioni. La scelta del gestore sarà quindi un passaggio da seguire con attenzione. Servirà qualcuno capace di leggere Centocelle, non solo di far tornare i conti.
Patto con comitati e associazioni: il modello di gestione condivisa
La parte più delicata riguarda il rapporto tra amministrazione, gestore e cittadinanza attiva. A febbraio è stato firmato un patto di collaborazione tra il dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale e otto tra associazioni e comitati del territorio. Quel patto riguarda la parte restante dell’edificio e indica la Baciocchina come primo esempio, in quest’area, di spazio con funzione pubblica affidato a una gestione condivisa. Non è un semplice passaggio burocratico. È il tentativo di costruire un modello misto, dove il servizio commerciale convive con attività civiche e presidio del territorio.
Il futuro gestore dovrà quindi lavorare accanto ai soggetti che da anni seguono le vicende del Parco di Centocelle, spesso denunciando ritardi, criticità ambientali, promesse mancate e pezzi di città rimasti chiusi dietro lamiere e recinzioni. L’assessora capitolina all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti, Sabrina Alfonsi, ha descritto la Casa del Parco come uno spazio informativo, ma anche come luogo di incontro e socialità. Nelle sue parole, il recupero della Baciocchina rientra in un lavoro più ampio su rinascita, aggregazione e accessibilità, con nuovi ingressi, nuove piantumazioni e spazi destinati alla comunità. Il modello, però, sarà giudicato dai fatti. La gestione condivisa può portare cura, presenza e iniziative di qualità, ma richiede ruoli chiari, tempi certi e una convivenza non improvvisata tra esigenze diverse. Il concessionario del bar avrà obiettivi economici, i comitati porteranno una visione civica, il Comune manterrà compiti di indirizzo e controllo.
Se questi piani non dialogano, il rischio è la confusione. Se invece funzionano, la Casa del Parco può diventare un precedente interessante per altri spazi pubblici romani. La partita della Baciocchina punto ristoro racconta quindi qualcosa di più del destino di un ex distributore. Racconta il modo in cui Roma prova a ricucire i margini dei suoi grandi parchi, trasformando luoghi tecnici e rimasti ai margini in presidi civici. A Centocelle la prova è impegnativa: la memoria delle attese è lunga e la richiesta di verde pubblico di qualità è altissima. Un bar, da solo, non risolve i problemi del parco. Può però diventare un segnale concreto, se resterà dentro una visione pubblica e se quella porta resterà aperta, ogni giorno, per chi il parco lo vive davvero.





