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di Lorenzo Mannella 21 Dicembre 2015

La classifica sulla qualità della vita nelle province italiane ha un problema di qualità

I dati presentati dal Sole 24 Ore vanno un po’ a caso

Navigli a Milano Tumblr - I Navigli a Milano

 

Ogni anno Il Sole 24 Ore pubblica lo speciale Qualità della vita, una ricerca che classifica la vivibilità delle province italiane secondo sei aree tematiche (Tenore di vita, Affari e lavoro, Servizi/Ambiente/Salute, Popolazione, Ordine pubblico, Tempo libero), analizzando 36 indicatori statistici. Sul primo gradino del podio c’è Bolzano, seguita da Milano – tralasciando l’inquinamento dell’aria – e Trento. Tutto molto bello, ma i numeri a volte non tornano.

Purtroppo molte delle città del Sud sono finite nella parte bassa della classifica generale – anche se alcuni record negativi spettano a città del Nord – confermando l’eterna divisione in due del nostro Paese. Ma i numeri sono pur sempre numeri, ed esplorandoli ti accorgi di casi davvero strani che non balzano immediatamente all’occhio. I giornali parlano della rimonta di Milano, soprattutto “grazie agli indicatori del benessere (pensioni, Pil)“, ma omettono di dire che rispetto all’anno scorso il punteggio totale del capoluogo lombardo è rimasto pressoché invariato. Semmai, sono le altre province a essere peggiorate. Comunque, ci sono alcuni indicatori che proprio non tornano.

Il tracollo di Perugia, ad esempio, merita un paio di considerazioni. La cittadina umbra è quella che ha perso più posizioni in assoluto rispetto al 2014 (ben 30, è scivolata dal 27° al 57° posto). Lo ha annunciato anche l’Ansa. Ma che cavolo è successo? Basta guardare gli indicatori dell’anno scorso per rendersi conto che non c’è un motivo preciso. Purtroppo, la classifica del Sole 24 Ore ha la brutta abitudine di alterare la metodologia di calcolo dei punteggi di anno in anno: le sei aree tematiche rimangono le stesse, ma le singole voci che le compongono cambiano.

 

Como  Il tenore di vita a Como

 

Prendiamo anche il caso di Como, la città che ha recuperato più posizioni rispetto al 2014 (ben 33, è salita al 15° posto). Anche qui c’è un piccolo trucco: se confronti i dati del 2015 con le tabelle dell’anno precedente, ti accorgi che l’area in cui la città è “migliorata” tantissimo è il tenore di vita. I dati però sono praticamente gli stessi, solo che quest’anno è apparso il nuovo indicatore “Spesa per turismo all’estero” – in cui Como è prima in assoluto – che ha drogato pesantemente la classifica. Be’, il fatto di pagare di più le vacanze non fa di Como un posto migliore. C’è di più: le aree “Ordine pubblico” e “Affari&Lavoro” – le uniche con i dati 2014/2015 veramente paragonabili – sono entrambe peggiorate. Ditelo anche a George Clooney.

 

Palermo  Il tenore di vita a Palermo

 

Il caso di Como è emblematico: dato che la città sul lago è migliorata di botto, ce ne sono altre che hanno avuto un tracollo del “Tenore di vita” inspiegabile. Vedi Ferrara, che ha perso 43 posizioni nell’area per il semplice fatto che i suoi abitanti spendono poco per il turismo all’estero – tutti gli altri valori sono più o meno gli stessi. Lo stesso vale per Palermo: c’è stato un ribasso delle pensioni di più di 150 euro – che è male – e un lieve aumento delle spese delle famiglie – il governo dice che quando spendi di più è meglio, ma il tenore di vita della città siciliana è offuscato dal fatto che i suoi abitanti spendano, in media, la ridicola cifra di 92 euro per andare all’estero. Non è chiaro come sia stato calcolato questo valore – molto basso per tutte le province siciliane – ma una cosa è certa: convince poco.

 

Pavia  Il tenore di vita a Pavia

 

La classifica del Sole24Ore qualche merito però ce l’ha: a volte saltano fuori dei numeri tanto assurdi da farti pensare. Per esempio, sembra che a Pavia ci si diverta poco: in tutta la provincia non esistono cinema, tant’è che il Sole parla di zero sale ogni 100.000 abitanti (la provincia ne ha circa mezzo milione). È un dato assurdo – Star Wars è uscito anche lì – ma spulciando tra i notiziari locali si scopre che in effetti a Pavia città è rimasto un solo cinema, il Politeama, mentre un tempo erano 26. Nella provincia di multisale ne esistono ancora, ma evidentemente sono sfuggite al conteggio.

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