On Air, il film su Marco Mazzoli e lo Zoo di 105 è il trionfo della mediocrità

La vita di Mazzoli viene raccontata fedelmente, ma non si capisce quale sia il valore aggiunto dato dal dj

La radio è la mia vita: ci lavoro da ormai un bel po’ di anni. Ho cominciato quasi 20 anni fa in una radio di Bologna, Radio Città del Capo, e – tolta una piccola pausa forzata – continuo anche oggi a Rai Radio2. Ascolto la radio tutto il giorno, sono onnivoro: mi piace, mi fa arrabbiare, so chi c’è in giro, cosa funziona e cosa no. Lo stesso lo posso dire per il cinema. È la mia grande passione: vado al cinema da che ho memoria, l’ho studiato all’Università, scrivo di cinema per lavoro e per passione. E anche in questo caso, sono onnivoro: vado a vedere tutto quello che esce anche perché l’idea di non guardare un film “perché secondo me è brutto” è una delle più grosse cazzate si possano sentire. Non si può essere così semplicistici e pensare di vedere solo film “belli”. Ma poi cosa intendi tu per Bello? Citando L’Estetica, il pezzo degli Uochi Toki tratto dal loro album Laze Biose del 2006: “Che figura ci fareste con i vostri amici se sapessero che avete un’insana perversione per i tagli, per le macchie, le ossa che spuntano? Sarà un caso, ma i vostri gusti combaciano con i canoni estetici che nascono e cambiano quando i canoni estetici cambiano”. Eppure quando ho cominciato a telefonare ai miei amici per chiedere se qualcuno di loro fosse disposto ad accompagnarmi a vedere On Air – Storia di Un Successo nessuno s’è neanche sognato di darmi soddisfazione. Risate, sfottò, commenti sarcastici, rifiuti. Ingenuamente invece mi chiedo come sia possibile non trovare interessante un film che racconta la storia del creatore del programma radiofonico più ascoltato d’Italia.

 

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Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, On Air- Storia di un Successo è l’opera prima di David Simon Mazzoli – scrittore, autore televisivo e regista – incentrata sulla storia di suo cugino, Marco Mazzoli, dj di Radio 105 e creatore di quello che è, come detto, il programma radiofonico più ascoltato d’Italia. Lo Zoo di 105 è una trasmissione comica al momento condotta, oltre che da Mazzoli, dal trio di figliol prodigi Fabio Alisei, Paolo e Wender, Herbert Ballerina, Maccio Capataonda, Ivo Avido, Alan Caligiuri, Luca Alba, Pippo Palmieri, Marco Dona e Dj Spine. Spero di non essermi dimenticato nessuno ma stare dietro ai cambi di formazione dello Zoo è un vero e proprio lavoro. C’è stata la lotta con Linus e Radio Deejay di cui probabilmente avete letto in giro, i litigi interni alla formazione… Perché Lo Zoo di 105 è un programma scomodo, incasinato, in cui succede veramente di tutto. Se siete tra i pochi che non l’hanno mai ascoltato neanche per curiosità, diciamo che dal 1999 ad oggi ha alzato l’asticella su quello che si può dire e fare in radio.

Mentre nel mondo impazzano discussioni più o meno colte su quello che è la satira, l’umorismo, il potere rivoluzionario di una vignetta, Lo Zoo di 105 taglia dritto e, tra le altre cose, racconta con estrema dovizia di particolari come il papà di Peppo Pig vada a nigeriane sulla statale. Scherzi telefonici e scenette in cui non esiste censura o limite. Allo Zoo di 105 si può dire e fare di tutto. Certo, ogni tanto c’è un prezzo da pagare: anche se se un disclaimer a inizio puntata avverte l’ascoltatore che tutto quello che sentirà in onda non ha scopo diffamante, la trasmissione è andata incontro a più di uno stop per denunce e querele. Ma poi, alla fine, torna sempre in onda, più forte di prima. Per tutti questi motivi On Air – Storia di un Successo è un film (sulla carta) interessante. Anzi, non solo: ancora prima dell’uscita della pellicola nelle sale cinematografiche si scatenano le polemiche. Il Produttore esecutivo del film Riccardo Pintus, fondatore de L’Isola srl, dice che gran parte dello staff tecnico non è stato pagato per la lavorazione del film. A questo risponde più volte Mazzoli in onda dicendo la sua, ma il caso rimane aperto.

 

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Vado a vedere il film il primo giorno di programmazione, giovedì 31 marzo alle ore 17. In sala siamo poco più di una dozzina e, ve lo dico per esperienza, è un dato niente male. Si spengono le luci, inizia il film. Compare Mazzoli che, seduto sul cesso mentre fuma una sigaretta, parla direttamente al pubblico introducendolo al suo mondo, a quello dello Zoo. Poi ci presenta un personaggio, un uomo che a vederlo da distante ti fa venire voglia di urlare: “intellettuale di sinistra!”. Si tratta di un sedicente scrittore a cui viene chiesto, da parte di un editore squalo interpretato da Ricky Tognazzi, di scrivere in veste di ghost writer la (auto)biografia di Marco Mazzoli, “ma come non lo conosci? È il dj più forte di tutti!”. L’escamotage narrativo di far parlare una persona diametralmente opposta a quello che può essere l’ascoltatore o fan medio della trasmissione, va detto, non è male, ma forse è più interessante notare come il regista del film, oltre ad essere come detto cugino del protagonista, abbia realmente firmato la sua biografia da cui è tratta il film, Radiografia Di Un Dj Che Non Piace, edita da BUR nel 2012. Qui lo scrittore di sinistra, che ogni volta che viene inquadrato a casa e circondato da libri appartenenti alla Cultura Alta, come Borges o Saramago, non è imparentato con il famoso dj, ma è sempre grazie a lui che cominciamo ad entrare nella vita di Marco Mazzoli.

I due si conoscono e dopo un primo momento di diffidenza cominciano a lavorare insieme al libro. Per cui, grazie a un bel po’ di transizioni digitali, di cui il film è pieno, torniamo indietro nel tempo fino ad incontrare un Marco Mazzoli bambino che, timido, si avvicina al mondo della radio. Ed è qui che cominciano i problemi. Al di là di una messa in scena traballante (e anche a flussi alterni: ci sono sequenze girate dignitosamente e altre dove si stenta a portare a casa un campo/controcampo) si stenta a capire quale sia la vera innovazione portata da Mazzoli nel mondo della radio.

 

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Mi spiego meglio: di film del genere, biopic che raccontano la storia di qualcuno che ha cambiato le regole del gioco arrivando al successo, ne abbiamo visti tanti. Sono storie di personaggi controcorrente che, illuminati dall’ispirazione, mettono in discussione i dogmi della propria professione. Prima non si poteva fare, i poteri forti dicevano che non era possibile, ma poi arriva qualcuno che apre loro gli occhi e così facendo apre nuovi mondi, modifica per sempre la professione. Che ne so: Patch Adams, Moneyball, Private Parts, Jobs… In tutti questi casi è chiaro quale sia l’apporto del singolo alla materia o alla professione, cosa che sfortunatamente non accade nel caso di On Air – Storia di un Successo. La storia di Mazzoli viene seguita piuttosto fedelmente, dagli esordi presso Rovaradio Alta Brianza fino alla nascita dell’ultima incarnazione de Lo Zoo di 105, passando per Radio Capital e Radio Lombardia, ma non si capisce mai quale sia il valore aggiunto del dj. È uno intraprendente, con tanta voglia di fare, ma non si capisce cosa. Parte del problema è che nel film non si ascoltano mai registrazioni reali dei suoi esordi o delle sue trasmissioni. Ci si deve accontentare di messe in scena recitate in cui un bel ragazzo, Giulio Greco, che davanti a un microfono dice cose come: “… e questo era il disco del momento che dedichiamo a Sabrina. Buona notte a tutti, da Marco Mazzoli!”. E poi basta.

Ad un certo punto Lo Zoo di 105 viene sospeso perché Paolo Noise si fa praticare una fellatio in diretta da una porno star, ma non sentiamo l’originale, non sappiamo se la cosa è vera o meno e il tutto perde inevitabilmente di efficacia. Mazzoli poi si continua a dipingere come un “pazzo”, uno che continua a mettersi nei casini e lo spettatore è pronto a pensare a chissà cosa, mentre è proprio lui a scegliere di inserire nel film un licenziamento avvenuto perché stava mangiando una pizza in regia sopra il mixer e un altro perché mette mano all’Orban della radio senza aver chiesto il permesso… Notevole anche quando, dopo il licenziamento per la presunta masturbazione in diretta, Mazzoli decida di prendersi una pausa dal lavoro, da questo mondo che non lo capisce, dalle frustrazioni e dalla sofferenza di una radio che lui vorrebbe diversa e decide dunque di andare a meditare a Formentera. Peccato perché rimane l’impressione di un’occasione sprecata: qualche idea di regia c’è, come il continuo sfondamento della quarta parete, e l’entusiasmo del protagonista è innegabile ma rimane l’idea di un film godibile a pieno solo dai fan duri e puri de Lo Zoo di 105.

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